Pubblicato da: faustocolombo | 4, dicembre, 2009

Thank God, it’s Friday…

Venerdì. Mattina. Ufficio. Scrivo, scrivo, scrivo: mail rimaste in arretrato. Prefazione a libro di colleghe che ho promesso (per quando? di quanti mesi sono in arretrato?). Rapida consultazione dei giornali on line.

E il blog, mi chiedo? Quanto sono rimasto indietro? Dovevo scrivere qualcosa già mercoledì, dopo il Link Day in Università Cattolica. Sentito Fedele Confalonieri rispondere alla domanda di Daria Bignardi sulle corelazioni e sull’invadenza fra media e politica che non c’è niente di nuovo, in Italia, oggi, perché è sempre stato così.

Mi segno per il mio libro questa dichiarazione, più volte ripetuta. A forza di ripeterlo, ci si crede. No, invece: non c’è niente di simile nei Paesi occidentali. Niente. Le parole non cambiano la realtà, anche se magari, a forza di replicarle come un mantra, ne cambiano la percezione.

Sentito anche dire che la violenta occupazione della Rai è storicamente colpa soprattutto della sinistra. Altro bel modo di dire una parte della verità, che però detta da sola diventa una menzogna. Commentiamo il cosiddetto editto bulgaro su Biagi Santoro eccetera? E le sue conseguenze visibili immediatamente? La sinistra ha mai epurato così violentemente? E se lo avesse fatto sarebbe solo colpa sua e non di tutti quanti quelli che epurano?

Luoghi comuni. Parole, parole, parole. Alla fine sembrano vere. 

Mi sono passato un bel pomeriggio, martedì. Tavola rotonda inizialmente faticosa. Ero un po’ stanco, nervoso. Aula Bontadini che si è via via riempita per un dibattito sulla crisi della Tv dentro la crisi economica. Presenti economisti, un autore televisivo come Axel Fiacco, analisti e ricercatori. A un certo punto, non si sa perché, il dibattito è decollato, con interventi incrociati, domande dal pubblico, e così via. Ne sono uscito davvero carico. E anche un po’ triste, perché tutti hanno detto che il nostro Paese è messo davvero male. Eppure, non sentite i media dire ogni giorno: sta passando, è quasi passata, ancora qualche giorno mese anno e poi ne saremo fuori? Sembra il Nerone di Petrolini. Per chi non l’avesse presente, eccolo

qui:

Mercoledì conferenza a Brescia. Bella occasione. Incontro su politica e media, con gente che stava così attenta, era così partecipe, che mi ha fatto sentire a casa. Come quando ci si trova dopo un lutto, e si vuole stare insieme. Con tante persone, di tanto in tanto, celebro il lutto per questo nostro sfortunato Paese, che muore senza accorgersene, e trovo sempre la forza di ripartire, alla fine.

Poi, giovedì, lezione. Dovrei fare qui una dichiarazione del mio amore per i miei studenti. Sono sempre meno colti e preparati. Sanno sempre meno l’inglese (ieri esperienza tragica di traduzione delle mie slides di Lisbona). Si lanciano sempre meno a proporre di fare relazioni, lavori extra, e così via. Sono sempre più sconfortati anche loro. Il giorno prima una mia brillante laureata, Brigitte Latella, ora giornalista della Tv della Svizzera Italiana, aveva raccontato brillantemente la sua esperienza. E invece di gasarli li aveva depressi: non ce la faremo mai a fare come lei, sembravano dire…

Ma io li amo tanto, questi ragazzi. Ogni volta che entro in aula e li vedo così giovani, così insicuri, così belli nella forza che la vita ha, alla loro età, che vorrei portarmeli via con me da qualche parte (l’ho già detto, lo so). Vorrei far loro capire che la vita è nelle loro mani. Che possono cambiare il mondo (o almeno l’Italia) se vogliono. Ci devono credere. 

Ecco, è bello pensare che potrei serenamente stare al loro fianco, se volessero marciare ala conquista del mondo. Al fianco loro, dei miei figli, di tutti quelli che lo volessero. Ecco, i tempi sono cupi, ma chiudo la settimana con questo senso di appartenenza, e di servizio. E di affetto.

Davvero. Meno male è venerdì.

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Responses

  1. Immagino che la lettera di Celli, e tutto il dibattito che ha generato, non sia stata d’aiuto ad infondere un po’ di fiducia e di voglia di fare agli studenti italiani.

    Eppure mi viene da dire che gli italiani sono più che vivi. Oggi su Twitter sta succedendo una cosa magica: è stato creato un canale dedicato a chi vuole commentare lo streaming da Torino e avere notizie di prima mano sulla famosa deposizione di Spatuzza.

    http://twitter.com/#search?q=%23spatuzza

    Tra le 12.30 e le 13 il canale ha raccolto oltre 10mila utenti. tutte persone che vogliono ascoltare di prima mano senza mediazioni, vogliono provare a capire e vogliono condividere notizie.

    Mi sembra una bella cosa, questa.

  2. ciao fausto,

    martedì è stato proprio un bel pomeriggio: stare in mezzo a persone che conosco, con il fine di estendere e diramare la conoscenza – se non altro, per percorrere pochi passi insieme dentro il campo aperto del sapere – mi ha fatto sentire a casa. è soprattutto questo che mi manca dell’università, anche se avevo ormai rimosso gli azzardi intepretativi degli economisti liberali… ma il corso di aggiornamento, come hai detto tu, ci stava proprio.

    dato che è venerdì, con un ampio ponte davanti, lascio qui il link di un’analisi dell’italia molto interessante, scritta da nicola lagioia per “lo straniero”, la rivista diretta da goffredo fofi:

    http://www.lostraniero.net/archivio/12-dicembre-gennaio-n-114-115/182-litalia-cieca.html

    a presto

    giuseppe

  3. qualche giorno scapperò dal mio ufficio e mi intrufolerò di nascosto in una delle tue lezioni per riprovare anche solo per un attimo quella sensazione di essere seduti lì ad ascoltare, un po’ incoscienti ed inconsapevoli con mille sogni e mille paure nella testa, ascoltare passione, pensieri, parole, ma soprattutto passione. Seduta lì a guardare le facce di una generazione di un decennio più giovane di me, ma che comunque viaggia insieme a me, insieme a noi in questo mare in burrasca..sempre più soli ed insicuri. Brutta malattia l’insicurezza, soprattutto se si insinua in mezzo ai sogni…verrò, prima o poi verrò. Bisogna conoscere i propri compagni di viaggio.


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