Pubblicato da: faustocolombo | 19, novembre, 2009

Il volto anfibio dell’adolescenza

Invitato da Somedia, vado a un convegno sull’adolescenza e i media. Devo parlare dell’uso dei social networks e in generale dei media digitali da parte dei teens. Entro in ritardo, copo aver finito le mie lezioni in università. Sento discorsi vagamente aziendalisti (per colpa mia, perché in prima mattina ha parlato Carmen Leccardi, che è una ottima sociologa, e avrà certamente fatto altri discorsi, solo che io non li ho sentiti. Però sono fatto comne sono fatto, e mi irrito un po’, così, usando le slides che avevo preparato, vado giù un po’ duro. Perché, mi chiedo, continuiamo a guardare ai teens come se fossero strani, come se i loro comportamenti fossero soltanto bizzarri; o viceversa li guardiamo come se tutto andasse bene, come se – da Il giovane Holden in poi – la stranezza dell’adolescenza fosse sempre uguale, quella dei genitori come quella dei figli, così possiamo rassicurarci?

Perché non ci chiediamo mai, dico mai, che tipo di società gli abbiamo creato intorno, senza certezze, senza regole sicure, senza istituzioni serie, senza futuro, solo un presente di cui gli diciamo “mangia” come il serpente a Adamo ed Eva?

Gli adolescenti, dicevo, sono oggi un target: target commerciale, target (bersaglio) anche del potere se si lamentano, o del malcostume assassino se muoiono in una classe, o in una casa dello studente perché gli cade il soffetto in testa. Target. Oggetto da raggiungere, soggetto da convincere. Ma quando soggetto da curare, accudire, educare, con cui dialogare?

Ecco, a tutto questo mirava il mio intervento. Speriamo di essere stato chiaro, al di là degli applausi (tanti, che emozione!) di cui sono stato immeritatamente gratificato.

Buon vento.

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Responses

  1. grazie, ti leggo a fine di una giornata di lavoro in cui mi si prospetta -piacevolissima- una cena di famiglia per festeggiare mio figlio che compie oggi sedici anni; il primo ne ha diciannove, sicché mi sento molto provocato dalle domande che ti sei posto. Terrò conto delle tue riflessioni, non so dire se sarò/saremo (io e mia moglie) sempre in grado di farne tesoro; quanto meno, stassera a tavola non limiteremo i nostri dialoghi ad un semplice “mangia”!

  2. Quando ci vuole..ci vuole…parlo della “durezza comunicativa”, quella giusta, quella chiara che sgombra il campo dagli equivoci e dalla stanca consuetudine e “fa capire”meglio…
    Incuriosita sono andata a cercarmi Somedia e letto la brochure in rete: interessante davvero!. Ma non sarebbe possibile, mi chiedo, mettere in rete le slide del Suo intervento di oggi?
    L’adolescenza con tutti i nessi e connessi induce a compiere grandi sforzi, offrire una disponibilità non-stop e fare una fatica sfacciata in ogni famiglia, il mettersi continuamente in discussione, definirsi e ri-definirsi con il timore poi di non riuscire a trovare il giusto equilibrio…
    Ogni adolescenza poi (la nostra, ma anche quella dei nostri singoli figli), per fortuna, é unica e non basta certo “aspettare che passi” tra un “mangia” e l’altro…anche se ammetto che qualche volta ci riduciamo, purtroppo anche a fare quello.
    Questo perchè le incertezze, la mancanza di regole sicure ecc ecc sono vissute anche dagli adulti di riferimento… e la capacità di dialogo a volte assume i contorni di una sfida troppo impegnativa di cui non ci sentiamo sempre “all’altezza”.
    Grande blogger,grazie!!!! Itala

  3. Mi unisco con decisione a quegli applausi.
    Non ho figli, né nipoti; gli unici contatti umani con gli adolescenti si esauriscono nei brevi tragitti in taxi in cui mi capita di trasportarne, soprattutto di venerdì e sabato sera.
    E mi capita di provare un misto di invidia per la loro giovanile vitalità, a volte allegria, e di angustia al pensiero del mondo che ospiterà la loro età matura.
    E non sarà un mondo facile, visto che la nostra eredità sembra costituita più da danni irreperabili che da conquiste di vero progresso.
    Un saluto.


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