Pubblicato da: faustocolombo | 16, novembre, 2009

Essere un blogger 2

Beh, ragazzi miei, sembra che il post su Yoani Sanchez ci abbia scatenato. Cosa fa un blog(ger) solo nella tempesta? C’è una deontologia del blogger? Direi di sì. La prima regola è: sii sincero. La regola due, come direbbe l’indimenticato Pat Morita, in Karate Kid, è “prima impara regola numero uno”.

Ora, cosa diamine vuol dire sii sincero? La regola è ovviamente una di quelle che non vale sempre. In Inglorous basterds di Tarantino, nell’interrogatorio iniziale, il povero contadino farebbe meglio a non essere sincero, condannando così una intera famiglia ebrea al mattatoio. Però un blogger non condanna nessuno. dice la sua idea e basta.

Sii sincero – in effetti – non vuol dire dì la verità, ma piuttosto fai quello che puoi per farti un’idea corretta, e poi dilla così com’è, senza paura e senza reticenze. Possibilmente, aggiungerei, senza offendere nessuno. Cioè senza rabbia, senza aggressività, semplicemente perché sei obbligato a dire quello che pensi, per una sorta di forza interiore, anche se quello che hai scoperto non ti piace.

Un commento a Esse, la migliore blogger che conosca, che si dice inutile. Ma che è sempre, ironicamente, pervicacemente se stessa, e che scoprendosi ci scopre, ci fa chiedere come siamo noi. Non pensi che comunque, sempre e comunque, sia meglio dire se stessi (nel tuo caso) o la vita, o la politica, che tacere, e rendersi infelici, tristi, colpevoli?

Dunque Esse(re) un blogger è affare di sincerità, prima di tutto. Ho scoperto l’esigenza di essere sincero da qualche tempo, non da subito. Prima vuoi essere bravo, poi vuoi essere amato. Infine arriva il momento che ti accorgi che devi, semplicemente, fare il tuo lavoro, e che la sincerità, appunto, è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare. Tu, per esempio. E allora è questo che sei: un blogger. E speriamo che ne valga la pena.

Buon vento.

 

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Responses

  1. Grazie.
    Mi permetto però di spiegarle quale è stata l’origine del “dramma”, sperando di non andare troppo OT.

    L’altro giorno stvo facendo una valutazione dei contenuti, insieme ad un collega. ad un certo punto chiedo: come mi devo comportare con i post autobiografici?
    Risposta: dagli una valutazione minima, poi sarebbe bello trovare un modo per eliminarli per sempre dalla blogosfera.

    Razionalmente capisco che lavoro in una redazione, e che in una redazione si fa informazione e che non interessa un granché uno che fa l’apologia del grissino da ristorante.
    In più in questo mese di lavoro ho visto montagne di fuffa blogghistica, e il sospetto che i blog personali siano tutto sommato uno spreco di banda m’è venuto piuttosto forte, al di là del fatto che siano scritti bene o meno.

    Però, insomma, la blogosfera è nata sopratutto da gente che raccontava e si raccontava, e lo faceva con il suo stile personale.
    Adesso invece sembra che i blog siano visti come delle macchine da guerra (e da soldi) e che le due anime della blogosfera non possano più stare sullo stesso livello come succedeva fino a qualche anno fa.

    Sono sempre più dubbiosa… forse è colpa di questo rapido cambio di prospettiva in cui mi sono trovata.

    Vedremo. Nel frattempo, grazie di cuore. : )

    V.

  2. Ok. Allora decidiamo se dobbiamo inserire la regola numero tre (la seconda resta sempre quella di Karate Kid): non ingolfare la blogosfera. Ossia scrivi cose cercate, dentro di te o fuori, e sinceramente ritenute corrette, esatte, precise. Possono riguardare la tua vita, o il mondo. Ma tu hai il diritto di esprimerle. Ma pensi che queste cose che scrivi abbiano un valore per gli altri? Un qualunque valore? Perché se non ce l’hanno, se si riducono al tuo narcisismo, alla tua voglia di far soldi, eccetera. magari no, non ne vale la pena.
    Quindi forse la regola ecologica dovrebbe valere, a patto che non valga solo per far guadagnare con i blog (soprattutto per far guadagnare quelli che non li scrivono, ma li usano come veicoli). Non so, che ne dici?

  3. Uhm. Detta così la regola numero 3 non fa una grinza.
    Però ci vuole anche una bella cucchiaiata di presunzione per pensare che quello che si sta per scrivere abbia un valore per gli altri…

    Forse non sono io che decido se i miei post hanno o meno valore, ma chi legge, linka, commenta, cita… o semplicemente sbircia e basta, indipendentemente dai temi e dai modi.
    Ma così si ritorna alla regola numero 1: sii sincero (e fai le cose bene, prendendotene cura.)

    Mi sa che la regola 1 è sufficiente. però è comunque inquietante vedere come, in capo a pochissimi anni, il blog sia passato da un giocattolo teneramente geek ad una potenza economica…

    V.

  4. esatto. mi sa che teniamo solo la regola numero uno… certo che a fare decaloghi facciamo schifo… 😦

  5. Magari anche Mosè sul Sinai si era portato la tenda canadese…

    : D

    V.


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