Pubblicato da: faustocolombo | 15, novembre, 2009

Essere un blogger

Ogni tanto mi chiedo se – avendo provato a scrivere un blog – sono diventato un blogger, o no.

Ho ragioni per dire sì, lo sono diventato: mi dedico a questa nave e al suo equipaggio, per quanto ne sono capace. Cerco di scrivere con la regolarità che i miei impegni mi concedono. Ho persino introiettato una certa deontologia del blogger, di cui una volta o l’altra, cari naviganti, potremmo anche parlare. Inoltre ho un piccolo ma fedele pubblico, di cui sono molto orgoglioso per le cose che dice, scrive, testimonia. 

Ma ho ragioni per dire no, non lo sono ancora diventato. E in fondo spero di non diventarlo mai. Perché qui da noi, finora e per fortuna, tenere un blog significa esprimersi liberamente, dire ciò che si vuole senza troppi timori. E’ vero che ogni tanto qualcuno si risente, che magari una parte dell’establishment in cui mi trovo a operare non è proprio entusiasta e trova modo di farmelo sapere, ma nel complesso, il mio rischio è zero.

Cosa succederebbe se dovessi scegliere tra la mia voglia di dire e il pericolo di dire? Ecco, io davvero non lo so. Il mio orgoglio mi dice che non mi tirerei indietro (di solito dico quel che penso, anche in consiglio di facoltà, e non è che sia sempre facilissimo), ma la verità vera è che quando si rischia davvero e la paura ti può prendere, non sai come ti comporti. Napoleone (credo) chiese una volta: “Chi è quel vigliacco che dice di non aver paura?”. Ecco, io sono abbastanza coraggioso dal riconoscere che potrei avere paura, e non so chi vincerebbe, fra il mio orgoglio e la mia fifa. Mi è venuto in mente leggendo quello che è successo a Yoani Sanchez, la meravigliosa blogger cubana che è schierata contro il regime castrista, e che fa sentire la sua voce con libri e articoli anche qui da noi. Malmenata, intimorita, Yoani ha reagito da non violenta: ha indossato una bella maglietta, che molti di noi blogger italiani, paladini della libertà di espressione, non avremmo certo diritto di portare. L’ho trovta pubblicata su La stampa on line:

Non picchiatemi. Sono soltanto una blogger

Non picchiatemi, sono soltanto una blogger. Spero di non sapere mai se avrò diritto di portarla, una maglietta così. Ma forse è meglio prepararsi a sperimentare il proprio coraggio. Non si sa mai, con l’aria che tira.

Buon vento, amici miei.


Responses

  1. Hai ragione: per ora, in questa nostra ‘Resistenza virtuale’, l’aspetto ludico si mischia inscindibilmente all’impegno vero ed incondizionato, come fu quello dei ragazzi della Resistenza vera, che, in quei tempi non troppo lontani, rischiavano davvero e quotidianamente non solo le botte, ma anche la vita.
    Comunque, anche in una situazione tutto sommato comoda e a volte gratificante come la nostra, si può sperare di fare qualcosa di buono, utile e prezioso.
    Sto seguendo con molto interesse il formidabile fermento generatosi intorno ad un’idea, quella di portare in piazza un popolo, a protestare contro le vergogne del nostro attuale anziano tiranno corruttore.
    Sarà un interessante banco di prova sul rapporto fra mondo virtuale e reale, su cui anche questo tuo post fa riflettere.

    Un saluto.
    Franz

  2. Nave ed equipaggio straordinari….per ora siamo diciamo così fortunati nel senso che “possiamo ancora” indossare la maglietta che vogliamo…. poi si vedrà…
    Segnalo “Appello per Yoani Sanchez”.Firmiamo in tanti! Itala

    http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/11/09/yoani_sanchez_minacce_di_regim.html

  3. http://antefatto.ilcannocchiale.it/2009/11/10/appello_per_yoani_sanchez.html

  4. Blogger non si nasce né si diventa: blogger si è e basta.
    Sia che si blogghi di cose “serie” sia che si racconti di se stessi. Penso che la maggior parte dei blogger di oggi lo fossero ancora prima che fosse dato loro lo strumento, prima che gli si desse un nome.
    In fondo, dire quello che si pensa ad un consiglio di facoltà o scriverlo su Internet è la stessa cosa, no?

    O sono troppo radicale?🙂

    Sulla deontologia del blogger vorrei tanto sapere cosa ne pensa. Perchè da quando sto lavorando con i blog mi sono venuti dubbi e questioni formato famiglia.

    Un saluto da una blogger inutile,
    V.

  5. Ho come l’impressione che il fiorire dello strumento blog (non tanto in termini quantitativi, quanto in termini di peso, influenza, diffusione magari sotterranea) sia inversamente proporzionale allo stato di salute del sistema informativo di un determinato luogo. Ora, il solo piccolo campione dei miei bookmarks, sempre più pieni di blog e sempre meno di siti di informazione istituzionale, racconta di qualcosa che è successo nei nostri media. Sarebbe interessante monitorare quanto sta accadendo, per esempio, sul fronte del “processo breve” (dove già la definizione è un inganno). Giornali e telegiornali, salvo poche ragguardevoli eccezioni, ne parlano come di un normale dibattito su una riforma della giustizia possibile. È sui blog e sulla rete che i toni cambiano e l’informazione si declina in mobilitazione civile (una cosa che uno dovrebbe aspettarsi anche da una sedicente stampa liberale). Meditiamoci, gente
    E buon vento nella tempesta…

  6. Il commento di Silvano mi ha fatto tornare in mente quando mi hanno raccontato che in Cina nelle piattaforme per blogging, a quanto pare esiste la funzione “autodenunciati”, per quei blogger che si sentono tremendamente colpevoli di psicoreato contro il regime.

    Credo che questa sia una di quelle cose talmente assurde da suscitare quasi ironia…

    V.


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: