Pubblicato da: faustocolombo | 4, novembre, 2009

Con questa faccia un po’ così…

Cari naviganti, mentre scrivo state cominciando la giornata. Qui a Tokyo sono le quattro del pomeriggio, e mi dedico a scrivere un primo post davvero made in Japan, visto che ho smaltito un po’ dei miei impegni.

In particolare, ho consegnato il paper che devo leggere venerdì prossimo per la traduzione simultanea, e ho quasi ultimato la raccolta delle immagini da proiettare. Il paper finisce con una citazione di Paolo Conte, da Genova per noi. I versi sono questi: Con quella faccia un po’ cosi’/quell’espressione un po’ cosi’/che abbiamo noi prima di andare a Genova/che ben sicuri mai non siamo/che quel posto dove andiamo/non c’inghiotte e non torniamo piu’. Sostituite Genova con Tokyo, ed ecco spiegato come mi sentivo prima di arrivare e anche appena arrivato. Adesso va meglio, grazie a Junji che mi ha scorrazzato e fatto conoscere questa grande metropoli davvero post-moderna, almeno un poco, e ha condiviso con me quella familiarità che ogni tanto si crea fra colleghi che hanno le stesse curiosità, hanno letto gli stessi libri, si fanno le stesse domande. Così, sono un po’ meno lost in translation, e un po’ più integrato. Stasera provo ad andare a cena con alcuni esponenti della Camera di Commercio prendendo la metro da solo, e se non mi perdo, credo che la mia autostima ne avrà giovamento (se mi perdo, chiamate Chi l’ha visto?).

Adesso dovrei dire qualcosa di quello che ho visto, ma non me la sento tanto, perché le cose si affastellano ancora un po’ nella mia memoria a breve: sottoculture e cosplay, negozi per teen agers, templi buddisti, grandi grattacieli e quartieri ipermoderni, centri commerciali, ristoranti. Meno spaesato, certo, ma ancora confuso, come si vede. Almeno una cosa mi provoca, per ora, Tokyo: la sensazione di aver rinunciato a formulare giudizi immediati, istintivi. Una curiosità crescente, che sale dentro per comprendere la diversità. La tua diversità e i tuoi legami. Certo, vedi una ragazza vestita da personaggio dei Manga e dici: beh, la conosco; conosco il fenomeno, conosco (poco, ma un po’) i manga; ho letto i libri di Pellitteri. Insomma, cose che so già, no? Ecco, arrivi qui e capisci che non sai niente. Che l’esperienza diretta ti accende nuove domande (sarà l’istinto del sociologo, del viaggiatore, del vecchio professore che sto diventando?).

Ecco, mi chiedo: ma hai ancora voglia di fare domande, di provare a capire? E mi rispondo, con le mie stanchezze e le mie fatiche che sì, ho ancora voglia di capire, e forse l’avrò fino alla fine. Viaggio viaggio, in fondo, e come da letteratura cerco solo di rispondere alla domanda più semplice, che riguarda me, il fondo del mio cuore. Quello che condivido con gli altri uomini e donne del mondo, e che mi fa essere per sempre uno di loro. Anche se tutte le volte, in questi percorsi fuori e dentro noi stessi, noi tutti “ben sicuri mai non siamo/che quel posto dove andiamo/non c’inghiotte e non torniamo piu'”.

Buon vento gente. Qui sulla baia si fa sentire poco oggi. Ma il mare è là. E il mare, come noi sappiamo bene, è casa.


Responses

  1. Caro Fausto,
    scusa se disturbo la tua trasferta a Tokyo, ma vorrei proporti, come opinion leader virtuale e non solo, di ingaggiare una “violenta” battaglia contro la decisione europea di abolire il crocifisso nei luoghi pubblici. La ritengo una insopportabile violenza non solo in quanto cristiana, ma in quanto libera cittadina che desidera vivere in un ambiente arricchito dei simboli della sua cultura.
    Sono pronta a lottare nei tempi, nei luoghi e nei modi chu tu mi proporrai come esperto agitatore di pubblici. Con affetto

  2. @agapir: intanto, in attesa di tornare, apro il dibattito qui nel blog. Mi piacerebbe che fosse intenso e vero, come ogni tanto succede. E rispettoso di tutte le opinioni.

  3. Il dibattito sul crocefisso e sulla relativa sentenza della corte e’ sicuramente appassionante, mi permetto di fare qualche piccola riflessione spero sensata:

    -intanto segnalo sotto un paio di articoli accorati e intelligenti (il primo rimanda al secondo che e’ molto piu’ datato): Marco Travaglio -mi ha sorpreso!- e Natalia Ginzburg.

    – Come era inevitabile sono partite (contro la sentenza) bordate puramente ideologiche e strumentali. Larussa che, con tono minaccioso e sguardo spiritato, ha urlato in una trasmissione “possono morire possono morire!” mi ha seriamente indotto a farmi il segno della croce!(e’ gia’ una hit su Youtube)
    Molto pacati e pertinenti invece i rilievi di Mons. Bertone che ha notato come rischiamo di perdere il senso di un simbolo fondamentale della nostra
    cultura per acquisirne di molto piu’ discutibili e sciocchi, come le zucche vuote. Si’, il paese purtroppo e’ pieno di zucche vuote…pazienza.

    -Sono sicuro e auspico che a valle del clamore ideologico anche altre tra le migliori intelligenze cattoliche (penso ad es al Card. Martini o a padre
    Enzo Bianchi) si esprimeranno e saranno punti di vista essenziali.

    – Sui promotori della causa (l’Unione Atei Agnostici Razionalisti). La cosa che mi sembra importante rilevare dal punto di vista culturale e’ che quasi sempre le posizioni espresse sottendono filosofie rigidamente neopositiviste
    e scientiste, con una riduzione del concetto di Ragione a scienza sperimentale verificazionista e conseguente negazione di ogni dimensione
    antropologica non catalogabile in quei termini (questione annosissima in filosofia, es. Russell vs “secondo Wittgenstein”). Piergiorgio Oddifreddi e’ un esempio. In ogni caso e’ a questo livello che la discussione si deve portare, verso un’antropologia filosofica fondata e profonda, aperta alla dimensione del simbolico come fonte anche della razionalita’ scientifica.

    -Un argomentazione -non certo banale- cui va data una risposta, declinandola sul tema del crocefisso, e’ la contraddizione, spesso denunciata, di una religione che si professa “universale” (significato letterale di
    “cattolico”) ma che – per lo meno dal punto di vista storico ed empirico, di fatto- universale non e’, ma rappresenta una parte dell’ umanita’. Come puo’ una parte rappresentare il tutto? come puo’ il particolare divenire un universale? in nome di cosa? Io credo che la figura storica di Cristo possa contenere la risposta a questa domanda, ma e’ una via lunga e difficile e ogni semplificazione o forzatura teorica e pratica abbia purtroppo portato a fare del cristianesimo un’ ideologia spesso violenta e “colonialista” in
    senso lato. Anche qui, mi sembra, occorre portare la discussione su un terreno difficile e sfidante.

    Mi fermo! Spero di aver dato un contributo utile.

    Buon vento a tutti!

    http://digilander.libero.it/galatrorc4/crocifisso4/19880322_ginzburg_croce_rappresent_tutt.htm

    http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578


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