Pubblicato da: faustocolombo | 8, ottobre, 2009

Alcuni appunti sul difficile presente

Non si vorrebbe più parlare del nostro Premier, il grande dadaista che dice alla Bindi, in diretta televisiva “Lei è più bella che intelligente”, dando voce alla più truculenta versione del maschilismo pure diffuso nel nostre triste e meraviglioso Paese (triste per il maschilismo e meraviglioso malgrado esso). Non si vorrebbe, ma ci tocca per forza, perché manco a farlo apposta il nostro è un caso davvero singolare di uso della televisione e anche di visione della politica.

Dunque. Cose rilevanti accadute ieri in televisione.

a) uno sfogo politico-umorale riportato dai Tg. Sintesi del discorso: la corte è di sinistra, il 72% (ma perché proprio il 72%, e non il 73%, o il 69%?) della stampa pure, i comici sono di sinistra, eccetera. Meno male che c’è Silvio. Viva l’Italia. Viva Berlusconi.

b) un altro sfogo in diretta a Porta a Porta, con simpatica battuta già riportata alla Bindi.

Breve analisi del contenuto. Inutile illudersi: Berlusconi rappresenta nel suo dire (non ha senso chiedersi se lo pensa davvero. Qui parliamo del personaggio pubblico sul teatro mediatico, della sua “faccia”, per dirla con Goffman, non del Berlusconi persona nelle sue intime convinzioni, qualità e difetti) una larga parte di compatrioti che pensa che la magistratura sia sempre di parte quando non ci dà ragione. Questa larga parte di persone ha assegnato la propria fiducia a Berlusconi in modo quasi mistico, e non vuole (ripeto, non vuole) essere disillusa. Dunque preferisce – in una forma squisitamente idolatrica – trovare sempre una ragione che lo giustifichi, perché è meglio credere nell’uomo provvidenza che fare i conti con la durezza e la complicazione della realtà. Questa larga parte ha sfiducia negli intellettuali, nelle élites, con il paradosso che si riferisce ad esse chiamandole poteri forti come se il potere di Berlusconi fosse debole, eccetera.

Ora breve analisi di metodo. Le dichiarazioni di Berlusconi in Tv sono gravi, per due ordini di ragioni. La prima è che in quella grande arena pubblica che è la televisione un uomo delle istituzioni non può parlare da persona comune, ma deve tenere presente il suo ruolo. Insomma, c’è un ruolo pedagogico delle istituzioni nei loro comportamenti pubblici, che non dovrebbero mai trasgredire. Il che non c’entra con i comportamenti privati (su cui il discorso si può fare, ma a un altro livello): qui è in gioco la faccia pubblica dell’istituzione, e la sua capacità di rendere migliore o peggiore il discorso pubblico.

La seconda ragione di gravità è che sdoganando gli aspetti peggiori del suo elettorato (dell’opinione pubblica? del public sentiment?), Berlusconi fa scendere di livello tutti noi, perché ci fa scndere su un piano di violenza verbale (che è sempre meglio della violenza fisica, ma sempre violenza è). E qui, davvero, dovremmo sentirci tutti (lui compreso) feriti e avviliti. Rosi Bindi non è bella? E quindi? La bellezza è un criterio di valutazione? Ha senso dirle che è stupida? Ha senso insultare chi non la pensa come noi? Ha senso pensare sempre e comunque che le idee che divergono dalle nostre abbiano come ragioni soltanto la stupidità o la malafede?

Io credo di no. Credo che stiamo perdendo tutti. Sì: un difficile presente.

Buon vento, naviganti. Teniamo duro.

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Responses

  1. Giusto per rispondere al suo primo quesito (perché 72%?), è una strategia comune nel marketing indicare un numero preciso, a sostegno della fondatezza della tesi.
    Non a caso le librerie sono piene di tomi quali “dimagrisci in 7 giorni”, “come aumentare il valore del tuo portafoglio azionario del 152%”, “scopri come guadagnare 10.802 € al mese”.
    Identica cosa per i preventivi di molti servizi intangibili, dove spesso trova cifre quali “5.002,25 €”.
    L’approssimazione suggerisce – appunto – approssimazione.
    Il numero preciso rassicura, illude che ci sia uno studio serio dietro.

  2. «Queste cose caricano me e caricano gli italiani.Viva gli italiani, viva Berlusconi!». Frase presa dall’ articolo di Avvenire di oggi. Notare il virgolettato.

    http://www.avvenire.it/Cronaca/Il+premier+va+allo+scontro+con+i+giudici+e+il+Quirinale_200910080654266270000.htm

    No: mi spiace ma questo non e’ buon giornalismo. Si vada a rivedere il giornalista dell’ Avvenire le parole esatte dell’ erede di De gasperi, il miglior presidente degli ultimi 150 anni. Le parole esatte sono state: “queste cose qua a me mi caricano, e agli italiani gli caricano. Viva l’ Italia, viva Berlusconi”

    A me mi caricano, agli italiani gli caricano. Bisogna riportare questa frase nella sua esatta formulazione. Scorretta, ridicola, sgangherata. Perche’ questa frase e’ lo specchio esatto di chi e’ SB. E se la riportiamo tra virgolette edulcorandola e correggendola siamo come i giornalisti di corte di Putin.
    Lo scorretto, ridicolo e sgangherato eloquio di Berlusconi (e’ sempre cosi’: altro che carisma, altro che comunicatore!) potrebbe essere preso come il simbolo dell’ italia politica di oggi.
    La becera piazzata di ieri sera del primo ministro, continuata sulle sue reti (soprattutto il suo Porta a Porta), con tanto di insulti gratuiti e da bassa caserma ad una parlamentare della repubblica, credo segni uno dei punti piu’ bassi della storia politica di questo paese. Un palese tentativo di forzare definitivamente il quadro delle regole istituzionali nate dalla assemblea costituente. Questo e’ il vero progetto eversivo che oggi si affaccia in modo violento sulla scena pubblica, va detto con molta chiarezza.
    Tempi bui e venti di tempesta all’ orizzonte!

  3. Così, tanto per ricordarci che il cinema a volte sa ancora raccontare la realtà. In certi casi (rari) prevederla. Cerchiamo di resistere.

  4. E’ proprio vero che la “nostra” televisione non si distingue mai (in senso positivo… in negativo se ne fa indigestione!)
    L’italia, paese in cui vi è libertà di espressione e la televisione italiana in cui regna la maleducazione… forse il soggetto in questione non ha ben chiara la differenza tra i due termini!
    Mi permetto di dire che in un mondo dove si virtualizza il luogo dello scontro politico si dorebbero tenere a mente non solo i propri interessi, le controargomentazioni, poichè risulta piu semplice che argomentare ( o non si hanno idee effettivamnete realizzabili!), diverbi “altamente” politico-filosofici, e i continui battibecchi da scuola elementare. Non tollero niente di tutto ciò ma diciamo che vi ci si puo “sorridere”, ma nessuna attenuante e comprensione per la mancanza di rispetto per di più in una spazio, se pur “virtuale”, pubblico.
    Si parlava proprio a lezione di come la politica sia qualcosa di alto e come invece il continuo manifestarsi della scena politica sui media abbia portato ad una squalificazione della politica ed a una visione e ad una consapevolezza effimera della stessa. E questo fatto ne è un “degno” esempio.
    Prima di parlare di politica bisognerebbe imparare il “sapore” dell’educazione… Bravi, non bravi, di destra, di sinistra (belli, brutti!)… stiamo parlando di persone e in questo caso non mi sembra proprio siano tali. Una persona è “essere” e un politico dovrebbe esserne l’espressione e non limitarsi ad apparire ciò che vorrebbe essere. E soprattutto non dovrebbe dimenticarsi il profumo della dignità…
    Tante parole e pochi fatti. Come Obama disse nel discorso inaugurale a Chicago “…Da oggi dobbiamo rialzarci, toglierci di dosso la polvere… rinnegare il mito dell’apatia…”
    Bisogna reagire e forse qualcuno invece di insultare donne “belle e poco intelligenti” dovrebbe prendere esempio dall’eleganza, fermezze e genuinità di Barack! Yes He Can…??!

  5. Grazie gente. Sì, forse verranno venti tempestosi. Ma stiamo vicini. Possiamo arrivare in porto, anche se ancora, nel buio, non si vede… e si fa persino fatica a distinguere la luce rossa da quella verde, per entrare sicuri… Ma stiamo vicini.

  6. Lo sprezzo per le istituzioni e gli insulti gratuiti sono solo un sintomo di una malattia ben più grave, che tuttavia mi pare continui a sfuggire alle acuti menti della sinistra italiana,e, spiace dirlo, pure alla maggior parte di noi. Il probema vero sta nel rapporto che lega berlusconi al “suo” popolo (e qui, 68% 0 72% che sia, i numeri contano, eccome se contano…). Dice bene il prof., si tratta di un’idolatria che non vuole avere orecchie per la realtà. Basta guardare le donne (fondatrici dei vari “per fortuna che Silvio c’è” ecc) che lo difendevano qualche settimana fa all’ Infedele, basta vedere l’onnipresente Belpietro, perfino Tarantino che si immola alla causa e diviene martire pur di difendere il premier liberandolo di ogni responsabilità. Per non parlare degli applausi scroscianti alle varie feste del Pdl..
    Le derive plebiscitarie sono da temere come la peste, la storia ce ne ha fornito più di un esempio. Mussolini, Hitler (col 95% dei voti), Robespierre, Napoleone (per ben due volte!), tutti acclamati da un popolo che li adorava e venerava.. La costruzione di un simile legame è cosa che richiede tempo, ma soprattutto, richiede una diffusa e generale povertà culturale che cosituisca fertile humus per i deliri di onnipotenza altrui. é quel legame che bisogna spezzare. Non credo si riuscirà a farlo con i pur legittimi e giustificati attacchi frontali. Bisognerà forse proporre un legeme alternativo altrettanto allettante eppure virtuoso, fondato su una cultura politica -oso dire umana- sana e robusta.
    Per ora, pare iniziata la marcia trionfale verso lo -spero- utopico delirio, lo dimostrano ogni giorno le parole del nostro premier. Fintanto che sarà garantita la minoranza, qualunque essa sia, il regime democratico sarà salvo. Ce la faremo?

  7. @costanza: a dispetto di tutte le apparenze, credo che la democrazia resisterà. Credo che esista una maggioranza reale che ama lo costituzione e la democrazia del nostro Paese. E credo fermamente che l’argomentazione razionale, la critica democratica e non violenta, sia un’arma fondamentale. E credo valga la pena di dichiarare davanti agli strepiti e ai deliri: questo non è il mio stile, questo non è il Paese che voglio e che amo. Questo non è il mio linguaggio, né la mia volontà. Questo non è il mio sogno. E l’incubo finirà.


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