Pubblicato da: faustocolombo | 6, ottobre, 2009

La prima lezione

Ogni volta è così: prepari un corso (in questo caso il corso 2009/10 di Media e Politica) fra aprile e maggio, così consegni per tempo il programma per la pubbicazione delle guide. Poi – pensa che ti ripensa – aggiungi qualcosa, togli qualcos’altro, modifichi qualcos’altro ancora, insoma, fai il solito labor limae, e arrivi alla prima lezione che dovresti essere pronto e tranquillo. Macché. Intanto (me lo confermano altri colleghi) più anni hai e più ti stressi, perché cerchi di dare il meglio e ti domandi se sarai capace di dare quello che vuoi dare; ti interroghi su come saranno gli studenti con cui dividerai l’anno accademico, eccetera. Poi, nel caso specifico, io mi sento seduto su una specie di bomba, in cui mantenere l’equilibrio è davvero difficile e impegnativo, eppure bisogna farlo, perché lo devi alla tua coscienza, al tuo mestiere e ai tuoi studenti. Eppure non c’è dubbio che il tema sia il tema delle democrazie oggi, il tema del nostro Paese oggi, and so on.

Come fare a organizzare un corso di media e politica che non corra il rischio di essere sentito di parte? Alcuni possibili suggerimenti che mi sono dato:

a) parla del passato. Per esempio, un bel monografico sull’uso dei media durante l’Impero romano (non scherzo, Impero e comunicazione di Innis sarebbe un perfetto testo per questo monografico). Problema: non sono uno storico, e magari la competenza servirebbe, nel caso…

b) parla di un altro Paese: che so, la Francia, le isole Samoa, San Marino… La distanza rende obiettivi. Problema. Me (ce) ne frega qualcosa? Oppure, per fare il fine: So what?

c) monta una serie di esempi accuratamente balanced, tipo un colpo al cerchio e uno alla botte, una a destra e uno a sinistra. Del tipo: è vero che Stalin ha fatto ammazzare un sacco di gente, ma vuoi mettere con Hitler, eccetera? Oppure: è vero che la legge sullo scudo fiscale l’ha proposta il centro destra, ma la responsabilità è anche e soprattutto del PD, visto che 20 deputati erano assenti, e così via. Problema: la verità non c’entra niente con la bilancia. Le cose stanno in unj modo e basta, a volte. Oppure non riusciamo a capire come stanno, e allora bisogna fare buone domande, non avere la risposta in chili.

Insomma, niente di convincente. Allora ho pensato di montare una prima lezione di esempi di rapporti fra i media e la politica, articolando gli esempi per contrapposizioni forti fra l’ieri della nostra smandrippata Italia e il suo smandrippato oggi. Eccoli qui, naviganti, vi invito a lezione:

  •Dalla lotta fisica alla lotta verbale:

Dallo scontro di piazza allo scontro nel salotto Tv, dove i meccanismi sono tali che la parola viene cancellata nella sua funzione argomentativa e dunque torna a rappresentare uno scontro condotto con altri termini, fino all’esplosione fisica

  •Dalla dichiarazione politica al congresso alla dichiarazione politica in televisione

Dal Berlinguer che parla davanti a uno storico congresso del PCI, rivendicando l’autonomia dall’URRS nelle scelte del proprio partito all’annuncio diretto alla platea televisiva di una discesa in campo

 

  •Dal comizio al patto televisivo

Dal sanguigno comizio nelle piazze, raccontato da Guareschi, dove l’emozione diventa parte dello stare insieme, al contratto televisivo, in forma pseudogiuridica.

  •Dalla discussione argomentativa alla discussione distruttiva

Il vecchio Almirante a Tribuna Politica, e lo sforzo di utilizzare la forza del discorso, e lo scontro parossistico in cui l’argomentazione viene irrisa, e cancellata dalla prevaricazione verbale e dai paralogismi.

Ecco. Oggi si comincia. Ditemi in bocca al lupo (di mare).

Buon vento, gente.


Responses

  1. Aiuto, Fausto. Dalla Costituzione formale alla Costituzione materiale, dovresti aggiungere. I giudici di Berlusconi dicono che lui è investito dal popolo. E’ un’aberrazione giuridica. Non è investito dal popolo. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica il mandato di formare un governo, sottoponendolo poi alla fiducia del Parlamento. Non è investito di alcuna sovranità popolare, come dicono i suoi avvocati. La sovranità popolare spetta al Parlamento. Lui governa perchè il capo dello Stato gli ha chiesto di farlo.

    Siamo al capolinea.

  2. Stavo per commentare, quando mi sono soffermata sul commento di Paolo. E ho dovuto fare i miei quattro calcoli mentali per realizzare che quanto scrive Paolo è vero, che è una questione formale che non fa una grinza e, quel che è peggio, che io non ci sarei arrivata se qualcuno non me l’avesse fatto notare.
    Mi auguro che ognuno abbia un “qualcuno/qualcosa” che faccia notare queste piccole, fondamentali questioni, se non altro per acquisire la consapevolezza di come stanno andando le cose.
    Nel frattempo, in bocca al lupo a tutti noi.
    V.

  3. esempi splendidi.
    Anche per fare lezione.

    Paragonare questi casi è un esercizio che potremmo fare tutti: a cazzeggiare su YouTube, ormai, siamo tutti maestri…
    Vorrei però vedere le facce e sentire i commenti degli studenti (posso dirlo qui?). Chissà cosa mai diranno di cose distanti anni luce come Almirante, e Peppone, o Berlinguer e Berlusconi.

    Ma trarne nozioni e insegnamenti sul rapporto tra media e democrazia, beh, quella è roba da corso universitario. Pare che ne inizi qualcuno a breve, hai sentito?😉

    ms

  4. Grazie paolo: “investito dal popolo” è retoricamente simpatico; ma tecnicamente sbagliato. Sono certo che gli studenti di scienze politiche avranno ben chiara la differenza già dal primo anno (ehm, quasi tutti…).

    Pensierino: ultimamente il nostro primo ministro ricorda sempre più quel comunistone di Hugo Chavez. Paradossi del post-socialismo in due Paesi molto, troppo latini?

    ms

  5. Per Paolo
    Concordo pienamente, come potrei fare diversamente?Aggiungo: Berlusconi é “invasato” da una gran parte del popolo “più invasato di lui”!!!Siamo già andati oltre il capolinea e sembra che pochi se ne siano accorti (ahimè). Se corrisponde al vero che un fantomatico comitato per la candidatura di S. Berlusconi abbia già 10mila firme per candidare “il Presidente” a Premio Nobel per la Pace, forse è meglio cambiare Paese! L’inno alla pace(“sottotitolo la pace é”) è in rete; personalmente ho provato un forte senso di nausea.
    Per il prof. Colombo
    Grazie per l’estensione della sua lezione ai naviganti! Davvero interessante!! Alla prossima “virata”. Grazie

  6. Sara’ la nostalgia del passato ma quanta invidia che provo per questi studenti🙂

    Buon Vento soprattutto a loro, che li sospinga nel mondo arricchiti e consapevoli. Sono sicuro che ne avremo bisogno!

  7. Gli esami non finiscono mai. Ma anche le lezioni. Per fortuna.

    Buon vento ai fortunati nuovi studenti

  8. Mi permetto di citare un altro episodio che secondo me mostra chiaramente il progressivo scivolamento dalla costituzione formale a quella materiale. Ieri sera, ho sentito su La7 un esponente del governo (un sottosegretario, mi sembra) sostenere che, in fondo, anche in altri paesi europei esiste l’immunità per i capi di Stato e di governo. Ha fatto l’esempio di Sarkozy (e Chirac prima di lui) concludendo: “Se ce l’ha Sarkozy perchè non può averla Berlusconi?”. Ha lasciato intendere che Berlusconi e Sarkozy sono uguali, ricoprono lo stesso ruolo. E invece non è così. La Francia è una repubblica presidenziale, il capo dello Stato è anche capo del governo ed è eletto direttamente dal popolo. L’Italia (fino a prova contraria) è una repubblica parlamentare. Berlusconi è eletto come parlamentare, incarico dal quale si dimette nel momento in cui il capo dello Stato gli chiede di formare un governo.

    Secondo me, quest’affermazione ricalca perfettamente il mutamento materiale della nostra costituzione, e si sposa con il Belrusconi che va in Abruzzo a dire “Lo Stato è con voi”, quando in realtà non ha alcun titolo per rappresentare lo Stato. Almeno, credo.


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