Pubblicato da: faustocolombo | 14, settembre, 2009

Di cosa parliamo quando parliamo di generazioni

Dunque, il nostro convegno sulle generazioni è finito. Finalmente, perché – diciamolo – non ne potevamo più: due anni di lavoro pazzesco, con altri colleghi di cinque altre università. E infine la lunga rincorsa a organizzare le sessioni, far girare la call, preparare le nostre relazioni. Dovreste vedere cos’era l’OssCom, il centro di ricerca che dirigo, e che ha gestito l’organizzazione complessiva, nei giorni prima di venerdì: un vero casino, pieno di problemi ed energia per risolverli. Ci sono giorni in cui guardo i miei colleghi, soprattutto i più giovani, che lavorano qui e mi dico che sono fortunato, molto fortunato, ad averli intorno e poter sempre imparare da loro.

Alcuni flash che la mia memoria mette assieme adesso a caldo. La cena istituzionale giovedì sera, con i nostri relatori, Michael Corsten e Jukka Kortti, e rispettive signore. Bella atmosfera, scambi di pareri, la scoperta sempre vera fra studiosi che viviamo in Paesi diversi ma sempre nello stesso mondo, che abbiamo letto gli stessi libri, siamo curiosi delle stesse cose.

Poi l’incontro con la nostra ospite che veniva da più lontano: una ricercatrice iraniana a cui ho stupidissimamente cercato di dare la mano (le chiedo ancora scusa, se capisce queste righe), dimenticando che le regole della cortesia cambiano da cultura a cultura, e che è stata così gentile da farmi capire la gaffe con un sorriso e un sorry, e che comunque ci ha raccontato cose preziose su una realtà che conosciamo così poco.

Poi le tante relazioni interessanti e utili che ci hanno fatto scoprire ancora cose nuove su un tema che dovremmo conoscere a menadito, ma che non finisce di stupire, perché la realtà è così, come il tesoro evangelico da cui si estraggono cose nuove  e cose antiche. E la tavola rotonda con la scrittrice e giornalista Caterina Duzzi, l’economista Renato Fiocca, il sociologo Alberto Marinelli e il demografo Alessandro Rosina, coordinata da Piermarco Aroldi, in cui abbiamo ritrovato ancora nuovi stimoli a incrociare le competenze fra discipline diverse.

Infine, cosa che i ministri e le ministre di questo nostro a volte infelice paese non capiscono, il piacere del lavoro ben fatto, cosa che capita spesso in università. Lo dico e lo ridico: qui non si perde tempo, ma si produce sapere. Forse certi soloni non lo capiscono: peggio per loro. Spero che se ne vadano presto, molto presto dalle nostre vite.

Buon vento

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Responses

  1. E mi permetto di ricordarle che il 19 luglio scorso, facendo il punto sui progetti di settembre, aveva liberato lo spettro della Martesana… 🙂

    Peccato non esserci stata: tra questo convegno e il festival della filosofia di Modena avrei avuto due buone ragioni per essere in Italia. Anche se ormai sul fronte belga sono arrivate le truppe fresche e il mio rimpatrio è imminente…

    A presto,
    V.


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