Pubblicato da: faustocolombo | 17, agosto, 2009

Studiare le dittature…

Ho cominciato, sia pure in modo ondivago e con calma, a riflettere sul corso del prossimo anno. E’ vero che ho già consegnato il programma, ma c’è sempre spazio per qualche innovazione, e l’estate è il momento migliore per pensarci.

Mi sa che tenterò un assaggio monografico sulla condizione autocratica, e sul rischio di fine delle democrazie. Mi ha stimolato, è ovvio, L’onda, il film che ho recensito qualche post fa, ma in fin dei conti credo che una riflessione di questo genere possa essere utile, nei tempi in cui viviamo.

Accenno qui qualcosa. Prima di tutto, occorre riflettere sulla differenza fra l’oggettività della crisi democratica che apre lo spazio alle autocrazie e la percezione soggettiva. In poche parole, è ovvio che il rischio per la democrazia aumenta con il diminuire della convinzione democratica della cittadinanza. D’altronde, su questo la democrazia è impotente: non può obbligare la cittadinanza ad amare la forma democratica, per definizione. Dunque questo compito è un compito da condividere fra elites, strutture formative, istituzioni eccetera. Se quello che potremmo chiamare passione democratica non viene coltivata, c’è il rischio che la democrazia stessa non sia più sentita come un valore. Nel caso che sto studiando, una critica alle storture della democrazia (le sue forme ancora repressive, per esempio) può sovrapporsi e integrarsi con il disinteresse per la democrazia stessa. Per esempio, una rivendicazione del diritto al consumo di qualunque cosa (il caso della pornografia) può agire come dentro alle istanze libertarie come i Greci dentro al cavallo di Troia. Una cultura provinciale e machista può lavorare di nascosto dentro a forme più intellettuali di liberazione sessuale, e poi prendere il sopravvento.

Ma c’entra questo con la democrazia? Certo, se le forme culturali hanno un valore, e quindi se possono insufflare di sé le istituzioni. Così, tutto il dibattito recente sulla valenza pubblica di certi comportamenti privati assume valore diverso a seconda delle culture che si esprimono nel dibattito stesso.

Scusate: ho blobbato le prime cose che mi venivano in mente. E quel che è peggio, ho intenzione di continuare.

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Responses

  1. Un po’ OT (o forse no): Credo che non sia l’unico a struttare l’estate per ragionare sulle “cose da fare”, Qui ad esempio, c’e’ qualcuno che pensa alla didattica… : )

    http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2009/08/18/

    Buon Lavoro,
    V.

  2. Condivido su questo post l’articolo di Manuel Castells apparso ieri su La Repubblica.
    Trovo molto interessante la distinzione tra “crisi della legittimazione politica” vs. “crisi della democrazia”.
    Non so, ci sarebbe da parlarne…

    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/09/03/quanto-media-servono-alla-democrazia.html


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