Pubblicato da: faustocolombo | 13, luglio, 2009

Piccola recensione di I love Radio Rock (e in fondo degli anni Sessanta)

Su indicazione di Roberto il Comandante sono andato a vedere I love Radio Rock (http://www.comingsoon.it/scheda_film.asp?key=47297&film=I-love-Radio-Rock), e mi sono divertito un sacco, ma non è di questo che voglio parlare. Il film sembra una via di mezzo fra American Graffiti e Animal House, in salsa UK. Umorismo demenziale, sì, ma su base storica: quel trionfo del rock e della radiofonia libera che negli anni Sessanta cambiò gusti musicali e culturali in genere di un Paese, e del mondo occidentale intero.

C’è lo stupido governo da una parte, i rockettari fumati e donnaioli dall’altro. In mezzo un ragazzo d’epoca, incerto verso la sua strada, con un padre ancora da scoprire e una madre da dimenticare.

Tutto normale, insomma. Ma attenzione, guardando mi sono accorto che questo ritorno agli anni Sessanta, in cui il mondo cambiò, con una vera rivoluzione culturale che non era per forza quella di Mao Zedong, ha un senso che più che di nostalgia è di monito. C’è stato un momento in cui tutto sembrava possibile, in cui la creatività riempiva le strade, in cui nuovi consumi culturali portavano in giro l’onda di nuovi valori e di nuove curiosità. Non era tutto oro, ma nemmeno tutto fango.

Oggi, quando si rileggono gli anni Sessanta e la loro espansione verso i Settanta una certa retorica ricorda il disimpegno e il sapore di mare dei film (non quello della bellissima e struggente canzone di Paoli: ), oppure, tutt’al contrario la presunta deriva ideologica e terroristica. Vale la pena allora non buttare via il bambino con l’acqua sporca e ricordarci che se c’è stato un tempo in cui i giovani (ma anche i meno giovani con più fantasia e volontà) hanno saputo cambiare, allora può succedere ancora. Ancora.

Buon vento.


Responses

  1. Caro Prof ho visto il film qualche settimana fa e ad essere sincera mi è piaciuto un sacco, ho riso e mi son divertita, avevo accanto a me una carissima amica che canticchiava qualsiasi canzone e quando le ho chiesto “Ma come fai a saperle tutte?” mi ha risposto serafica “Eh mio papà me le cantava quando ero piccola”🙂
    Abbiamo passato 2 ore di pura evasione, ma ha ragione lei…se c’è stato un tempo in cui si credeva che realizzare i sogni fosse possibile vuol dire che eul tempo può continuare ancora adesso e che dobbiamo imparare a limitare il cinismo e il nichilismo e il pessimismo🙂 Un abbraccio prof..buon vento a tutti.
    Gisella

  2. 🙂 Gisella, e come sempre, buon vento.

  3. Caro Prof.
    il suo post mi ha fatto venire in mente un libro bellissimo di Ernst Bloch, che forse andrebbe riletto: Il Principio Speranza.
    Perche’ non penso sia nel DNA dell’ Uomo limitarsi a gestire (piu’ o meno bene) l’ “as is”, senza Speranza e senso del Possibile…in fondo credo che questo sia cio’ che non va buttato del ’68, come di altri movimenti.
    Buon Vento!


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