Pubblicato da: faustocolombo | 9, luglio, 2009

Una cena con gli amici

Ieri sera ho cenato con un folto numero di amici. Aperitivo a casa mia, poi passeggiatina fino a un’enoteca lì vicino. Cena rilassata, chiacchiere, risate. Affetto.

Bene, che ce ne importa, direte voi, naviganti? Ecco, il fatto è che ieri il folto numero di amici era costituito dalle persone con cui divido il mio impegno universitario: colleghi dell’Osscom, il centro di ricerca che dirigo presso la mia Università, e che ho fondato 15 anni fa (dico: quindici!!), collaboratori dei miei insegnamenti, professori, ricercatori, assegnisti, dottorandi e dottorati, e via così. E allora vi racconto questa serata come un aspetto importante della vita da barone. A leggere certi commenti sembra che non facciamo niente tutto il giorno, e invece lavoriamo sodo. A sentire le malelingue siamo animati da ansie di carriera, da rivalità insanabili, e invece quando stiamo  insieme ci divertiamo come matti. Perché – posso dirlo – siamo una gruppo, una squadra. E questo è un lavoro che non si può fare da soli.

Per una volta, miei cari naviganti, lasciatemi dire che sono soddisfatto del cammino. Poteva essere più lungo, più glorioso, più esaltante. Ma ho tirato la mia parte di carretta, ho incontrato gente fantastica che mi ha insegnato un mucchio di cose, mi sono costruito un bel numero di solide amicizie, non di quelle che ti procurano una raccomandazione, ma di quelle che ci sono quando serve, e che ti capiscono a volo. Una bella ciurma, insomma, proprio come su questa smandrippata nave.

E’ per questo che si sospendono le analisi serie, per oggi. Solo un augurio di buon vento.

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Responses

  1. caro fausto, cari lettori del blog,

    visto che qui si accenna al tempo delle sospensioni e delle vacanze, prima delle sorprese finali, vi segnalo qui qualche libro da leggere.

    sono quattro libri scritti negli ultimi tempi da giovani scrittori italiani, uno addirittura è un esordio, un altro lo è stato a suo tempo, gli altri due sono insieme una conferma e un rilancio – e questo a dispetto di quanti affermino che niente è cambiato sotto il sole della letteratura italiana.

    ecco i libri:

    – occhi sulla graticola, di tiziano scarpa, einaudi
    (http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880617873/(desau)/tiziano-scarpa/(desti)/occhi-sulla-graticola)

    – la ragazza che non era lei, di tommaso pincio, einaudi
    (http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880617609/(desau)/tommaso-pincio/(desti)/la-ragazza-che-non-era-lei)

    – foto di classe, di mario desiati, laterza
    (http://www.laterza.it/schedalibro.asp?isbn=9788842088844)

    – il tempo materiale, di giorgio vasta, minimum fax
    (http://www.minimumfax.com/Libro.asp?Libroid=427)

    come prima sorpresa, un evergreen, un libro a cui sono arrivato negli ultimi tempi, anche se colpevolmente in ritardo. una tra le più belle e folli storie d’amore e di guerra, ma di guerra vera e partigiana, mai letta in lingua italiana:

    – una questione privata, di beppe fenoglio, einaudi
    (http://www.einaudi.it/libro/scheda/(isbn)/978880618075/)

    come seconda sorpresa, per chi sentisse la mancanza della poesia, un libro uscito da qualche settimana, una raccolta di poesie che ho aspettato a lungo:

    – la gioia di scrivere, tutte le poesie (1945-2009), di wistawa szymborska, adelphi
    (http://www.adelphi.it/novita/244/3862/3863/3870/libri.asp?isbn=8845924009)

    vi trascrivo qui sotto una delle sue poesie. la rileggo spesso, ogni tanto mi aiuta:

    RINGRAZIAMENTO

    Devo molto
    a quelli che non amo.

    Il sollievo con cui accetto
    che siano più vicini ad un altro.

    La gioia di non essere io
    il lupo dei loro agnelli.

    Mi sento in pace con loro
    e in libertà con loro,
    e questo l’amore non può darlo,
    né riesce a toglierlo.

    Non li aspetto
    dalla porta alla finestra.
    Paziente
    quasi come una meridiana,
    capisco
    ciò che l’amore non capisce,
    perdono
    ciò che l’amore mai perdonerebbe.

    Da un incontro a una lettera
    passa non un’eternità,
    ma solo qualche giorno o settimana.

    I viaggi con loro vanno sempre bene,
    i concerti sono ascoltati fino in fondo,
    le cattedrali visitate,
    i paesaggi nitidi.

    E quando ci separano
    sette monti e fiumi,
    sono monti e fiumi
    che trovi su ogni atlante.

    E’ merito loro
    se vivo in tre dimensioni,
    in uno spazio non lirico e non retorico,
    con un orizzonte vero, perchè mobile.

    Loro stessi non sanno
    quanto portano nelle mani vuote.

    “Non debbo loro nulla” –
    direbbe l’amore
    sulla questione aperta.

    e ve ne trascrivo un’altra, perchè proprio non riesco a trattenermi, visto il tempo in cui ci tocca esistere, amare e mordere:

    FIGLI DELL’EPOCA

    Siamo figli dell’epoca,
    l’epoca è politica.

    Tutte le tue, nostre, vostre
    faccende diurne, notturne
    sono faccende politiche.

    Che ti piaccia o no,
    i tuoi geni hanno un passato politico,
    la tua pelle una sfumatura politica,
    i tuoi occhi un aspetto politico.

    Ciò di cui parli ha una risonanza,
    ciò di cui taci ha una valenza
    in un modo o nell’altro politica.

    Perfino per i campi, per i boschi
    fai passi politici
    su uno sfondo politico.

    Anche le poesie apolitiche sono politiche,
    e in alto brilla la luna,
    cosa non più lunare.
    Essere o non essere, questo è il problema.
    Quale problema, rispondi sul tema.
    Problema politico.

    Non devi essere neppure una creatura umana
    per acquisire un significato politico.
    Basta che tu sia petrolio,
    mangime arricchito o materiale riciclabile.

    O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
    si è disputato per mesi:
    se negoziare sulla vita e la morte
    intorno a un rotondo o quadrato.

    Intanto la gente moriva,
    gli animali crepavano,
    le case bruciavano
    e i campi inselvatichivano
    come in epoche remote
    e meno politiche.

    a presto

    giuseppe


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