Pubblicato da: faustocolombo | 21, giugno, 2009

L’ambiguità della vicinanza…

Passano i giorni e non so più se questa vicenda cominciata con Noemi e ormai debordata al di là delle più funeste previsioni mi fa più rabbia, angoscia o tristezza.

Continuo, come al solito a parlarne dal punto di vista del ruolo dei media e della sfera pubblica. Vorrei fare qualche considerazione sul concetto di vicinanza o prossimità, perché mi sembra cruciale.

Come ho già scritto e ripetuto molte volte, il gossip avvicina la politica al cittadino, ma insieme la annienta, perché le toglie quella misura di elevatezza che sola le conferisce dignità. La politica ha a che fare con il bene comune. Ci riguarda tutti, ma non è vicina. Non lo è perché il piccolo bene privato ci è vicino, mentre il bene collettivo è una entità elevata, cui dobbiamo guardare come a un dovere collettivo.

Ora, l’ambiguità del gossip è appunto l’ambiguità della vicinanza. Quando le istituzioni,  attraverso la personalizzazione della politica, si sono avvicinate al cittadino, l’intento era quello di far comprendere che la lontananza della politica non era astrattezza, ma una dimensione elevata della convivenza civile. Pertini si avvicinava al cittadino, ma mantenendo il proprio ruolo. 

Quello che sta avvenendo è molto diverso: non si dice più “il Premier è uno di noi” nel senso che combina il massimo di istituzionalità con il massimo della disponibilità umana. Lo si dice per dire che ha esattamente i nostri difetti, oltre che i nostri pregi, tutto ovviamente in modo titanico ed estremo. 

Mi colpisce, in questo processo, che persino i giornali vicini a Berlusconi, come Il Giornale e Libero accettino ormai completamente la sfida del gossip, dìano persino le notizie che magari il tg1 nasconde o confina in luoghi secondari. Come se il vaso di Pandora del gossip politico fosse ormai aperto, e il flusso inarrestabile. 

Mi colpisce che in tutto ciò la vicinanza dei politici ci renda sempre più lontani dalla politica. Una brutta china, mi pare.

Buon vento.


Responses

  1. mi sembra che i politici siano rimasti vittima di quel gioco “pubblico vs privato” che loro stessi hanno cominciato, nel tentativo di recuperare il disastro del 92. Loro stessi hanno deciso di voltare i riflettori dalla loro parte, senza però curarsi delle zone di penombra nelle quali si gioca la credibilità del personaggio, la coerenza. E adesso sono fra noi, vulnerabili e fragili, vittime degli eccessi della personalizzazione, scalpitanti verso un’informazione che gli toglie gli ultimi vestidi di dosso. Perplessità e stanchezza verso quello che accade, ma forse servirà a qualcosa. chissà.

  2. Ho apprezzato molto la ricostruzione che Repubblica sta facendo sull'”oscuramento” della vicenda da parte dei due maggiori TG italiani:

    http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/politica/berlusconi-divorzio-9/silenzio-telegiornali/silenzio-telegiornali.html

    Mi ritengo estremamente fortunata a non essere in Italia, in questi mesi. Perche’ se fossi stata a casa, probabilmente il mio maggior canale di informazione sulla vicenda sarebbe stato ancora una volta la televisione. E mi sarei persa “qualcosa”.

    (Ho smesso di vedere il TG1 quando ho realizzato che le mie colleghe non italiane ne sapevano molto piu’ di me.)

  3. Credo che in questo tipo di considerazioni dobbiamo farci rientrare anche la questione delicata della cosiddetta “anti-politica” e di tutta la retorica che vi si e’ legata in questi anni (penso, come Claudia, che il tutto sia partito col ’92). Certo, le degenerazioni della partitocrazia erano innegabili e un rinnovamento del modo di fare politica andava pensato. Tuttavia ad una cattiva politica ci si e’ illusi di poter sostituire una gestione del potere che non avesse a che fare con la politica tout-court (basta partiti! basta finanziamento pubblico! basta politici di professione! il parlamento e’ inutile!). Ci si e’ illusi, da piu’ parti, che il “government” potesse essere sostituito da una “governance”. Ma governare un paese NON DEVE essere la stessa cosa che guidare un azienda.
    Diceva Hume che una cattiva passione si scaccia solo con una buona passione, non con un’ impossibile assenza di passioni: analogamente direi che alla cattiva politica si puo’ rispondere solo con una buona politica, non con un’ assenza di politica, come purtroppo sta accadendo.


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