Pubblicato da: faustocolombo | 19, giugno, 2009

Il futuro oscuro della Tv digitale

Dunque, mi sono preso un giorno e sono andato ad ascoltare il Forum Europeo della televisione digitale, organizzato dal bravo Andrea Marinozzi  (tra l’altro, uno dei primi giornalisti italiani a intervistare Bill Clinton ben prima che comparisse all’orizzonte dei candidati alla Presidenza degli Stati Uniti) e dalla sua associazione Comunicare Digitale.

Ospiti di prestigio, molti discorsi. Qui dò la mia sintesi, che penso non vada bene a Andrea, che tende per natura a sottolineare gli aspetti positivi degli scenari, perché è un meraviglioso e intelligente entusiasta.

La parola d’ordine che mi viene in mente è “il buio oltre la siepe” (riconoscete la citazione? se no guardate qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Il_buio_oltre_la_siepe_(romanzo)). Provo brevemente a spiegare perché.

Mi hanno colpito due cose: la prima è una tavola rotonda tra protagonisti e conoscitori dei mercati europei in cui si è parlato di lacrime e sangue. Il motivo, in sintesi, è questo: con il passaggio al digitale terrestre le frequenze e i canali si moltiplicano, ma le risorse pubblicitarie no. Quindi la torta da spartire viene spartita fra più soggetti di prima (vedere il mercato spagnolo, che è davvero emblematico). Quel che è peggio, però, è che la crisi economica taglia gli investimenti pubblicitari (in Spagna meno 35% quest’anno. Ma in Italia non va tanto meglio, e mi pare di aver letto che Mediaset, che è il soggetto che va meglio, faccia un meno dieci). Dunque più soggetti e meno soldi. Che vuol dire una possibile crisi di sistema.

Seconda questione. Presentazione (da parte di David Bogi, di Mediaset) di Tivù: il progetto Rai, Mediaset e Telecom Italia Media  di una sorta di consorzio per la messa in orbita di un Satellite che permetta di trasmettere in chiaro gli stessi canali che andranno gratuitamente sul digitale terrestre dopo lo switch off definitivo (posso aver capito male qualche particolare, ma credo proprio che la sostanza sia questa). Osservazione di Bogi: qualcuno dice che è una mossa contro Sky, ma in Inghilterra è successo lo stesso e nessuno ha urlato. Ora: paragonare il sistema italiano a quello inglese è evidentemente una barzelletta perché là non c’è il conflitto di interessi palese che si rileva in Italia. Non lo dico io per preconcetto: leggetevi il bel libro di Debenedetti e Pilati, La guerra dei Trent’anni. Politica e televisione in Italia 1975-2008, edito da Einaudi, e vedrete. Comunque pazienza. Ma le domande fatte a Bogi sono state: ok, ma se qualche altro editore o broadcaster vuole andare sul nuovo satellite. Risposta: è il benvenuto. Il discorso poi è filato via, ma a me è venuta in mente questa domanda: e se poi sul satellite va anche l’offerta a pagamento di Mediaset? Come reagisce Sky? Morale: fra trent’anni qualcuno potrebbe scrivere un altro libro sulla nuova guerra che si prepara. Il buio oltre la siepe, appunto.

Buon vento gente. Ne stanno per succedere delle belle, pare.

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Responses

  1. Gentile Prof.

    sto finendo in questi giorni la mia tesi di laurea specialistica sulla televisione digitale terrestre in UK e penso che Mediaset abbia fatto tesoro degli errori iniziali di quel sistema (fallimento ITV Digital) per evitarli in Italia. David Bogi conosce molto bene il contesto britannico e non mi stupisce che cerchi di paragonare i due sistemi, ma come ha giustamente scritto lei non è possibile compararli.
    Mi sarebbe piaciuto che avessero usato quel modello per la promozione del passaggio al digitale terrestre in Italia.
    In UK hanno infatti avviato una massiccia campagna pubblicitaria su tv e quotidiani con tre anni di anticipo, oltre ad una mirata regione per regione a seconda del calendario dello switch-off.
    In Italia la campagna di informazione in Lazio è iniziata a fine maggio per lo switchover del 16 giugno.
    E poi i vari Tg hanno detto che siamo uno dei paesi più all’avanguardia nel mondo per questa nuova tecnologia (in questo caso il Tg2).

    Buon vento

  2. @Nicholas: in effetti, spesso da noi il discorso pubblico si convince di poter prescindere dai fatti, dalla storia (qualche volta anche dalla Storia), come se le verifiche non contassero, o almeno nessuno le facesse, mai.
    Sgradevole, soprattutto nel campo di un medium essenziale come la Tv, ancora per molto tempo un pezzo centrale della pubblica arena…
    Mah.. Buon vento anche a te.


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