Pubblicato da: faustocolombo | 17, giugno, 2009

I media e la testimonianza

Mi pare che i fatti di questi giorni, nella loro complessità, si prestino a qualche considerazione ovvia su una funzione tipica dei media: quella di svolgere un ruolo di testimonianza contro l’oblio, il silenzio e la cancellazione. Lo ricordo perché spesso si insiste sul fatto opposto: cioè il ruolo di oblio forzato esercitato dai mezzi di comunicazione tramite il silenzio o l’overload comunicativo. Tutte questioni già discusse anche su questo blog.

La mia tesi è che le cose sono vere entrambe, dipende dalla circostanza e da una serie di fattori molto complessi. Resta il fatto, ad ogni modo, che i media possono scolpire come macigni la nostra consapevolezza della realtà, e la nostra memoria, impedendoci di non vedere.

Primo caso: la terribile vicenda dell’uomo (un musicista rumeno, ma la cosa ha qualche importanza? ha persino un senso definire una persona in questo modo? vecchie storie della deformazione giornalistica) ferito per sbaglio in un agguato camorristico che si trascina in agonia senza che nessuno faccia nulla per aiutarlo. Ne hanno parlato i Tg, un video frutto di un montaggio di telecamere di sorveglianza è on line anche nell’edizione del Corriere:

http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Dall%20Italia&vxClipId=2524_4df73c12-5a87-11de-8451-00144f02aabc&vxBitrate=300.

Ecco: telecamere che dovrebbero proteggere, e in realtà spesso si limitano a controllare il cittadino comune, ne svelano, in questo caso, i limiti, gli egoismi, le paure: tutto ciò che la retorica del buon cittadino che lo Stato esaspera con le sue inefficienze e gli stranieri minacciano con la loro aggressività nasconde e copre. Siamo nudi, davanti a quelle immagini. Quelle immagini sono i testimoni di come siamo, e neghiamo di essere. Il nostro specchio segreto, per dirla con un vecchio programma di Nanni Loy.

Secondo punto: i fatti iraniani e il ruolo dei social networks.

Qui, attraverso quelle reti, persone che non vogliono arrendersi, che vogliono dire, parlare, raccontare, testimoniano la realtà, la storia che si fa nel quotidiano. Sull’altro fronte, naturalmente, il potere cerca di far tacere, di cancellare nel silenzio i testimoni (date un’occhiata alle cronache: http://www.repubblica.it/2009/06/dirette/sezioni/esteri/iran/Iran-17-giu/index.html). Ma – questa è la nostra speranza – c’è sempre qualche testimone. C’è sempre qualche testimonianza. C’è sempre qualche medium, in fondo.

Buon vento.


Responses

  1. non sarebbe paradossale se la democrazia iraniana (dove il discorso pubblico è sempre pregno di accenti antioccidentali) dovesse essere salvata da creazioni americane come facebook, youtube e twitter??


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