Pubblicato da: faustocolombo | 2, aprile, 2009

Non nominare il nome di Dio invano

Raccolgo nella stiva, qualche volta, le mie vecchie cose di cui quasi non mi ricordavo più, e che rispuntano nei modi più imprevisti. L’ultima è il testo di una mia strana conferenza in una strana occasione: la presentazione del decalogo di Kieslowski, in cui prima di ogni film veniva chiesto a uno studioso di presentare il comandamento in questione con una sua relazione. Così tenni (tanti anni fa… quanti ne sono passati? Il mio libro La cultura sottile non era ancora stato pubblicato) questo speech, che ora ho ripescato su un sito, e di cui vi dò il riferimento.

http://www.emsf.rai.it/tv_tematica/trasmissioni.asp?d=290

E’ un po’  bizzarro, per me, anche a rileggerlo. Ma forse non è inutile. Il tema, almeno. Vedo che ci ho reinfilato dentro il mio amato De André (da Il testamento di Tito: ” con un coltello piantato nel fianco gridai la mia pena e il suo nome; … ma forse era stanco, forse troppo lontano, davvero lo nominai invano”), e non poteva essere altrimenti.

Sappiatemi dire.

Buon vento


Responses

  1. Questo tuo contributo contiene innumerevoli spunti che mi toccano da vicino e che forse meriterebbero una lunga chiaccherata.
    idoli, simulacri, icone,…Wunenburger ritiene rientrino tutti nel più vasto mondo delle immagini, rappresentazioni che, secondo l’autore, intrattengono un “tale legame col suo referente da poterlo rappresentare a tutti gli effetti e consentirne il riconoscimento”. togliendo a mio avviso il simulacro, il cui legame con il referente è un legame-assenza, nel senso che il simulacro pone in evidenza che questo referente non esiste più, l’idolo, le icone mantengono un richiamo al proprio originale.
    c’è da considerare che il concetto di simulacro nasce come sinonimo di idolo, ma nel caso dei simulacri il problema non è più a mio avviso la veridicità della relazione con il referente (come per gli idoli e le icone) ma è un problema di rappresentazione vera e propria. nominare dio è un tentativo di rappresentazione, ma di rappresentazione che tenta di appropriarsi di questo referente.
    i simulacri postmoderni di Baudrillard permettono, invece, di nominare senza possedere, perchè nulla può essere posseduto. se da sempre un significato richiama il suo significante, ora nella particolare rappresentazione creata dal simulacro, la simulazione appunto, la dicotomia significato e significante si annulla, non perchè sia una rappresentazione falsa, ma “semplicemente” perchè tale relazione non esiste più. Gli pseudo-fatti, gli pseudo-eventi di Boorstin, l’intera comunicazione mediatica, oggi fonda il proprio messaggio non tanto sul messaggio vero e proprio, sul reale significato, ma sulla sua enfatizzazione, annientando la relazione significante-significato.

    …il viaggio è veramente molto lungo..e le onde sono molto alte…ma credo che possa portare alla scoperta di nuove ed affascinanti terre..
    buon vento


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