Pubblicato da: faustocolombo | 21, febbraio, 2009

A mezzanotte va, la ronda del potere…

Penso che il mio nuovo libro comincerà così: “Triviale. L’Italia è un Paese triviale”. Eccetera. 

Leggo con crescente sgomento quello che accade, e trovo oggi su Repubblica una dichiarazione del Premier del mio Paese che dice che i reati di stupro in realtà sono in diminuzione, ma bisognava reagire (anche con le ronde) “per il clamore degli ultimi episodi”. Dunque, riassumendo, il governo ha guardato alle vicende degli ultimi stupri. Ha consultato i dati e ha scoperto che sono in diminuzione, e che l’effetto di incremento è dato da quella che in gergo noi comunicazionisti chiamiamo soglia di notiziabilità: pochi fatti con molto clamore valgono più di tanti fatti con poco clamore. Quindi cosa ha fatto? Ha agito come se fosse vero il contrario di quello che (secondo il Governo) dicono i dati, perché l’immagine pubblica è quel che conta. Ha accontentato chi strillava e ha istituito le ronde (anche se non si capisce bene di cosa si tratterà).

Ora, anche un solo stupro è troppo, ma quando si governa bisognerebbe guardare ai fatti, non al vento dell’emozione collettiva. Oppure, è meglio ammettere una volta per tutte che in una democrazia del consenso comanda la maggioranza che viene fuori dai sondaggi, e quelle emozioni senza mediazione diventano leggi, provvedimenti, forma di governo. Fine, anzi FINE della democrazia as we know it.

Poi magari i dati bisogna leggerli, e magari si scoprirebbe che i reati di violenza contro le donne fra le mura domestiche non sono in diminuzione; che magari stanno diminuendo non i reati ma solo le denunce, e così via. Insomma, tutto un complicato problema ridotto al fatto che bisognava fare un provvedimento “per il clamore degli ultimi episodi”. 

Quando ero studente mi hanno insegnato a studiare i media. Il problema è che oggi, quando parlo dei media sto parlando delle logiche con cui governa il potere.

Triviale. L’Italia è un paese triviale.

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Responses

  1. Un post meno mediologico ma con un titolo (e poi si dice l’immaginario…) simile al tuo l’ho fatto anche io questa mattina. L’Italia è un paese triviale, e hai ragione a sottolineare la parte che giocano i media da noi. Poi c’è l’elemento barbarico. Ma questo è un altro discorso.

  2. Che bello, stiamo pensando in diversi le stesse cose. Questo mi conforta. Ma anche vuol dire che, oddio, potremmo avere ragione… E questo mi atterrisce..

  3. […] Il punto è, secondo me, che la legge serve, eccome. Che protegga i bambini: assolutamente. La certezza della pena anche. Ma serve soprattutto cambiare – l’individuo e le struttre della società (sempre con Bourdieu) – e questa la vedo dura. […]

  4. io cercavo di suggerirtelo con le parole di mario perniola, contro la comunicazione (mediatica), per opporci a questo potere italiota esclusivamente basato sul consenso (becero) dello civitas televisiva…

  5. sgomento -come te- e molto preoccupato, provo ad immaginare i prossimi passi, in assoluta coerenza con l’uscita del premier: se il problema non sono i reati di stupro (che sarebbero in diminuzione) ma ” il clamore degli ultimi episodi”, oggi si reagisce con un decreto legge, ma domani potrebbe bastare attutire il “clamore”! E di seguito, perché no?, sulle morti sul lavoro, sui dati della crisi economica, sui cambiamenti della Costituzione…non vi pare assolutamente consequenziale?
    Un consiglio: modifica il titolo del tuo insegnamento in Politica e Media.
    buon…controvento

  6. Beh, i media contribuiscono fortemente alla costruzione sociale della realtà quindi è PURTROPPO inevitabile – con l’attuale sistema basato sul voto – che la politica risponda alla percezione dominante della realtà e non alla realtà delle 200 persone che leggono quei dati.
    Senza voler assolvere i nostri pessimi governanti, è un problema sistemico, non legato (seppur amplificato) alla buona/cattiva fede del singolo.
    Una delle strade per una democrazia migliore è dunque una migliore ecologia dei media.
    Sia a livello di utilizzo (c’è molta differenza tra la bbc e tg1) sia nella diffusione del mezzo dominante (la rete come sintesi della carattere partecipativo della tv e del carattere riflessivo del giornale).
    Che possiamo fare – noi speciale gente comune – a riguardo secondo voi?

  7. Beh… confesso! Anch’io sono rimasta basita leggendo su Repubblica di sabato le dichiarazioni del premier e concordo con tutti gli inteventi su questo blog.

    Segnalo, inoltre, che Letizia Moratti (ospite ieri sera a “Che tempo che fa”) ha ribadito la medesima linea: le statistiche ufficiali ci dicono una determinata cosa, i sondaggi un’altra… Seguiamo i sondaggi, la percezione, anzichè implementare una politica comunicativa seria ed efficace che parli alla gente, spiegandole ogni aspetto della questione, sia essa il problema degli stupri o quant’altro… senza clamore!

    Dove arriveremo???

  8. […] QUI trovate una interessante discussione relativa a come la narrazione della realtà da parte dei media […]

  9. Purtroppo gli strumenti di comunicazione di cui un cittadino medio usufruisce sono Emilio Fede e nella migliore delle ipotesi Cesara Bonamici.
    Le persone non leggono, non si informano.
    Nel famoso caso Gelmini per esempio sono stati in pochissimi a leggersi il testo del decreto.
    La gente si lascia rincoglionire da quello che pochi ripetono ossessivamente e si infervora, si arrabbia, grida allo scandalo difendendo idee che non ha autonomamente costruito, idee che non hanno fondamenta.
    E tutto questo terreno fertile che si concede al nostro premier sarà la nostra rovina. Il 70% della popolazione non ha interessi se non quello di credere di pagare meno tasse. Se deputati e senatori si sentiranno liberi di dire le prime cretinate populiste che gli passano per la testa perchè leggittimati da un’informazione deviata e deviante non c’è speranza di redimere tutte quelle persone che non hanno voglia nemmeno di leggere un giornale perchè tanto “mentre ceno mi guardo il tg5”.

  10. Colgo da molti commenti il tono di chi pensa non ci sia più niente da fare. E’ un rispettabile punto di vista, e non posso dire di sentirmi né ottimista né allegro. Tuttavia continuo a pensare che ci siano strade lunghe e difficili ma praticabili. I forum e i social networks, la rete dei blog. Le discussioni ovunque, anche e soprattutto faccia a faccia, perché no? le lezioni universitarie. Sento l’amarezza e il disincanto di chi dice: non c’è niente da fare, la maggioranza, la quasi totalità la pensa diversamente da me, ed è irricuperabile (si chiama spirale del silenzio, ed è stata molto studiata dai comunicazionisti). Forse perché sono un professore, ma io non mi posso arrendere. Continuo a pensare che il dialogo, lo scambio, la discussione e la coltivazione della razionalità possano cambiare le cose. Gli effetti sono lenti, non sempre stimabili, ma ci sono. Io ci credo, sempre. No, non mi arrendo. Almeno continuo a dire: non sono d’accordo. C’è un altro modo di pensare. Ma naturalmente è una scelta personale (“quando lo raccolsero, sorrideva ancora”…).

  11. Grazie. A volte, in effetti, si fa fatica a pensare che ci sia ancora qualcosa da fare. Le strade lunghe stancano chi non è più abituato a camminare. In una sera di sterile televisione viaggiando virtualmente sono capitata sul tuo blog, ho ritrovato pensieri comuni, immagini comuni (corto, il mare e i gabbiani sovrastano tutte le sere i miei sogni) e un pizzico di speranza.

  12. non sottovalutiamo anche facebook… lo sto studiando… la percezione è una totale padronanza sul realevirtuale e quindi finalmente il cittadino passivo sottomesso è/si sente libero non solo di dire ma di evocare (immagini), urlare (youtube), contrapporsi (cambia la propria effige) in maniera molto più immediata e sincopata (trovo straordinarie analogie con il linguaggio pubblicitario, per esempio l’utilizzo dell’ellissi in tutte le sue contorsioni sperimentali)… agisce e fa agire… esattamente ciò che non ci permette il nostro sistema elettorale.

  13. @giuliana: sui social networks come facebook ho già espresso come la penso. Un territorio nuovo, in cui i pionieri frugano, trovano, sperimentano. Certo con una voglia attiva, prepolitica ancora, ma foriera di un cambio. Forse esistono un paio di generazioni con una cultura altra dall’attuale potere, ma senza rappresentanza politica. Vedere su questo un pezzo di Luca Sofri: http://www.wittgenstein.it/page/2/.
    Ma tutto questo non può non entrare nella politica. Il problema è capire come. Ci stiamo lavorando, no?
    @serena: ciao sere. Ti aspettavo 🙂

  14. 🙂

  15. Secondo me, è soprattutto un problema di linguaggio, di lessico. Di fatto, le cosiddette “ronde” esistono da tempo sottoforma di altre denominazioni e altre strutture. A Milano, da 15 anni ci sono i City Angels che, utili o meno che siano, svolgono una funzione di controllo e monitoraggio dei territori. Allo stesso modo c’è chi intende finanziare associazioni di ex carabinieri per funzioni di “supporto” alla normale attività delle forze dell’ordine, ecc. ecc. Quello che mi preoccupa sono gli effetti di questo linguaggio: la legittimazione di certi comportamenti, la loro istituzionalizzazione mi vien da dire. Perchè chiaramente il decreto del governo non autorizza i singoli cittadini a organizzarsi per “farsi giustizia da soli”, ma l’effetto mediatico sarà proprio quello di favorire il nascere di queste situazioni, la loro strumentalizzazione politica, la loro incontrollabilità e ingestibilità per mancanza di filtri e strumenti culturali. E i primi casi già si vedono: a Trieste c’è una “ronda” che ha preso il nome del gerarca fascista Muti, a Sassari hanno fatto irruzione in una casa di romeni, e via dicendo. Il governo lancia il sasso e poi rimane a osservare quanto più in là è stato spostato l’argine che lo respinge. E’ una tecnica comunicativa anche questa. Sulla questione dell’insicurezza reale/insicurezza percepita, vorrei aggiungere che, avendo questo governo costruito il suo consenso sulla percezione dell’insicurezza, ora ha bisogno che questa rimanga tale. Aumenta chirurgicamente la percezione dell’insicurezza, tanto da giustificare la legittimazione delle ronde. Ma poi non può dimostrare che l’insicurezza è diminuita e siamo tutti più sicuri, perchè verrebbe meno il senso ultimo su cui ha innestato il consenso. Per cui, alimenta ulteriore insicurezza. Il problema è: dove arriveremo?

  16. Purtroppo l’Italia è Governata da un imprenditore che controlla i media. Questo imprenditore interpreta i sondaggi come vuole lui, ne comunica i risultati ai cittadini come vuole lui, convince questi ultimi delle cose che vuole lui. E le cose che vuole lui sono tutte legate alla salvaguardia dei suoi interessi personali.


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