Pubblicato da: faustocolombo | 19, febbraio, 2009

La cultura sottile e il poliziesco…

Oggi con gli studenti della laurea triennale abbiamo parlato della cultura sottile. Giocavo in casa, insomma… Disgraziatamente amo le premesse, e così a forza di premettere ho fatto come Tristram Shandy e mi sono allontanato dal tema del mio discorso anziché avvicinarmi. Il fatto è che ho provato a spiegare cosa intendo per cultura sottile e ho fatto un inaudito pippone su MacDonald, sull’idea di trivial culture, sull’industria culturale eccetera. Poi finalmente sono arrivato a dire che l’importante è capire che la cultura circolante ha sempre bisogno di giudizi discriminanti, ma che per darli non basta dire è bello o è brutto, ma bisogna capire i legami di un prodotto o di una serie di prodotti con le culture soggiacenti.

Vedi il caso del poliziesco. Il quale genere (su cui esiste una letteratura vastissima) non è una metafora della lotta fra bene e male (come un bravo e simpatico studente ha acutamente suggerito), ma è sì metafora di qualcosa, e precisamente dei processi di conoscenza. Qual è il modo per conoscere correttamente? Un bel tema gnoseologico, o epistemologico. Ma chi deve vendere racconti, o storie in generale, non deve spiegare, ma far capire con un tratto. E allora ecco il Dupin di Poe, che scova una lettera segreta dove nessuno l’aveva trovata, cioè assolutamente in bella vista su una scrivania. Ed ecco che Lacan costruisce sul racconto di Poe uno spettacolare seminario per dire che anche la psicanalisi è così: trova nel linguaggio (cioè in bella vista) ciò che vi è di più segreto (nelle profondità dell’inconscio). E lo Sherlock Holmes di Conan Doyle usa il metodo abduttivo, quello della medicina del tempo, ma anche quello della critica d’arte, come ricorda Ginzburg in un saggio bellissimo sul paradigma indiziario, e soprattutto quello di Freud.

Ecco: il poliziesco non è l’arte di scoprire l’assassino, ma di svelare una trama. Il tenente Colombo non sa quello che noi sappiamo da subito: chi è il colpevole. Ma ciò che ci interessa è il percorso dell’indagine, il suo processo mentale. Ciò che capiamo attraverso il poliziesco è come fare per conoscere, è la questione stessa della conoscenza per l’uomo moderno.

Il legame fra il genere di massa e la cultura: tra ciò che leggiamo o guardiamo per diletto e le domande sulla nostra vita collettiva.

Buon vento


Responses

  1. ciao fausto,

    a proposito del poliziesco, ricordo proprio un bel libro: “Elementare, Wittgenstein! Filosofia del racconto poliziesco”, Medusa, Milano 2007.

    qui potrete leggere la prefazione di umberto eco:

    http://www.golemindispensabile.it/index.php?_idnodo=10412&_idfrm=107

    qui, la sua bustina di minerva:

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Lo-spazio-in-forma-di-cavatappi/1545009/1

    a presto

    giuseppe


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