Pubblicato da: faustocolombo | 29, gennaio, 2009

Vermicino, la memoria e l’oblio

Vi ho già parlato della straordinaria risorsa che sono i due amici della mediateca e della biblioteca della comunicazione, su cui mi riprometto di tornare. Mi stanno dando una mano, con generosità e competenza, a lavorare sul mio nuovo libro. Oggi Anna Caccia mi ha dato una brutta notizia, che però contiene un oggetto interessante di riflessione. Le avevo chiesto di chiedere alle teche Rai del materiale su Vermicino. Mi ha fatto sapere che la Rai non può mettere a disposizione che molto poco, perché la famiglia di Alfredo Rampi ha fatto valere il diritto di oblio, quindi il rispetto attraverso il silenzio della comunicazione e della rappresentazione della memoria del povero bimbo caduto in un pozzo.

Mi pare interessante che in un epoca considerata spesso di memoria ipertrofica, si faccia valere il diritto di oblio. Si chieda di dimenticare pubblicamente ciò che privatamente non lo sarà mai. E’ come dire che di Vermicino saranno note le cronache, le ricostruzioni giornalistiche, il bel racconto di Genna o la canzone dei Baustelle, ma non più quelle immagini che sconvolsero un Paese e cambiarono la televisione. Potremmo raccontarlo, o sentirne dei racconti, ma non rivederlo.

Lasciamo stare il contenuto specifico (dico subito che capisco e apprezzo la scelta della famiglia di Alfredo), e lasciamo stare anche il problema della possibile oscenità della rappresentazione della morte, di cui aveva già parlato Bazin.

Il fatto più affascinante (anche se evidente purtroppo in questa tragica circostanza) è che più sono elevate le possibilità di memoria di una società e più si fa valere il diritto di un soggetto o di più soggetti a farsi dimenticare.

Un argomento non molto diverso è stato toccato dal Garante per i dati personali ieri, quando ha rivendicato il diritto di chiunque a chiedere che le sue tracce digitali siano cancellate, se lo vuole (cosa, in realtà, molto complessa). E’ bello, non trovate? Il rischio non è solo che si dimentichi (rischio forte, come il meritorio giorno della memoria ci testimonia), ma anche che non ci tocchi più il diritto di controllare il nostro passato e la nostra ricordabilità.

Dobbiamo ricordare, certo, e verificare la nostra memoria. E insieme abbiamo il diritto a farci dimenticare.

Buon vento


Responses

  1. Leggo con attenzione questo post. All’epoca ero piccola e non ho mai visto le immagini di cui si parla. Certo, la storia mi è stata raccontata dai miei genitori, perchè effettivamente quello fu un episodio che difficilmente si dimentica, ma non ho mai visto nè foto, nè servizi, …niente, nessuna immagine di quella vicenda.
    Ovviamente, spinta dalla curiosità ho cercato subito in internet cosa riuscivo a trovare..ed è vero, non si trova nulla.
    Condivido in pieno la scelta della famiglia del povero bambino, di certo la rappresentazione della morte cosa può aggiungere alla mia conoscenza di quella vicenda?
    forse, anzi, quasi sicuramente, niente. ma non vi nascondo che non poter cogliere in pieno il perchè di questa scelta mi lascia perplessa…
    forse anch’io, figlia del mio tempo, sono morbosamente curiosa del macabro e dell’inutile?
    ma mi chiedo soprattutto: con il tempo non può esserci il rischio di dimenticare tutto?

  2. Sabato prossimo, come ho già accennato, sarò a San Daniele del Friuli a presentare Boom. Sarà una serata un po’ particolare. Così abbiamo preparato alcune letture, fra cui proprio un brano di Genna su Vermicino. Sarà un modo di ricordare. Forse sarà ancora più carico di senso, visto il vuoto delle immagini… La memoria, la memoria…

  3. ciao fausto,
    anche a me serviva materiale video su Vermicino per alcune mie lezioni lo scorso anno e ho faticato parecchio a trovarlo. Ho provato a mettere le mani su una puntata di “La storia siamo noi” ma senza successo.

    Sono infine riuscita a intercettare qualche frammento video all’interno di “Altra storia”, il programma di approfondimento di Pierluigi Battista trasmesso da La7 a partire dal gennaio 2008. L’ho scaricato in podcast e non sono certa di averlo conservato (ah, la memoria..). Provo a cercare, ma magari, chiedendo alla rete..

    A presto,
    Daniela

  4. Daniela, in effetti su youtube si trovano diverse cose, ma il problema interessante è che è il documento intero che manca appunto nella sua interezza. Ce ne sono lacerti, ma quello che caratterizzava quella spaventosa, angosciosa diretta era la sua interminabilità. Per chi non l’ha vissuta non c’è davvero modo di comprenderla, se non attraverso i ricordi di chi l’ha seguita.
    Un caso anomalo, eppure così radicato nella storia della nostra Tv.

  5. ciao fausto,

    non sapevo nulla del “diritto di oblio” sul caso di vermicino. così, appena ho avuto cinque minuti liberi a lavoro, sono andato a consultare le teche della rai, da cui è possibile ricavare non solo i titoli, ma anche l’orario della messa in onda e la durata delle singole trasmissioni (anche se c’è di più: io posso vedere in tempo reale tutto il repertorio, perchè è ormai quasi completamente digitalizzato…).

    quello che scopro è che la storia di alfredo rampi, in realtà, è ciclicamente raccontata, rimontata, rimessa in onda. e la cosa va dal riutilizzo di singoli spezzoni ad un lavoro più ampio sul materiale registrato in quei tragici giorni. per esempio:

    – una trasmissione intitolata “vermicino”, fatta solo d’immagini di repertorio, che il 9/6/2001 va in onda per 55 minuti;

    – un’intera notte di “fuori orario”, lo spazio aperto ideato da enrico ghezzi, che il 3/1/2004 manda in onda il repertorio di quei giorni per ben 5 ore e 13 minuti;

    – “la storia siamo noi – l’italia di alfredino”, la trasmissione condotta da giovani minoli, che viene trasmessa ben due volte a distanza di un anno, rispettivamente il 26/9/2005 e il 13/6/2006.

    *****

    poi: ho scoperto per caso che in questi ultimi anni un altro scrittore italiano si era interessato di vermicino, trasfigurando i fatti in un’allegoria politica se non etica – cosa su cui poi tornerà genna con il suo “dies irae”. lo scrittore è antonio moresco, da molti considerato uno degli intellettuali più illuminati, oggi. lo scritto di cui ti parlo è un racconto intitolato “i maiali”, raccolto nell’antologia “patrie impure”, edito da rizzoli nel 2003. il racconto puoi leggerlo anche qui:

    http://www.nazioneindiana.com/2003/11/13/i-maiali/

    mentre il libro lo trovi qui:

    http://www.ibs.it/code/9788817871075/patrie-impure-italia

    il racconto, nei giorni successivi alla pubblicazione, è stato al centro di una bufera mediatica, che si è irradiata dalla tv ai blog, ne trovi un assaggio qui:

    http://www.carmillaonline.com/archives/2003/11/000498.html

    *****

    infine, ti volevo proporre questa cosa. non credi, con le dovute differenze, che il fatto tragicissimo di vermicino sia in qualche modo intrecciato e connesso ad un altro grandissimo evento mediatico che ha invaso letteralmente i media con giorni e giorni di diretta, cioè la morte di giovanni paolo II e la documentazione dell’afflusso straordinario e spettacolare dei fedeli a roma per l’ultimo saluto?

    entrambe le coperture mediatiche si sono dimostrate dirette sterminate. tutt’e duei i fatti portano in risalto la morte e/o la scomparsa di qualcuno. e per uno strano gioco della sorte, le telecamere piazzate sia a vermicino che a roma, si ritrovano a registrare non tanto la scomparsa di qualcuno – che diventa un dato implicito – quanto l’afflusso straordinario di gente comune che si riversa lì dove è avvenuta quella scomparsa.

    ovviamente c’è uno scarto enorme tra i due eventi: dal fatto locale e nazionale di vermicino, si passa al fatto trasnazionale e globale della morte di un papa. però entrambi gli accadimenti sembrano riportare una matrice identica: soprattutto l’avverarsi spontaneo (anche se ad un certo punto indotto dal passaparola, dai media, dalla fede, etc etc etc) della gente comune sulla scena dei fatti.

    dimmi tu se la cosa può quadrare.

    a presto

    giuseppe

  6. Ciao Giuseppe, e grazie dei tuoi preziosi contributi. Approfondirò le mie conoscenze, ma rimane credo la questione della richiesta della famiglia e delle sue conseguenze sul materiale mostrabile. Ci torneremo.
    Sul funerale di Giovanni Paolo II: concordo con la rilevanza del fatto, ma il problema è che Vermicino fu un punto di svolta, un cambio radicale, la nascita di una grande sfera emotiva che si sovrapporrà e sostituirà alla sfera pubblica nel senso classico del termine.
    Lavoriamoci, se vuoi, anche sul materiale Rai disponibile, e sulle trasmissioni già costruite e mandate in onda.

  7. certo, fausto,

    concordo con te che vermicino fu un punto di svolta, così come lo è il “diritto all’oblio” per la famiglia rampi – perchè segnala un’inversione di tendenza della logica spettacolare di questi tempi: anni che magari un giorno verranno ricordati soprattutto per la proliferazione dei reality show e per l’adesione volontaria a facebook, cioè anni in cui si avvera la perdita completa e/o parziale della privacy, cosa che non è vista più come un danno individuale, ma come un’opportunità sociale.

    quello che volevo evidenziare è che questa “grande sfera emotiva” che avvistiamo a vermicino per la prima volta nella storia italiana, ed ha una valenza del tutto nazionale, oggi si è enormemente amplificata, grazie ai media si dirama ovunque, e si radica nonostante tutto al territorio nazionale per poi ampliarsi a livello globale.

    se ci fai caso, questa “grande sfera emotiva”, se prima si generava in maniera sporadica, oggi tende ad avverarsi ripetutamente, forse perchè la politica, la punta di diamante della sfera pubblica, è a tal punto degradata da non riuscire più a garantire idee e soluzioni. non solo la morte di giovanni paolo II è uno di questi avveramenti. ma anche i movimenti intorno al g8, in particolare quelli di genova. ma anche quella che è stata registrata come la più grande manifestazione contro una guerra, cioè la manifestazione mondiale contro la guerra in iraq che si svolse contemporaneamente in tutto il mondo nel 2004.

    la domanda è: quella “grande sfera emotiva” che apparve nei giorni tragici di vermicino – e ricompattò intorno ad un pozzo nero le maglie slabbrate della comunità italiana, coinvolgendo ognuno nello stesso dolore – com’è cambiata nel corso degli anni? ha sempre e solo lo stesso valore consolatorio e comunitario? o anche: non sarà che oggi, mentre la sfera pubblica perde la credibilità dei suoi soggetti principali, “la grande sfera emotiva” si sta lentamente trasformando in una potentissima e globale istanza politica? non è “la grande sfera emotiva” una delle possili leve attraverso cui spingere il cambiamento dello stato delle cose?

    a presto

    giuseppe

  8. d’accordo con fauso sull’interminabile diretta che io posso testimoniare da spettatrice malgrado me (preparavo la maturità e non riuscivo a staccarmi dal TV, e tutto ciò mi faceva riflettere sul potere della morte in diretta, anche perchè non so perchè ma ero convinta che purtroppo alfredo sarebbe morto in diretta… fin dal primo giorno…uno strazio… così come l’11 settembre vedendo in diretta lo spettacolo dell’attentato alle twin towers non ebbi dubbi sulla realtà dei fatti, o a genova che sarebbe stato un massacro preparato ed annunciato ad arte)

  9. Carissimi,
    sto studiando l’evento Vermicino, c’è un saggio di sociologia dei media, sulla tv e il rilievo mediatico di quell’evento, che mi potete consigliate? Forse Fausto ne ha scritto uno? Grazie mille

  10. Oltre naturalmente ai commenti di Grasso e dei critici di allora, hai dato un’occhiata a questo libro? http://www.bol.it/libri/Vermicino.-L-Italia-nel-pozzo/Massimo-Gamba/ea978882004301/;jsessionid=8B8E0DB41B84C275C23E9A441A1BB307
    In bocca al lupo

  11. Grazie mille Fausto, il libro di Gamba l’ho già letto, ero alla ricerca di una cosa meno storica e più teorica se così si può dire. Provo a vedere se trovo qualcosa in Grasso, grazie di nuovo e complimenti per il sito


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