Pubblicato da: faustocolombo | 25, gennaio, 2009

Sulle dichiarazioni pubbliche dei personaggi politici

Leggo sui giornali di oggi una frase attribuita al premier Silvio Berlusconi, secondo il quale proteggere le donne italiane sarebbe complicato perché servirebbero tanti soldati quante sono le belle ragazze. Le frasi sono reperibili sia su Repubblica che su il Corriere on line, e quindi sto dando per scontato che siano state riportate correttamente. Tuttavia, naturalmente, possono essere state fraintese, o riportate in modo impreciso.

Questo post è dedicato dunque a quello che si presume abbia detto il nostro Premier:  “Dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze italiane, credo che non ce la faremmo mai…” secondo Repubblica, «Anche in uno Stato il più militarizzato e poliziesco possibile, una cosa del genere può sempre capitare. Non è che si può pensare di mettere in campo una forza tale, dovremmo avere tanti soldati quante sono le belle ragazze, credo che non ce la faremo mai» secondo il Corriere.

Piccola analisi del discorso. La forza dovrebbe essere messa in moto per proteggere dagli stupri le belle ragazze. Dove, siccome nel linguaggio esistono gli impliciti (per esempio, nella domanda “hai smesso di picchiare tua moglie?” è implicita l’affermazione che fino a un certo punto tu la picchiassi), ciò che si sottintende è che le donne a rischio sono solo quelle belle, il che sottintende a sua volta che la vittima dello stupro non lo sia in quanto donna, ma in quanto bella, con una deriva che ci porta in conseguenze che non voglio nemmeno immaginare.

Seconda affermazione (questa del tutto inavvertita, naturalmente, ma non per questo meno pericolosa): se la bellezza è la reale vittima, allora la bellezza è in qualche modo qualcosa che trascina il violentatore. Costituisce per lui una provocazione. Vi è qui una lettura banalizzante dello stupro, che rimuove la carica di possesso, violenza, annichilimento che giace nelle anime di chi commette uno stupro.

Terza affermazione: la questione è complicata (certo che lo è), ma talmente complicata che non ci si può fare niente. Il che, detto da un presidente del consiglio, è davvero preoccupante. Ciò che si vuole dire, probabilmente, è che non si può imputare a un singolo governo la colpa degli stupri (verissimo, naturalmente, come era vero quando la campagna della destra per il sindaco di Roma imputò all’amministrazione di sinistra la colpa degli esecrabili stupri allora commessi), ma si finisce per dire tragicamente di più. E si finisce per far crescere la paura, e offrire l’impressione che non si possa fare nulla di nulla da parte delle istituzioni, spingendo così potenzialmente il singolo cittadino a pensare che forse è meglio – chennesò – girare armati.

Mi si potrà dire: sono battute; e oltretutto un sacco di gente la pensa così. Ecco, come spiego ai miei studenti di media e politica, quando le parole delle istituzioni entrano nella sfera pubblica hanno un peso e delle conseguenze maggiori di quando vi entrano quelle di cittadini qualsiasi. Inoltre esiste una pedagogia delle istituzioni per cui dovrebbero essere esaltate le virtù (almeno quelle pubbliche) invece che dare spazio ai difetti.

Ma voglio essere preciso: penso che il senso delle istituzioni del nostro premier sia quello di molte persone che lo votano. Penso che lui sia genuinamente convinto che una battuta è una battuta, che ogni tanto bisogna pur sdrammatizzare.

Farò outing. Lo pensavo anch’io, a vent’anni, quando raccontai fra amici una barzelletta sugli ebrei. Era una barzelletta paradossale, che avevo sentito chissà dove, e che non pensavo rivestisse nessuna carica offensiva. Ma al tavolo c’era un ragazzo ebreo, figlio di vittime dei lager. Sentir parlare per scherzo delle camere a gas non lo divertì, e io mi vergognai molto.

Me ne vergogno ancora, e almeno quella vergogna mi serve a comportarmi meglio. Quando un premier – per fare un esempio – dice una battuta su un presidente degli Stati Uniti di colore, o sulla comunità ebraica, non può pensare che qualcuno non se la prenda. Nella sfera pubblica c’è sempre qualche commensale che non gradisce, magari a migliaia di miglia di distanza.

Anche le donne belle (e il doppio quelle non belle) potrebbero dunque prendersela, e ribadire alcune ovvietà: per esempio, che la dignità femminile viene protetta da non molto con la necessaria severità dagli stupri. E’ stata una buona battaglia. Sarebbe bene non gettarla al vento, perché ci ha resi migliori.

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