Pubblicato da: faustocolombo | 25, gennaio, 2009

Ancora sul triviale e sulla società italiana

Ieri ho postato un video di Cochi e Renato, tratto da I poeta e il contadino, 1973. L’ho postato per poterne discutere oggi, tornando alla categoria del trivale, come la presenta Yves Jeanneret.

In effetti, in quella televisione, il duo comico mise a punto e riprese, adattandola al mezzo (nello specifico Il poeta e il contadino è una trasmissione serale, in realtà, ho controllato), la propria comicità da cabaret stralunato, coinvolgendo fior fior di autori. Per la storia del duo si può leggere la voce wikipedia (http://it.wikipedia.org/wiki/Cochi_e_Renato). Dunque c’era un circuito con un suo pubblico, una certa comicità, che trasferendosi su un altro medium, come la Tv, ha un grande successo (non succede a Totò con il cinema?). Ma in questo caso la televisione di Stato si adegua, dà carta bianca. E ne nasce una trasmissione fortunata, in cui il pubblico non trova quello  he già conosce, ma decreta il successo di una formula nuova, adattamento d un successo (già dotato di un proprio pubblico) cabarettistico.

Siamo in presenza della tipica trivialità di cui parla Yves: abbiamo qui una creazione, una trasformazione, una circolazione che porta a nuove trasformazioni.

Ma la domanda vera è: che cosa c’è di diverso rispetto alla comicità oggi in Tv e nei cinepanettoni, dove tutto suona già visto? Che  cosa determina o favorisce l’abbassamento del livello qualitativo? Appunto l’ossessione di dare la pubblico quello che vuole. Qui si incontra il triviale nel senso ovvio del termine, quello di banalità e volgarità. Si dà quello a cui si presume che il pubblico sia abituato, quello lo riconosce e – come dice il vecchio Mac – si adegua a ciò che ha, invece di cercare ciò che desidera.

Ci tornerò sopra, ma mi sembra importante riflettere sullo snodo che porta alle Tv private, e anche alla ricnorsa Rai alla loro programmazione. Perché c’è una trivializzazione del nostro Paese, e c’è la mancanza di circolazione di trivialità, nel senso di Yves. Ci torneremo ancora.

Intanto, buon vento, naviganti.

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