Pubblicato da: faustocolombo | 19, gennaio, 2009

Del sogno e del disincanto (ancora su Giorgio Gaber)

Avrete tutti capito che amo Gaber. Ogni tanto lo cito. Sogno di parlarne a lungo nel mio libro. Aveva una lucidità ironica, che non mascherava la sofferenza, ma nemmeno la traduceva in concioni moralistiche o in narcise elemosine di solidarietà. Guardava all’Italia che amava, e odiava, come molti intellettuali della sua e della mia generazione. La sua era un’Italia interiore, un paesaggio cui si guardava respirando l’aria dei nostri tempi, e sentendolo galleggiare nei polmoni. Non era tenero, né con se stesso e le sue (le nostre) nevrosi, né con il suo (il nostro) Paese.

Ogni tanto riscopro qualche sua canzone che parla anche di me, in un modo che non so dire. Questo blog non ha il compito di parlare di me, e non farò eccezioni alla regola, ma almeno fatemi linkare questa storia gaberiana che sento molto mia, che mi sembra meravigliosa e mi ha profondamente commosso.

Fa parte del recital, scritto a quattro mani con Alessandro Luporini E pensare che c’era il pensiero, del 1995.

Magari a voi fa schifo, oppure non riuscite a capire esattamente di cosa si parla. Ma in questo gioco fra la memoria e l’oblio che caratterizza il nostro Paese mi sembra utile farvela (ri)sentire, perché presenta una lettura molto complessa e molto vera di un pezzo dei sogni e della cultura di molti, al di là delle ideologie, o meglio prime che queste smettessero di essere speranze:

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Buon vento naviganti. Dalla tolda di questa nave continuo a leggere il mare, a prua e a poppa. Non faccio prediche, ma se credete a qualcosa continuate a farlo, per favore. I tempi cambieranno e bisognerà essere pronti, con qualche speranza nuova.

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Responses

  1. alcune considerazioni

    chi è l’intellettuale oggi? Masscult o midcult?

    Annozero, la guerra dei bambini, masscult o midcult?

    Trovare le notizie sulla rete o nel passaparola per poter manifestare il consenso per la pace nonostante tutti gli ‘ismi’ ideologici che non ci rappresentano è midcult o masscult?

    L’industria culturale forse è davvero ad una svolta, come dice Mattia, come sento io.

    “E l’inferno è certo” E.Montale, Le Occasioni, Mottetti, da: “Lo sai: debbo riperderti e non posso”, 1937 pubblicata in Einaudi 1939

  2. Sabato sera sono stato a Casalbuttano, nella profonda campagna cremonese, ad assistere allo spettacolo di Giulio “Estremo” Casale dal titolo “Formidabili quegli anni”, liberamente ispirato all’omonimo testo di Mario Capanna.

    Mi permetto di segnalarti un’intervista qui: http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliCultura.aspx?id=5298

    C’è tanto Gaber in Giulio Casale. E c’è tanta riflessione sul Sessantotto, inteso come anno solare ricco di avvenimenti e proteste su scala globale. C’è un bel pezzo di Italia e di Milano, in questo spettacolo. C’è soprattutto l’impietoso confronto con la miseria umana e culturale (e quindi politica) dell’oggi, dominato da un sostanziale immobilismo. Bello e interessante.

    Buone cose..

  3. Rispondo a Paolo, e a Giuliana. Quello che provo a dire (ma vedo che non sono solo) è che nel dibattito ogni tanto si perde il senso di quello che dovremmo cercare, in qualunque società. Che è la possibilità di altro, di altrove, di qualcosa di diverso. Tornando a Mac e alla lepre marzolina: abbiamo quello che ci piace? O ci facciamo andare bene quello che abbiamo? E come ci educhiamo gli uni gli altri a cercare sempre, a non arrendersi al pensiero unico dell’homo oeconomicus (per dirne uno, ma forse sarà anche unico, ma non è un pensiero). E in tutto quello che abbiamo buttato via delle ideologie certo passate, certo foriere anche di orrori, non c’era da qualche parte anche una bella carica di utopia e speranza? C’è ancora? La possiamo riscoprire? Questo è il senso della cultura. E quella cultura non è né masscult né midcult, ma certamente ne passa poca per la strada, oggigiorno, non trovate? E allora ha ragione certo Mattia a dire che oggi molti sono vaccinati dal masscult, ma se non c’è scambio, discussione, azione, tutto questo potrebbe, drammaticamente, non bastare. Per questo credo all’università, un luogo dove coltivare la memoria voglia dire pensare un futuro diverso. E credo al dialogo, come su questa smandrippata nave.

  4. La perfezione è rara a vedersi ma in questo pezzo Gaber ne ha da vendere di perfezione. Non so quanti di voi amano e fanno teatro, ma credo che chiunque veda questo monologo viene colpito da qualcosa e rimane minimo due minuti in silenzio a bocca aperta e poi lo rivede e lo rivede ancora finchè non riesce a capire tutto o a non capire niente! Il ritmo, i movimenti, i cambiamenti di tono, intensità, volume, le pause, i gesti, le parole è un tutt’uno completo, armonico…è comunicazione perfetta secondo me, nulla è a caso eppure lo sembra…e mi viene da pensare che di grandi artisti così oggi se ne sente veramente la mancanza! E’ questione di arte qua e poco ci si può fare, queste bellezze le possono regalare solo i veri grandi artisti quelli con il talento vero nel sangue che scorre nelle vene…
    Questo video lo avrò visto almeno 30 volte o più tanto da saperlo a memoria e da invidiarne profondamente la bravura…ogni volta che lo ascolto continuo ad immaginare quei ”qualcuni comunisti” di piazza fontana, brescia, la stazione di bologna eccetera eccetera eccetera….e a pensare a chi è invece oggi comunista o meglio a chi oggi è in grado di credere in qualcosa come lo si credeva allora….per qualche giorno ho avuto l’impressione che le piazze d’Italia si fossero trasformate in una sorta di Agorà Greca, erano piazze che respiravano aria di libertà, di discussione e di voglia di capire quasi come quei comunisti di Gaber che in un modo o nell’altro tentavano con il loro ‘essere comunisti’ di farsi sentire unendosi al coro di voci sollevate…mi chiedo quando saremo pronti a farlo anche noi, quando riusciremo a sintonizzarci su uno stesso canale per far sentire che ci siamo e se tra tutti questi canali, pieni di comunicazioni fittizie e prigioniere di una società che vuole farci credere cosa vogliamo e cosa no, riusciremo a trovarne uno nostro!…chissà cosa avrebbe detto Gaber dei nostri giorni…non ho risposte a tutti questi miei quesiti ma una certezza si: qualsiasi cosa lui avrebbe detto io sarei stata ad ascoltarlo intere ore probabilmente con gli occhi spalancati e la bocca aperta!
    buon vento a Giorgio dovunque si trovi e buon vento a noi naviganti di un blog infinito!


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