Pubblicato da: faustocolombo | 18, gennaio, 2009

Masscult, midcult e il caso Italia

Tanto per tranquillizzare i naviganti, voglio dire che il pippone (con annesso dibattito nei comments) su Macdonald non è una paranoia da prof. Il problema è che molte delle cose (molte, non tutte) che il vecchio critico della Partisan scriveva negli anni Cinquanta dovrebbero inquietarci ancora. Ieri Mattia è intervenuto con un commento molto secco e propositivo, e io gli ho risposto genericamente.

Oggi provo a riprendere il testo di Mac in qualche punto pertinente.

Innanzitutto, che cosa sono masscult e midcult (due categorie applicate al modello statunitense di sviluppo)? Il primo è il frutto dell’industrializzazione della cultura popolare, ossia della creazione di un’industria che provvede a dare al popolo quello che prima il popolo si faceva da sé nella cultura popolare (che da noi chiamiamo folclore). Le sue caratteristiche sono, in sintesi: l’uso di formule (per esempio i generi cinematografici o letterari come il giallo o il western), la reazione controllata (cioè la capacità di prevedere le emozioni che il testo dà al suo pubblico), la mancanza di qualsiasi metro di misura tranne la popolarità. Tutto ciò si genera a causa dell’afflusso di masse europee negli States, cui bisogna offrire una cultura adeguata, che finisce per essere una specie di brodino accettabile da tutti, che tutte le comunità nazionali immigrate sostituiscono alle proprie radici.

Lo sviluppo dell’università, dell’alfabetismo, del benessere, favoriscono poi la nascita di una classe media, cui si dedica il Midcult, cioè un’offerta che finge di rispettare i modelli dell’Alta Cultura, “mentre in effetti li annacqua e li volgarizza”, generando il kitsch. Esempio fra i diversi fatti da Mac è Il vecchio e il mare di Hemigway, che frutto al suo autore il Pulitzer e un Nobel, ma che secondo Mac è una incredibile porcheria midcult, che finge universalismo sostituendo il sano e meraviglioso realismo di cui Hemingway era capace.

Proviamo ad applicare questo all’Italia. I cinepanettoni sono masscult? Non sono forse il perfetto sviluppo di quella tradizione del cinema italiano cominciato con lo sfruttamento di grandi maschere dell’avanspettacolo (Totò, ma persino Franchi e Ingrassia) che venivano da una tradizione di spettacolo popolare e si trovarono ingabbiati nella logica industriale di massa?

E la nascita di intellettuali che sbandierando una cultura letteraria diventano personaggi di massa (uno su tutti Sgarbi, per esempio), non sono forse un esempio di midcult, nato quando la nuova piazza televisiva ha cominciato a erodere i meccanismi di costruzione delle élites intellettuali?

Così, tanto per discutere. Sono accetti esempi.

Ho ancora una cosa importante da riportare di Mac, ma sarà per la prossima volta.

Buon vento, naviganti.

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Responses

  1. Proprio qualche giorno fa leggevo su Repubblica l’anticipazione di un articolo di Zigmunt Bauman dal titolo “L’avanguardia che non c’è più” (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/01/19/avanguardia-che-non-piu.html).

    Nel testo il sociologo descrive l’atteggiamento di un certo Stephen Fry, “un attore britannico popolarissimo sempre sul palcoscenico, al cinema e in televisione, rinomato per la sua arguzia e il suo talento di narratore, modello vivente dello stile di vita che gli aspiranti membri dell’ élite artistico-culturale vorrebbero tanto abbracciare, è un ospite molto desiderato in qualsiasi salotto intellettuale londinese e in qualsiasi party che ambisca al rango di “favola della città”, e un indirizzo molto ambito nella rubrica di qualsiasi network con una ragionevole pretesa di prestigio e di rilievo; in breve, una persona dall’ enorme influenza sulle menti di qualsiasi cosa possa essere definita l’ attuale “élite culturale””.

    Provate a proseguire la lettura… Bauman racconta di un “outing” particolare di Fry… possiamo forse considerarlo un esempio di Midcult o c’è dell’altro? Mah… mi sento un pochino sperduta… certo concordo con le parole conclusive del sociologo: “La cultura liquido-moderna non ha “persone” da “coltivare”, piuttosto dei clienti da sedurre. E diversamente dal suo predecessore “solido-moderno”, non desidera più fare in modo, alla fine ma il prima possibile, di terminare il lavoro. Il suo lavoro consiste ora nel rendere la propria sopravvivenza permanente, rendendo temporali tutti gli aspetti della vita dei suoi vecchi pupilli, ora rinati come clienti” (Masscult?!?!?!).

    Solo un’osservazione, però. Non mi voglio certo mettere sul piano di un sociologo della portata di Bauman, ma…. lui parla e discute ancora di “cultura LIQUIDO-MODERNA”. Non pensate che (a partire da questo blog) ci stiamo costruendo i presupposti, le ali del gabbiano (per dirla à la Gaber) che questa volta ha la forza e la volontà di volare verso una cultura POST-MODERNA?

  2. […] che è un po’ la premessa di tutto il libro (Fazio come nuovo sacerdote della nuova cultura midcult). In effetti tutti e sei i personaggi si dimostrano molto interessanti e meritevoli di analisi un […]

  3. […] che è un po’ la premessa di tutto il libro (Fazio come nuovo sacerdote della nuova cultura midcult). In effetti tutti e sei i personaggi si dimostrano molto interessanti e meritevoli di analisi un […]


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