Pubblicato da: faustocolombo | 14, gennaio, 2009

Vita da barone … tanti anni fa

Ho visto che la piccola recensione alla prima prova letteraria di Pietro Cuomo ha sollecitato i naviganti… Me ne rallegro. Ricevo tanti libri, a parte quelli che compro, e ogni tanto qualcuno mi colpisce, per le ragioni più disparate. L’ultimo l’ho trovato stamattina, piovuto nella mia casella della posta. So chi me l’ha mandato. Un amico il cui padre, ora scomparso, è stato per lunghi anni un luminare di un campo molto specialistico della medicina. Una volta, in vacanza insieme, il mio amico mi ha parlato di lui, e di questo suo libro, scritto sotto pseudonimo. Si intitola Vita di barone (pensate un po’). 1943-1978. E’ stato edito da Armando nel 1982, firmato con il nome di Simone Bodel.

E’ una raccolta di piccoli episodi, di annotazioni a margine, di considerazioni su ciò che va e non va nell’accademia e nella medicina italiana di quegli anni. Un libro aggraziato, pieno di buon senso e di stile.

I capitoli sono tutti designati da un anno. L’ultimo, appunto, è il 1978. L’anno in cui mi sono laureato, e ho deciso che avrei provato a fare la carriera universitaria. Ho sentito una stretta al cuore, perché ho avuto il senso di un passaggio di consegne. L’accademia ha una tradizione. Dentro ci si assomiglia, nel bene e nel male. Il grande medico che qui si chiama Simone Bodel aveva molte cose in cui mi riconosco: il senso di una missione, la dolcezza nel guardare i giovani che crescono, o l’incazzatura nel vederli fermare, prigionieri delle loro paure, l’orgoglio di appartenere a un’élite che fa qualcosa per la società in cui viviamo.

Lo devo ribadire? Sono orgoglioso di fare quello che faccio. Sono orgoglioso dei molti che lavorano come e più di me. In questi tempi bui l’università continua a essere al centro del mirino, come una cosa vecchia e malfunzionante, quasi da buttare via. Ma non è così. Se la si butta via si perde l’ultima occasione di alvare questo Paese.

Scusate lo sfogo. Onore a Simone Bodel. Le persone vere non passano mai.

Buon vento


Responses

  1. Dai prof, non mollare. Abbiamo bisogno, oltre al sapere, anche di sapore ! E’ quello che distingue chi crede in quello che fa dal mestierante.
    Certo, di carriera, non ne farai molta……….
    Buon vento, possibilmente freddo

  2. Grazie. Non mollerò. Mi piace troppo questo mestiere.. (e questo blog, per le persone che ci scrivono…)

  3. Ho avuto la fortuna di vivere veramente l’università, nel senso che ci ho trascorso dentro intere giornate passate a seguire le lezioni a chiaccherare nei chiostri a fare un pò di tutto ed anche un pò di niente, ed ho amato tutto di quel mondo che senza ombra di dubbio mi ha dato la possibilità di pormi domande e dubbi e di imparare a saper guardare oltre. Ad Ottobre ho avuto una seconda fortuna, quella di essere mandata dalla radio in cui sono stagista a seguire l’onda delle scuole e delle università sollevatasi contro il disegno legge gelmini…
    Bene, credo che mai come in quell’occassione io mi sia resa conto di quanto sia necessario una ventata fresca nei bui meandri delle università italiane, di quanto la nostra università sia stata rovinata dalle manovre di interesse politico e non solo, di quanto siamo indietro rispetto al resto del mondo e di quanto in quelle aule e in quei corridoi ci sia gente che vuole sapere, vuole chiedere, vuole dialogare…ho passato ore intere e giorni a dialogare con studenti e professori a cercare di capire perchè la meritocrazia da noi non funziona, perchè non andiamo avanti, perchè c’è chi non si occupa della propria università e non riesce a porsi domande ect ect…
    Alla fine, come è ormai evidente a tutti, l’onda di protesta si è calmata e adesso probabilmente studenti e professori sono tornati dentro le loro aule abbandonando le piazze che hanno fatto da cornice ai loro dibattiti, ma mi rimane comunque l’entusiasmo e la brillantezza di quei ragazzi e di quei docenti che sicuramente sono gli unici ad avere ”sapore e sapere” e sono anche gli unici che sperano e credono che l’università merita di essere salvata, protetta e deve essere portata avanti da loro, da quei cervelli pensanti che finchè continueranno a chiedersi il perchè continueranno a salvare questo paese.

  4. Grazie per la recensione, mi avrai riconosciuto tra le pagine del libro, forse, come il mangiatore di gelati.

    In Univ. sono stato 10 anni, poi mi sono stufato e, per fare ricerca, ho dato vita ad una fondazione (www.faev.org). Chi fa da se fa per tre… ma che fatica!

    Luca


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