Pubblicato da: faustocolombo | 12, gennaio, 2009

Ancora sulla memoria…

Penso e ripenso sul caso del padre di Lara, che lei ci ha segnalato nel suo commento. Dunque: abbiamo qui un soggetto (baby boomer, tra l’altro), che regala alla figlia un libro autografo, un prodotto artigianale assolutamente unico, in cui ricostruisce la propria storia e il proprio diario memoriale per i primi dieci anni di vita.

E’ in fondo il lavoro che ho cercato di fare con Boom, ma elevato a potenza, perché qui c’è la costruzione di un vero circuito di memoria privato, che è di generazione in generazione, ma è anche di padre in figlia, e insieme è un dono molto, ma molto personale.

Effettivamente, come segnala Lara, c’è una corelazione con il blog di Roberta, ma in questo caso mi pare che la scelta della manualità aggiunga qualcosa, perché la scelta di raccontare è del soggetto stesso che ricorda (nel caso di Roberta Bartoletti è chi si è trovato a essere destinatario dei ricordi che ricostruisce la storia), e la forma adottata ha a che vedere con un ritorno alla fisicità del rapporto.

Mi piacerebbe – ma forse chiedo troppo – che il padre di Lara ci raccontasse la sua scelta.

Intanto, buon vento.

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Responses

  1. Sono il papa’ di Lara. Rispondo volentieri sui perche’ di questo mio racconto con l’ultimo capitoletto che ho intitolato INTERVALLO.

    Non la chiamo fine perche’ non c’e’ mai un termine, perche’ i ricordi, come la vita continuano e si tramandano. Chiamiamolo intervallo, momento di pausa perche’ tutto prosegue, tutto ha un dopo.
    Sono solo tredici anni di vita. quanti anni sono passati da allora, quanti cambiamenti, quante strade abbandonate e qualcuna ripresa.
    A pensarci bene e’ sbagliato chiamarli ricordi perche’ quelle persone, quelle cose, quei fatti non sono svaniti, ma rimangono l’essenza, il mio vestito.
    Non c’e pietra, non c’e’ legno, non c’e’ profumo, non c’e’ rumore che non abbia il suo significato, il particolare che segnano il nostro essere.
    Di una persona non mi ineressa cosa ha fatto, le apparenze, ma l’essenza. Quella che ci fa unici, ci contraddistingue ed ha il volto della nostra anima.
    Certo e’ pericoloso, difficile ed autolesionista mostrarci per quello che siamo perche’ deboli ed attaccabili, ma solo cosi’ possiamo essere amati.
    Il mio potrebbe sembrare un percorso nostalgico. Non nego che un po’ lo e’, ma vuole essere soprattutto un segnale di speranza, un segnale per il futuro. Non e’ mai troppo tardi per scoprire se’ stessi, per migliorarsi ed in fondo volersi bene.
    Mi scuso per gli errori grammaticali, per le ripetizioni etc etc., ma mi premeva buttar giu’, di botto i pensieri ed i ricordi.
    Per sistemare tutte le banalita’ in fondo mi rimane tanto di quel tempo…..

    Spero che la mia risposta sia esauriente e ringrazio per lo spazio. A proposito dello scrivere a mano, in fondo, la risposta e’ scritta sopra.
    Buon vento. Alberto

  2. Caro Alberto, grazie, grazie davvero di questa piccola perla. Grazie di essere entrato fra i naviganti. E’ vero, come diceva il titolo di una trasmissione che penso abbia visto e amato anche tu quando eravamo bambini, non è mai troppo tardi.


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