Pubblicato da: faustocolombo | 7, gennaio, 2009

Ancora (e sempre) sul ’68

Avviso ai naviganti. In una delle ultime lezioni agli studenti del triennio avevo esposto una analisi semiotica piuttosto classica (temo voglia anche dire un po’ datata) degli anni Sessanta dal punto di vista di due dei loro simboli più evidenti: i capelli lunghi e la minigonna. Ne ho ricavato un piccolissimo articolo per un bellissimo (a dispetto del mio contributo) numero della rivista Engramma, dedicato al Sessantotto: http://www.engramma.it/eOS/index.php. Rimando volentieri alla vostra lettura e ai vostri commenti.

Buon vento.

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Responses

  1. Caro Fausto,
    molto interessante l’ipotesi che una frattura culturale si esprima attraverso contrapposizioni dimensionali. E come ogni buono spunto semiotico sollecita anche qualche deriva.
    Uscendo dal ’68, per esempio. Negli anni Ottanta (tra le tante forme di rottura con i ’70) la contrapposizione durevole/effimero. Un esempio? FMR la rivista di Franco Maria Ricci, si leggeva come il francese “effemer”. E poi, molto più evidente, la tecnologia degli anni Novanta ha portato con sé l’altra grande contrapposizione grande/piccolo.
    Solo qualche spunto per riflessioni più ampie
    buon vento

  2. cari nik e fausto,
    si potrebbe anche dire che nel XXI una contrapposizione socioculturale si esprime nell’affermazione politica della piazza virtuale e poi spaziale (news power/carta stampata) rispetto alle inadeguate sedi istituzionali?


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