Pubblicato da: faustocolombo | 5, gennaio, 2009

Era il 1967…

Fra le mie letture vacanziere c’è stato posto per il volumetto su Totò di Valentina Pattavini, Non principe, ma imperatore, allegato al DVD Stile libero Einaudi dedicato al grande attore e caratterista napoletano. Libro interessante proprio nella sua capacità di essere informativo anche in direzione del contesto storico in cui si è formato ed è cresciuto Antonio De Curtis. Mi soffermo però su una coincidenza: la data di morte di Totò, il 15 aprile 1967. Uno dei problemi che ho nello scrivere il mio nuovo libro è quello delle date utili per la periodizzazione. Mi sono ricordato che in un vecchio lavoro sugli anni Settanta avevo fatto cominciare quel decennio (battezzato per l’occasione Gli anni delle cose) proprio nel 1967. C’era la prima contestazione universitaria, c’era la morte di Luigi Tenco. Avevo semplicemente rimosso Totò.

Ora mi sembra più significativo che se ne sia andato in quell’anno, in quel periodo, in cui qualcosa di nuovo stava cominciando, e in cui anche – come sempre – qualcosa finiva. Totò aveva incarnato il paradosso di un attore premiato dal pubblico i cui prodotti cinematografici erano sempre stati piuttosto contestati dalla critica più intellettuale. Lo stesso attore ne aveva sofferto, anche se l’incontro con Pasolini aveva costituito da questo punto di vista una sorta di riscatto. Nel decennio successivo ci fu probabilmente la definitiva separazione fra la cultura seria degli intellettuali e quella commerciale per il pubblico  che continuava a emergere dai fumetti (vedi la versione nera e quella porno più o meno soft degli albetti tascabili), dal cinema di consumo (ancora l’erotico, ma anche il poliziottesco), non ancora dalla Tv (perché quella era pur sempre ancora monopolista, almeno fino alla metà del decennio, e lavorava ancora in un progetto di serietà culturale, bene o male intesa).

Ho rivisto gli spezzoni cinematografici di Totò. Sì, lui e le sue spalle  (e chiamiamole spalle: Macario, Peppino De Filippo, Nino Taranto…) sono straordinari… Ma non lo sono che molto di rado i film. In quegli spezzoni assaggiamo ora la vicenda di un altro medium, che Totò ha vissuto interamente: quello dell’avanspettacolo e poi del varietà. Totò è un personaggio di quel mondo, di quella sintesi culturale, prestato al cinema e da quello sfruttato più o meno a fagiolo. Totò era, da questo punto di vista, un intellettuale organico, nel senso gramsciano: ma organico al suo pubblico, quello dei teatri e che ne aveva viste di ogni, attraverso la miseria di prima, durante e dopo il fascismo, la guerra, la ricostruzione….

Cari naviganti, siamo ripartiti.

Buon vento di nuovo anno.

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Responses

  1. Date per tuo nuovo libro, Totò, PPP: ulteriori spunti? Il blog, la cultura sottile

    Caro Fausto, forse per il tuo nuovo libro alcune date e idee possono farti comodo. Inizio dalle date e dei fatti culturali ad esse collegate.

    Il 21 agosto 1964 muore Togliatti. Questa data secondo PPP segna uno spartiacque nella percezione dell’ideologia di sinistra da parte della società italiana.

    Nel 1966 PPP gira con Totò e Ninetto Davoli, in compagnia di un corvo e Luna, Uccellacci e Uccellini, http://www.youtube.com/watch?v=SmvC-kXZGE4

    Alcune note della trama del film
    “Passando di periferia in periferia, mentre discorrono della vita e della morte, i due incontrano sulla loro strada uno strano compagno, un Corvo parlante che li interroga sulla ragione del loro viaggio e su quale sia la meta…Di fronte alla reticenza dei due campagnoli, il Corvo dichiara di venire da lontano e di essere uno straniero. La sua patria, dice in tono sarcastico, si chiama Ideologia e vive nella capitale, la Città del Futuro, in via Carlo Marx …. Di nuovo in cammino, il Corvo Totò e Ninetto incrociano prima i funerali di Togliatti e quindi su una strada di campagna fanno conoscenza con Luna, una prostituta…Dopo che padre e figlio si sono alternati fra le braccia della ragazza, il Corvo vuole offrire un saggio anche qui delle sue conoscenze sociologiche e “di quanti problemi si potrebbe parlare a proposito di puttane!” …. Affamato ed esausto a causa del cammino e dei discorsi del Corvo, Totò ad un certo punto mette il figlio al corrente di un certo progetto culinario. Avvicinandosi quindi al Corvo, con gesto affettuoso, lo strozza. Quando Totò e Ninetto si allontanano, del Corvo restano solo le zampe, qualche piuma e dei residui carbonizzati. Ma il Corvo l’aveva previsto. Secondo una frase dell’insigne filologo Giorgio Pasquali, da lui stesso citata, “I maestri sono fatti per essere mangiati in salsa piccante”.

    1 novembre 1975, “Siamo tutti in pericolo”. Intervista a Pier Paolo Pasolini di Furio Colombo a Pier Paolo Pasolini pubblicato sull’inserto “Tuttolibri” del quotidiano “La Stampa” l’8 novembre del 1975 Questa intervista ha avuto luogo sabato 1° novembre, fra le 4 e le 6 del pomeriggio, poche ore prima che Pasolini venisse assassinato. Il titolo dell’incontro che appare in questa pagina è suo, non di Colombo:”Ecco il seme, il senso di tutto – ha detto – Tu non sai neanche chi adesso sta pensando di ucciderti. Metti questo titolo, se vuoi: “Perché siamo tutti in pericolo””.

    Pasolini, tu hai dato nei tuoi articoli e nei tuoi scritti, molte versioni di ciò che detesti. Hai aperto una lotta, da solo, contro tante cose, istituzioni, persuasioni, persone, poteri. Per rendere meno complicato il discorso io dirò “la situazione”, e tu sai che intendo parlare della scena contro cui, in generale ti batti. Ora ti faccio questa obiezione. La “situazione” con tutti i mali che tu dici, contiene tutto ciò che ti consente di essere Pasolini. Voglio dire: tuo è il merito e il talento. Ma gli strumenti? Gli strumenti sono della “situazione”. Editoria, cinema, organizzazione, persino gli oggetti. Mettiamo che il tuo sia un pensiero magico. Fai un gesto e tutto scompare. Tutto ciò che detesti. E tu? Tu non resteresti solo e senza mezzi? Intendo mezzi espressivi, intendo…

    Sì, ho capito. Ma io non solo lo tento, quel pensiero magico, ma ci credo. Non in senso medianico. Ma perché so che battendo sempre sullo stesso chiodo può persino crollare una casa. In piccolo un buon esempio ce lo danno i radicali, quattro gatti che arrivano a smuovere la coscienza di un Paese (e tu sai che non sono sempre d’accordo con loro, ma proprio adesso sto per partire, per andare al loro congresso). In grande l’esempio ce lo dà la storia. Il rifiuto è sempre stato un gesto essenziale. I santi, gli eremiti, ma anche gli intellettuali. I pochi che hanno fatto la storia sono quelli che hanno detto di no, mica i cortigiani e gli assistenti dei cardinali. Il rifiuto per funzionare deve essere grande, non piccolo, totale, non su questo o quel punto, “assurdo” non di buon senso. Eichmann, caro mio, aveva una quantità di buon senso. Che cosa gli è mancato? Gli è mancato di dire no su, in cima, al principio, quando quel che faceva era solo ordinaria amministrazione, burocrazia. Magari avrà anche detto agli amici, a me quell’Himmler non mi piace mica tanto. Avrà mormorato, come si mormora nelle case editrici, nei giornali, nel sottogoverno e alla televisione. Oppure si sarà anche ribellato perché questo o quel treno si fermava, una volta al giorno per i bisogni e il pane e acqua dei deportati quando sarebbero state più funzionali o più economiche due fermate. Ma non ha mai inceppato la macchina. Allora i discorsi sono tre. Qual è, come tu dici, “la situazione”, e perché si dovrebbe fermarla o distruggerla. E in che modo.

    1976, Uccellacci e uccellini con Totò e Ninetto Davoli , stralcio di intervista a PPP pubblicata su “la Repubblica”

    Come mai, in Uccellacci e uccellini, per trovare un antagonista ad un intellettuale di sinistra in crisi lei ha scelto proprio questo tipo di personaggio già codificato nel qualunquismo?

    La mia ambizione era proprio quella di strappare Totò dal codice, cioè di decodificarlo. Come era il codice attraverso cui uno poteva interpretare Totò allora? Era il codice del comportamento dell’infimo borghese italiano, dell’infima borghesia portata alle sue estreme espressioni di volgarità e di aggressività, di inerzia, di disinteresse culturale. Totò, innocentemente, faceva tutto questo, vivendo parallelamente (attraverso quella dissociazione di cui parlavo prima) un altro personaggio che era al di fuori di tutto questo. Però il pubblico lo interpretava attraverso questo codice. Ed allora io per prima cosa ho cercato di passare un colpo di spugna su questo modo di interpretare Totò ed ho tolto tutta la sua cattiveria, tutta la sua aggressività, tutto il suo teppismo, tutto il suo fare sberleffi alle spalle degli altri. Questo è scomparso completamente dal mio Totò. Il mio Totò è quasi tenero, e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica, direi, non fa le boccacce dietro a nessuno. Sfotte leggermente qualcuno ma come qualche altro potrebbe sfottere lui, perché è nel modo di comportarsi popolare il desiderio di sfottere qualcuno… ma è una sfottitura leggera e mai volgare. Quindi, come prima cosa ho cercato di decodificare Totò, avvicinandomi il più possibile alla sua vera natura che veniva fuori in quel modo strano che dicevo. Una volta fatto questo, l’ho opposto in quanto antagonista all’intellettuale marxista ma borghese. Ma è un antagonismo che non sta in Totò o nel corvo che fa l’intellettuale, sta nelle cose. Insomma ho opposto un personaggio innocente, fuori dall’interesse politico immediato, cioè fuori dalla storia, a chi invece fa della politica il suo vero e più profondo interesse e vive in quella che lui crede essere la storia. Cioè ho opposto esistenza a cultura, innocenza a storia.

    Passo a ciò che i tuo blog, Fausto, mi significa: non induce solo alla scrittura ma anche al pensiero e al dialogo aperto su contenuti partecipati. E’ come se un filo rosso che ci nutre da dentro grazie al tuo blog emerge e fa scaturire nuovi pensieri aggregati. Mi emoziona e permette alla luce interiore di continuare a illuminare ciò che a volte è solo intuizione, esperienza, conoscenza, estetica, trasmissione e condivisione.
    Grazie di avere ricominciato il viaggio nel 2009. Chissà dove ci condurrà la rotta… spero di non deviarla troppo. Buon vento.
    Giuliana


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