Pubblicato da: faustocolombo | 14, dicembre, 2008

Appunti per un nuovo libro

Ultima puntata dell’analisi Aiazzone (ancora da approfondire, in modo più scientifico, naturalmente) e prima puntata di una serie di appunti più sistematici sul progetto di un nuovo libro sulla cultura sottile del nostro Paese nel secondo dopoguerra.

A partire dagli anni Ottanta accadono una serie di fenomeni, che vengono tradizionalmente definiti “riflusso”, come se l’ondata di piena della contestazione si fosse esaurita e si ritirasse, facendo riemergere i valori tradizionali e più conservativi della società italiana. La mia interpretazione è opposta. In questo periodo, se ho ragione, si materializza dal vivo una cultura della provincia italiana che fino a quel punto aveva raggiunto la visibilità sociale (cioè la dignità della rappresentazione pubblica) solo attraverso la rilettura letteraria e artistica (Gadda, il neorealismo, Pasolini…). Che cosa sblocca questa possibilità di autorappresentazione? Appunto la nascita delle Tv commerciali. Ma più a fondo, proprio la contestazione, che limita la fiducia nelle istituzioni come luogo della mediazione culturale e politica, mette in crisi il ruolo del servizio pubblico, e così via. La riforma della Rai è un esempio dell’ultimo tentativo di produrre una mediazione di questo tipo, per esempio con i programmi dell’accesso. Ma le piccole Tv commerciali, riprendendo i diritti di partecipazione e declinandoli come diritti al consumo, liberano le risorse della provincia italiana (piccola borghesia, media borghesia nascente, aristocrazia operaia), dando il senso di una nuova affluenza sociale. Insomma, proprio l’egualitarismo degli anni Settanta, declinandosi diversamente (da condivisione partecipativa a rivendicazione di un’eguaglianza materiale), dà alla provincia e ai suoi media il modo e le strategie per proporsi alla vita pubblica.

Fenomeni da studiare: lo sviluppo dell’interazione banale con il pubblico (Raffaella Carrà e le trasmissioni di telefonate in diretta), l’esibizionismo volgare della figura femminile (da Drive In a Stryx) e la santificazione della nuova pornografia (Ilona Staller alias Cicciolina eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale). L’idea di vicinanza delle istituzioni (Pertini Presidente della Repubblica e la retorica che l’accompagna, la nuova notiziabilità dei Papi dopo Paolo VI), ma anche della realtà (le dirette fiume d Vermicino o dell’esondazione in Valtellina). In una parola, le basi di quella che oggi è la nostra cultura triviale (uso il termine nell’accezione del bellissimo libro di Yves Jeanneret, di cui parlerò a breve).

Molto lavoro da fare. Stare un po’ sottocoperta, ma insieme guardare avanti, molto avanti.

Buon vento, naviganti, il nuovo viaggio è appena cominciato.

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Responses

  1. cultura triviale

    la rilettura della cultura italiana attrverso l’universo mediatico delle tv commerciali anni ’80 mi pare azzeccato. c’ero, l’ho vissuto in diretta. nel 1981 avevo 14 anni. sull’esodanzione della tv commerciale nella vita di provincia, ricordo che a vermicino andò pure pertini, e la morte di Alfredo in diretta in tutte le province d’Italia mentre tentavo di studiare per la maturità, sapendo che quell’occhio maledetto avrebbe rappresentato l’inizio di una serie di intrusioni, rese oggi banali dai vari Grandi fratelli o isole dei famosi, mi impedivano la concentraazione. se c’era l’occhio in diretta sulla tragedia, non potevi non sapere, e quindi guardare. ricordo lo stesso effetto che mi fecero i mondiali, anch’essi in diretta. e la medesima reazione di fronte all’occhio aperto comunque su una realtà a cui tu accedi sempliceemnte con il da poco introdotto telecomando, mi fece orrore. tuttavia la mia reazione fu la stessa, appiattita dall’etere. devo ammettere che qualche anno più tardi, forse avevamo già inforcato i ’90, una sera tornata a casa dopo cena scopersi mio padre (cattolico, media borghesia, lettore de Il Giornale e poi de L’Indipendente) a guardarsi in solitudine su TeleNord (come sa di terribilmente vecchio questo nome…) una trasmissione di spogliarelli in diretta.
    Ma faccio un passo in dietro. Scolpita nella mia memoria televisiva è rimasta la faccia della giornalista di Rai 1 che in diretta dovette pronunciare il 2 novembre 1975 in prima serata la morte di Pier Paolo Pasolini. Le parole non riuscivano a esprimere quello che fece la sua faccia. Avevo 8 anni. Accanto a me c’era papà. Fui investita da un impulso irrefrenabile: chi era quest’uomo pubblico che riusciva a sbigottire chi ne doveva enunciare la morte? “Papà chi era Pasolini?” chiesi mentre le notizie continuavano forse con le riprese all’Idroscalo, a quel casino non solo politico ma anche cronacistico che produsse la sua morte. Ero in Provincia, in campagna, perchè all’epoca dall’1 al 4 novembre si faceva vacanza: i santi, i morti, e il 4 la ‘Vittoria’ dell’Italia a seguito della 1 Guerra Mondiale, ero ad Acquasanta, in provincia di Genova, precisamente nel Comune di Mele, dove dai 9 agli 10, avrei frequentato lì in Provincia la 4 e 5 elementare. A pochi passi dal luogo dove avvenne la Strage da parte dei nazifascisti a seguito di una rappresaglia partigiana, la strage del Turchino. Papà rispose “era un poco di buono”. Questa vulgata, già all’epoca non mi convinse ma stetti zitta fino a quando nel 1992 a Parigi seppi a Paris VIII chi fosse Pier Paolo Pasolini, perchè mio padre disse che secondo lui fosse un poco di buono, e la differenza semiologica trasmessa dalla Rai rispetto alle tv commerciali.

    Credo che la nostra generazione che adolescente visse durante l’età più geniale – l’adolescenza – gli anni ’80 possa e debba contribuire a darne una lettura il più fedele possibile della realità culturale in cui eravamo immersi. Il vuoto pneumatico da cui la politica ci escludeva poteva (ma non lo fece come oggi il web o i cellulari) la nostra vita sociale. la dimensione scolastica ci impegnava ancora fortemente oppure quella lavorativa. Le mamme ancora stavano a casa (per la maggior parte), comunque c’erano a sorvegliare in qualche modo il nostro tempo extra scolastico. Almeno in una provincia per bene come quella genovese. anche operaia, e negli anni ’80 Batini regalò alla classe operaia genovese un bel po’ di quattrini con l’occupazione delle banchine e le casse integrazioni unite ai pre-pensionamenti. L’università che frequentai portava i segni della contestazione precedente per me illegibili, ma ben riconoscibili. All’università di Genova trovavi le figle e i figli della Genova bene, ma anche quelli meno bene della provincia ligure e piemontese (quanti dall’alessandrino…).

    tuttavia quella scuola e quell’università avevano escluso accuratamente la poetica pasoliniana. Anche di questo mi resi conto reduce dall’Erasmus, ad una rassegna cinematografica dedicata al suo cinema a Milano, dove W.Siti mi regalò un estratto dalla Rivista di Letteratura italiana dedicato all’espressionismo dell cinema di Pasolini.

    Folgarata questa volta sì dal cinema, mai dalla tv commerciale, iniziò il mio studio più o meno sistematico di chi secondo me aveva compreso gli effetti culturali che la tv commerciale più o meno consapevolmente riusciva a imbruttire ancora di più la politica degli anni successivi. quelli degli anni ’80, ’90, di oggi… Quanto complici le tv commerciali, Fausto?

    Da Petrolio: “L’Elemento della Bruttezza e della Ripugnanza è rimasto sospeso, non valido per i quattro Gironi, popolati esclusivamente da femmine: qui però nel XV Girone, esso torna ad avercorso… Infatti Via xxx è frequentata solo da coppie di giovani s’intende… Le coppie sono di tutti i tipi: ma si comeportano assolutamente allo stesso modo, osservando le seguenti regole: 1) Pretendono l’ammirazione di tutti gli astanti, benchè riescano, e per di più sorridendo, sereni, a non posare nenanche un istante lo sguardo su nessuno; 2) Manifestano nel modo più inequivocabile la loro assoluta autosufficienza e totale mancanza di ogni interesse per ciò che non riguardi il loro xxx rapporto; 3) Si tengono regolarmente – e senza derogare un istante a tale regola – strettamente abbracciati: o è lui che stringe lei al fianco o per la spalla… 4) Tacciono a causa dell’inaffabilità dimostrativa del loro rapporto, che ostentano come provocatorio (in mezzo a centinaia di altre coppie che fanno esattamente la stessa cosa); 5) Parlano, quando parlano, in modo fitto e intimo, come se parlassero un gergo di iniziati, appena percettibile, tanto fra loro l’intesa è immediata…6) Non perdono occasione di scambiarsi qualche bacio”

    Da Appunto 71V Il Merda (Visione: paragrafo diciannovesimo) pp. 360-361

    La gioventù ivi rappresentata e definita brutta, è visionariamente prodotta dall’effetto o dall’emulazione del consumo dell’industria televisiva, oggi potremo dire, dai programmi televisivi che hanno imperversato dagli anni ’80 ad oggi nelle case degli italiani? Però come leggendo queste righe ho rivisto quelle ‘compagnie’ un po’ più grandi di me il sabato sera in provincia, avevano gli stessi identici comportamenti…

    buon vento, il nuovo mondo ha cominciato dopo il 19 luglio 2001, a Genova,

    grazie di avermi indotto a scrivere, ciao Fausto

  2. Sono io che ringrazio te, giuliana. Qundo il libro uscirà, ci sarà da chiedersi di chi sarà, ma magari possiamo cominciare a darci una risposta…


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