Pubblicato da: faustocolombo | 12, dicembre, 2008

Provare per credere 2 (la vendetta)

Seguitando l’analisi del caso Aiazzone, vale la pena di commentare una analisi di Aldo Grasso, dedicata alla veglia funebre televisiva in onore delllo scomparso imprenditore. Nel suo La tv del sommerso (Mondadori), il critico del Corriere ricostruisce le due serate, la prima condotta da Vanna Marchi e figlia, la seconda appunto da Guido Angeli. Rileggendo oggi quelle pagine, probabilmente stese da Grasso alcuni anni fa, si rabbrividisce per i contenuti, ma si è presi da una voglia di approfondire. Il centro è l’idea stessa della commemorazione funebre, letta da un registro paradossale (rimando alla lettura diretta del brano) e ironico. La sintesi di questa analisi sta nelle ultime parole: “per la prima volta in televisione la morte in differita si presenta più perversa, più sguaiata, più atroce della morte in diretta”. Continuando il discorso cominciato qualche post fa, direi che anche questo lutto provinciale, un po’ interessato, fatto di persone che accusano e lamentano l’incomprensione del defunto da vivo (per esempio da parte dell’imprenditoria di Biella), che si rivolgono al morto, ha le sue radici nel lutto della provincia, nella sua umorale deritualizzazione, e in questo senso manifesta semplicemente nella dimensione della società dello spettacolo un’Italia minore che rivendica la sua esistenza pubblica, anche nel lutto, e piange chi ce la stava facendo… ma è stato fermato dal destino. D’altronde, bisogna dire che la celebrazione del lutto è sempre in differita… Dunque siamo di fronte alla versione provinciale (ma anche assolutamente postmoderna) del compianto per il defunto, che ha salde radici antropologiche.

Inoltre, la cosa interessante è che qui, in questo scorcio di televisione minore degli anni Ottanta, prima della ripulitura ma anche della istituzionalizzazione dei grandi networks commerciali berlusconiani, compare un’Italia che gli anni Settanta non avevano voluto vedere. Un’Italia minore ma non minima, anzi, pronta a entrare in una scena pubblica senza vergogna con le piccole ritualità banali del quotidiano. E’ quella società da cui spunta in fondo Silvio Berlusconi e la sua televisione, e anche la sua società. Aiazzone ne è la versione in sedicesimo, fortunata negli affari e sfortunata nel destino. Ma, come ricorda Foucault, bisogna guardare alle cose che non sono avvenute per capire quelle che si sono materializzate nella storia.

Buon vento

p.s. I progetti PRIN sono riemersi. I baroni si possono mettere al lavoro…

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