Pubblicato da: faustocolombo | 11, dicembre, 2008

Tutta colpa dei baroni… (es muss sein)

La cosa che devo raccontare è grave ma non seria, come avrebbe scritto Flaiano, o Montanelli, che lo citava spesso. E’ uscito l’ultimo bando PRIN. Cosa sono i PRIN? Sono di Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale, che lo Stato si impegna a finanziare quanto e come può, se li giudica meritevoli. Funzionano così: i docenti che hanno in testa un progetto che ritengono valido lo elaborano, coinvolgono altri docenti magari di altre università, trovano dei finanziamenti che hanno già a disposizione, chiedono alla propria università di metterci quello che può e che vuole, e alla fine presentano la proposta al Ministero. Il Ministero affida i progetti alla valutazione di esperti super partes, con il meccanismo che garantisce la segretezza (non si sa chi sono i reviewer, questi non sanno chi sono i proponenti, eccetera). I progetti meglio valutati sono approvati, e si spartiscono i soldi a disposizione, che sono sempre molto meno di quelli richiesti, e che coprono comunque, anche nel migliore dei casi, solo una percentuale del costo complessivo della ricerca (il resto è coperto dagli altri fondi reperiti dal docente, magari anche privati, e da quello che ci mettono le singole università).

Questi finanziamenti sono preziosi, perché garantiscono a chi vi accede di poter fare una ricerca davvero libera, non infiltrata da esigenze o bisogni della committenza. Inoltre, di solito sono previste borse di studio o assegni di ricerca per giovani, che potranno quindi fare una esperienza di indagine nella propria disciplina con meno ossessioni economiche del solito.

Ebbene, i bandi PRIN sono usciti, ma sono anche scomparsi subito dal sito ministeriale. Come mai? Un collega mi ha telefonato per dirmi che pare la Corte dei Conti abbia riscontrato la mancanza di copertura. Che vuole dire che qualcuno ha pubblicato un bando su un finanziamento che non si sa come sarà fornito dallo Stato. Dilettantismo? Voglia di far crescere la tensione fra i docenti? Chissà. La realtà è che ogni tanto mi sento in un Paese delle banane (con rispetto per le banane). I baroni non c’entrano. C’entra l’approssimazione con cui si guarda, si legifera su, e si finanzia l’Università italiana, salvo poi lamentarsi che non funziona.

Risultati? Oggi a lezione ho chiesto agli studenti perché si erano iscritti all’università. Un coraggioso mi ha risposto francamente che è perché pensa di trovare con la laurea un posto migliore. Appunto, siamo riusciti a ridurre l’università a questo, gli studenti a speranzosi aspiranti a un posto chicchessia. Mentre qui facciamo un’altra cosa: trasmettiamo e produciamo cultura. Ho tirato ai miei afflitti ragazzi un terribile pippone su cosa sia la cultura, e perché ci serve se vogliamo vivere meglio. Alla fine due ragazze mi hanno chiesto l’indicazione bibliografica su un libro che ho citato, L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Milan Kundera. Spero che lo leggano. Spero che lo leggiate tutti, se non l’avete già fatto. Quando il protagonista medico decide di tronare a Praga dove sa che lo aspetta un amaro destino, lasciando il confortevole ospedale tedesco in cui lavora, cita Beethoven: es muss sein. Così deve essere.

Esatto, noi non ci arrendiamo, e facciamo cultura lo stesso. La pagheremo, forse. Ma così deve essere. Non ci arrenderemo. Buon vento.

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Responses

  1. Bè, ma Prof. I libri di storia sono pieni di gente che non si è arresa, che è andata avanti a fare quello che doveva fare e che per questo l’ha pagata cara. Però poi sono finiti sui libri di storia, appunto.
    E se non finiscono sui libri, hanno comunque fatto “quello che dovevano fare” e lasciato un segno da qualche parte. Secondo me questo è già abbastanza, no?
    V.

  2. Si, è già abbastanza. Anzi è moltissimo. L’idea di fare il proprio dovere nel senso kantiano: il cielo stellato sopra di noi e la legge morale nel nostro cuore. Ma ribadisco tutto, perché si deve sapere che cosa c’è dietro la macchina dell’università, dietro l’ottusità, la malevolenza e i rancori, dietro il potere e l’abuso c’è una rete di intelligenze e di cuori che produce la cultura e la trasmette. Questa rete ha resistito molte volte. Lottiamo perché resista ancora.

  3. info sui prin

    pare che sia la solita prassi, dal sito http://prin.miur.it/2008.html abbiano lasciato solo il bando perchè la procedura telematica aperta e richiusa sia molto complessa anche a chi la deve compilare. l’anno scorso hanno fatto la stessa cosa, l’hanno riaperta il 20 dicembre con scadenza 20 gennaio, favorendo una certa scrematura… comunque per la copertura non mi risulta sia così, (fonte centro di studi sulla cultura e l’immagine di roma, direttore prof. fagiolo), per verificare la fonte si può andare sul sito della corte dei conti.

    lo so è maledettamente difficile starci dentro, chi resiste onestamente forse ha davvero qualcosa in più

    però ricordo a parigi erasmus 1992 al corso di teoria del cinema a proposito di empirismo eretico nessun collega francese conosceva la parola ‘transustanziazione’, io si… forse nonostante tutto, vale ancora la pena batterci, dai fausto, sono con te.

    p.s. sui prin quando vuoi approfondiamo

    buon vento

  4. ciao a tutti,

    in questi giorni molte persone che conosco si stanno laureando, altre scrivono la tesi, altre ancora hanno le idee vagamente confuse su un termine come “bibliografia” – o, ancora meglio, altre non focalizzano bene dove andranno a parare con il loro lungo lavoro di ricerca.

    beh, c’è proprio una cosa che vorrei dire a tutte queste persone. e non solo a loro. ma anche a quelle che si sono già laureate, a quelle che ancora studiano, a quelle che non hanno finito gli studi, risucchiati dal caso e dalla vita.

    ci tengo a dirlo nelle ore in cui stanno spazzando via la scuola, la concezione della scuola e della conoscenza, dalla storia italiana.

    lo dico con le parole di david foster wallace, lo scrittore che non finirà di mancarmi, che nel 2005 – mentre io preparavo la mia tesi, e ci lavoravo su giorno e notte, e provavo a darle un filo logico, e avevo gli occhi rossi per le ore passate davanti allo schermo del computer – scriveva e leggeva questo discorso per la cerimonia delle lauree al kanyon college:

    http://www.nazioneindiana.com/2008/10/08/kenyon-college-and-me/

    questo è solo il grande inizio (frase che capirete solo alla fine di questa istruttiva e incendiaria lettura).

    a presto

    giuseppe

  5. l’arte e la creatività Vera ha lo stesso potere di rovesciare e prendere le distanze dalla ‘configurazione’ di base della Verità di Wallace

    grazie Giuseppe, c’è n’è bisogno in momenti come quello che stiamo vivendo, anche se è parecchio stagnante (vedi sospensione modulo prin), è pur sempre acqua…

    buon vento

  6. ciao giuliana,

    piacere di fare la tua conoscenza in mezzo ai pixel di questo blog. è proprio vero che qui le idee, le persone, si sfiorano fino ad intercettarsi.

    tra l’altro, grazie a te per il racconto che avevi postato proprio qualche post fa. “Il mondo alla rovescia” mi aveva particolarmente toccato.

    un abbraccio

    giuseppe


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