Pubblicato da: faustocolombo | 9, dicembre, 2008

Provare per credere

Dunque, comincio questa analisi di un piccolo oggetto mediatico, oggi dimenticato. Per un’idea sommaria si può dare un’occhiata a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Aiazzone. Qui ricostruisco i fatti in modo sommario:

a) nella prima metà degli anni Ottanta un mobiliere di Biella, Giorgio Aiazzone, inaugura un legame strettissimo fra la propria azienda e una rete di televisioni locali. Un decimo del suo fatturato finisce in spese pubblicitarie. L’azienda si espande rapidamente, soprattutto da quando le sorti di Aiazzone incontrano quelle del presentatore televisivo Guido Angeli, che diviene testimonial privilegiato dell’azienda, e inventa il fortunatissimo slogan “Provare per credere”. UNa qualunque ricerca su Youtube vi da un ricco materiale sull’argomento. Cominciamo dallo spot dell’azienda: , e arriviamo a un esempio dello stile di Angeli: .

b) l’azienda conosce la sua crisi nel momento della morte in un incidente aereo del suo proprietario, il 6 luglio 1986, in occasione della quale, il 15 luglio dello stesso anno, Guido Angeli tiene una commemorazione di Aiazzone in due serate, parlando e producendo testimonianze davanti a una poltrona vuota, e rivolgendosi direttamente allo scomparso. La serata è stata variamente commentata all’epoca da alcuni critici, e la voce di Wikipedia che vi ho citato mette a disposizione alcune indicazioni bilbiografiche, fra cui Aldo Grasso.

Temi di interesse: la nascita di una piccola imprenditoria del nord assolutamente aggressiva e consapevole delle risorse offerte dalle televisioni commerciali; l’idea della promozione attraverso lo spreco: prezzi bassi, rateazioni secolari, offerta di gite, pranzi, eccetera (ricordo male o fu Veronesi a scriverne un divertito reportage?), quindi del consumo come possibile a prezzi stracciati, qualcosa a che vedere con la gratuità); l’invenzione di un personaggio televisivo non colto, serio, proveniente da una formazione tradizionale, ma più simile alla figura di un venditore porta a porta: dice gratuìto invece di gratùito, come d’altronde la maggior parte delle persone che compongono il suo pubblico; la dimensione insomma di una rete di televisioni commerciali che si costruisce attorno alla televendita, all’idea di un mercato locale sostituito nel fatti dai supermercati che allora cominciano la loro ascesa inarrestabile. Una parasfera pubblica fondata sull’identificazione, in parte la credulità, l’azzardo imprenditoriale e il desiderio di una via d’uscita dal politichese verso quello che Cosentino chiama il gentese…

… continua (è una minaccia)…


Responses

  1. aiazzone, 1967: distanza

    nata nel 1967, questo excursus aiazzone mi ha proiettato immediatamente nei primissimi anni ottanta, acquasanta, teleradiocity, primo pomeriggio prima dei compiti, una trasmissione che simulava l’interazione radiofonica con un pubblico attraverso un personaggio che si chiamava leprotto milcaro e una giovane conduttrice che riceveva telefonate con dediche legate a canzoni. intermezzo: aiazzone, aiazzone, aiazzone è il massimo. ora, sarà stata la cattiva ricezione (entroterra genovese al confine con il piemonte) di una tv libera di alessandria, sarà stato il salotto finto stile aiazzone, sarà stata la non credibilità delle televendite, ma il mio senso estetico si è immunizzato dal finto replicante stile salotto bene aiazzone. il mio senso etico si è avvantaggiato dall’immunità dei fare soldi facilmente. oppure già non avevo capito nulla, per vivere bene in italia, basta prenderla bassa, bassa frequenza, bassa tensione, orizzonte vicino, a portata di mano… mannaggia ad aiazzone e al suo leprotto milcaro. c’ero, subivo, ma mi difendevo dal pacchiano delle tv libere? ma erano veramente libere? fausto, aiuto (continua tu…). anni ’80, una generazione ancora diversa da quella di boom, credo che alcuni di noi abbiano pagato le conseguenze di una scissione profonda. tuttavia credo di aver avuto la fortuna di essere 4a di 6 figli, forse – quindi – figlia di una doppia generazione ho avuto in dote una lente doppia che mi ha permesso di prendere le dovute distanze…

  2. Continuiamo gli approfondimenti. Guido Angeli realizzò anche una canzone tratta dal suo slogan “Provare per credere”. L’ho trovata su Youtube, inserita in un commento di Disegni e Caviglia: pregasi ascoltare e leggere i commenti degli utenti. Quanto affetto per un personaggio che sembra uscito dalla commedia all’italiana!
    http://it.youtube.com/watch?v=zh00iYozIMI


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