Pubblicato da: faustocolombo | 1, dicembre, 2008

Solidarietà al compagno Murdoch…

Dunque, raddoppia l’Iva su Sky. Non è proprio così: se ho capito bene, l’IVA sulle trasmissioni “in digitale” pay torna al 20%, dal 10% che era grazie a un provvedimento di qualche anno fa, che aveva avuto per scopo dare una spinta all’innovazione delle piattaforme Tv.

Ma non su questo mi vorrei soffermare, quanto piuttosto su quello che sta succedendo, e in particolare sulla campagna di Sky (ILaria D’Amico e le altre personalità della Tv di Murdoch che spiegano al pubblico cosa sta succedendo). Volevo raccontare ai più giovani che ho già visto tutto questo, almeno altre due volte: quando un pretore oscurò le televisioni Mediaset (e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi firmò un decreto che riaccese le emittenti), e quando si trattò di votare a un referendum che impediva di interrompere i film con la pubblicità: allora, e soprattutto nel secondo caso, i personaggi delle televisioni si affacciarono dagli schermi per dire: così si uccide la libertà di trasmettere, così si uccide l’emittenza privata. Avevano ragione? Avevano torto? Forse importa poco, perché la storia è la storia, e si tratta solo di imparare. Allora vedere le star di Sky che dicono ai loro spettatori “il governo ci tassa, o meglio, il governo vi tassa se ci volete guardare” significa accorgersi che adesso Sky è nella posizione che fu di Mediaset, qualche anno fa: lo è perché costituisce il soggetto televisivo emergente, lanciato a occupare una posizione di primazia nel sistema televisivo italiano; lo è perché propone un modello di televisione che rende improvvisamente vecchio il panorama dell’offerta in chiaro della televisione generalista (Rai compresa), e a cui ci si può opporre soltanto (vista la posizione di monopolio di Sky in Italia come operatore sul satellite) con una politica di rilancio in chiave pay e di qualità sul digitale terrestre. Mediaset sta lavorando anche a questo, infatti, e vedremo come andrà a finire. Ma intanto sono quelli di Sky a rivolgersi al loro pubblico e dire guardate, ci colpiscono, vi colpiscono. E in questo processo mostrano che un certo modo di intendere la televisione come arena pubblica in cui si mischiano e si confondono cittadinanza e consumo è ben lungi dall’essere superato.
L’altra cosa interessante sono le reazioni del governo e di Mediaset. Non è vero, dicono: è colpito anche il digitale terrestre di Mediaset (infatti, ma lo è di meno, e comunque, non mi pare una grande idea); e poi, non sarà mica Sky un bene primario? Stesso argomento che si usava per dire che si poteva fare a meno delle radio libere, delle Tv private, della pubblicità nei film… Stesso argomento che elude la questione di quanto la classe media – che cerca disperatamente di mantenere l’uso di certi servizi alla persona anche in una fase in cui la sua disponibilità d’acquisto diminuisce – attribuisca un valore non solo simbolico a una Tv di qualità.

Cioè: la qualità esce in misura crescente dalla televisione free, e cosa si fa: si penalizza la migrazione verso le emittenti a pagamento in cui il pubblico cerca quello che non trova sul free… Invece, naturalmente, di migliorare quell’offerta.

Qualche anno fa, a una celebrazione dei trent’anni di radio libere, sentii i vecchi rivoluzionari e asceti della libertà del mercato e dell’espressione lamentarsi di un campo in cui rischiavano di entrare nuovi soggetti… Come a dire: non solo nella lotta di classe o nell’immigrazione quelli che sono arrivati prima e hanno lottato contro le chiusure del sistema ospitante e riluttante poi si chiudono ai nuovi venuti…

Ecco qua: tentare di bloccare la Tv commerciale fu uno sbaglio; tentare di rendere la vita a Sky lo è probabilmente altrettanto, soprattutto perché anche Sky può rivolgersi direttamente al pubblico, dalla sua arena televisiva.

Dunque, solidarietà al povero compagno Murdoch…

Buon vento

Annunci

Responses

  1. Questa notizia mi lascia un po’ perplesso…
    siamo nel pieno dell’ espansione dei new media, dove una fetta sempre maggiore della popolazione italiana stà prendendo atto delle potenzialità delle innovazioni mediali…e cosa succede in Italia???si cerca di ostacolarle, per reindirizzarci verso un palinsesto obsoleto, che suscita sempre meno interesse nei consumatori.
    Questa mancanza di lungimiranza (o meglio: finta mancanza di lungimiranza) è sinceramente incomprensibile, possibile che non ci si riesca a divincolare dalle logiche del puro profitto?? possibile che non si miri a un’ effetivo miglioramento della qualità dei servizi??? invece no…non mi stupisce che il nostro paese sia trai più arretrati in ambito europeo per quanto riguarda l’ innovazione tecnologica.

    Come non essere solidali con Murdoch

    …DON’ T STOP PROGRESS…

  2. Mi inserico, sperando di non mancare di lucidità, dato il momento, vi spiego.
    Vedendo lo Spot ho pensato: “credono di prendermi in giro?” Spengo la tv, che a questo punto non vale nemmeno per una fruizione ambientale. Penso: “strumentalizzazione ?”. Ripenso a quello che ho appena sentito: crisi economica, tasse, promesse, tutti temi caldi, gravi e attuali, infine l’indirizzo di posta elettronica del governo… ma la comunicazione è di SKY. Penso: “vogliono strumentalizzarmi”. Penso che ad ogni modo non saprei da che parte schierarmi, media vs politica: e il cittadino? Dov’è il suo posto e qual è il suo ruolo in questa competizione? È il destinatario o lo strumento?

  3. Parliamone ancora. Ma prima teniamo presente i paradossi di questo tipo di comunicazione (per questo ho ricordato l’analogo uso da parte di Mediaset in tempi passati). Che cosa succede quando le emittenti si difendono da sole, rivolgendosi al cittadino direttamente? E’ un segnale, e di molte cose…

  4. Beh, il richiamo diretto alla società civile da parte di una azienda è una pratica tipica di democrazie più antiche e – forse – più avanzate della nostra.

    Prendiamo il caso americano: è normale che una azienda coinvolga tutti i suoi stakeholders (i clienti in primis, ma anche l’indotto, la città che la ospita e a cui offre lavoro) per difendersi da minacce esterne. Ricordo un caso limite, in cui una azienda americana per difendersi da una OPA ostile ha chiamato in raccolta persino il convento cittadino (beneficiario di laute elargizioni negli anni precedenti).

    Ok, chiamare le suore in piazza è sicuramente eccessivo, ma trovo che queste formule di comunicazione siano sintomo di una società più complessa e evoluta, nel bene e nel male.

    Lei chiede “che succede quando le emittenti si difendono da sole, rivolgendosi al cittadino direttamente?”
    Io trovo preferibile questa strada piuttosto delle solite attività (più o meno lecite) di lobbing e controllo partitico.

    Relativamente alla commistione di cittadinanza e consumo, sono d’accordo che occorre che le due sfere non vengano integralmente sovrapposte ma è anche vero che oggi le scelte di consumo sono forse lo strumento politico più efficace in mano alla gente comune (qui una mia provocazione).


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: