Pubblicato da: faustocolombo | 19, novembre, 2008

Inaugurazione AA: ordine e disordine

Che in in gergo vuol dire: inaugurazione dell’Anno Accademico. La mia università ha invitato per la prolusione il Monistro dell’Economia Giulio Tremonti. L’università è in stato di ordine pubblico: verifica badge all’ingresso, tensione, eccetera. Non amo molto l’idea che sia necessario esibire un documento per entrare in uno spazio che per definizione dovrebbe essere aperto, alla discussione ma anche alla circolazione. So d’altronde che sono in programma iniziative diciamo polemiche (un tazebao annuncia la presenza nei dintorni di Dario Fo). Io sarò al convegno in Triennale per la presentazione della rete europea di cui ho parlato ieri. Quindi non ascolterò il ministro (ma confesso che la cosa mi lascia indifferente: le prolusioni sono sempre un po’ fredde e formali) e non vedrò cosa succede. Ho pensato di aprire il blog a chiunque voglia dire la sua su questa inaugurazione. Avviso ai naviganti: i vostri messaggi in bottiglia sono graditi.

Buon vento


Responses

  1. Ecco, appunto. Stamattina sono arrivata in università per fare delle commissioni. Sapevo dell’inaugurazione dell’anno accademico, ma sinceramente non ci avevo prestato grande attenzione. (Quando mancano due mesi alla consegna della tesi sembra che sia solo quella la cosa più importante…)
    Ora: io magari sarò anche cresciuta nella bambagia accademica, ma oggi c’era un clima da Primavera di Praga che mi ha turbata non poco. Transenne, polizia, gente che discute con la polizia, fotografi, porte chiuse… questa cosa dei chiostri e ingressi laterali chiusi mi ha lasciata sconcerata: capisco che era una questione di ordine e sicurezza, ma mi ha colpito molto negativamente la simbologia di un cancello chiuso in un’occasione come questa, che dovrebbe essere se non festosa, quanto meno pacifica. L’idea che trasmetteva invece era di tensione e malfidenza nei confronti di chi in università ci passa tutti i giorni.

    Ho migrato verso Sant’Agnese prima che iniziasse il tutto: qualcuno sa com’è andata?

    V.

  2. Esse: concordo con te… anche a me piacerebbe sapere se qualcuno era presente e ci sa dire qualcosa di più.

    Sarebbe bello avere anche gli speech della cerimonia ufficiale…

  3. Nell’attesa di capire se qualcuno che ha avuto esperienza diretta di quanto accaduto oggi scriverà, vi segnalo due link a quotidiani on-line che ne parlano

    http://milano.repubblica.it/dettaglio/Tremonti-in-Cattolica-presidio-di-protesta-degli-studenti/1548252

    http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/11_Novembre/19/presidio_tremonti.shtml

  4. @esse e lara
    sono arrivata sta mattina presto e mi sono aggregata al piccolo presidio organizzato dal gruppo di ULD e della formica, insieme ad alcuni ragazzi della Statale accorsi anche loro per darci una mano. Dario Fo e Franca Rame si sono uniti a noi verso le 11 appoggiando la nostra protesta con un piccolo discorso.
    Il clima, come hai detto tu esse, era surreale. Non potevi circolare da nessuna parte e tanto meno avvicinarti all’aula magna; e non erano gli addetti ai lavori della cattolica a chiedere il tesserino, ma i carabinieri!!come se ne avessero il diritto…..
    Inoltre non c’era nessun tipo di segnalazione sul fatto che in 3 aule dell’università gli interventi fossero trasmessi in videoconferenza…io l’ho scoperto per caso. Arrivata in aula vito per sentire gli interventi ho trovato a dir poco paradossale che la qualità video fosse ottima, mentre l’audio era a dir poco un disastro..non si capiva quasi nulla: della serie l’importanza dell’apparenza…perchè il contenuto è vergognoso. Sono riuscita a captare qualche pezzo del discorso di tremonti ed ho avuto i brividi…ha parlato di etica dell’economia, lui, e ha fatto degli incerti paragoni tra la vita reale e i video games.Comunque ho trovato un articolo che riassume un po’ i contenuti del discorso, per chi fosse interessato aggiungo il link.
    Ad ogni modo, surreale è stata tutta la messa in scena. Al momento dell’uscita del ministro via necchi, prima ancora aperta, è stata completamente barricata e i pochi studenti che avevano intenzione di maniferstare la loro opinione di dissenso nei confronti di un personaggio pubblico (che proprio per la sua posizione non dovrebbe permettersi di sfuggire alle critiche), sono stati tenuti ben lontani.
    Sconsolati e delusi noi pochi rimasti abbiamo organizzato un mini corteo (veramente mini, non eravamo più di 50, a fronte delle 5 camionette della polizia schierate davanti e dietro…effettivamente eravamo pericolosi!) per raggingere i ragazzi del liceo manzoni e portare gli striscioni fino in duomo.
    QUesta è semplicemente la descrizione di come si sono svolti i fatti, non aggiungo troppi commenti personali perchè per me è ancora difficile esternare a parole il sentimento di angoscia che ha creato l’immagine di un tempio del sapere blindato in quel modo, di una cerimonia di APERTURA svoltasi a porte chiuse quasi di nascosto, di sentieri obbligati, di parole non dette, di un confronto mancato. ma soprattutto la demoralizzazione di una così poca affluenza…ma non mi dispero. un segnale dalla cattolica e dai suoi studenti c’è stato.
    spero il vento soffi forte questo messaggio in giro per i chiostri…
    http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/11_Novembre/19/presidio_tremonti.shtml

    http://www.corriere.it/vivimilano/cronache/articoli/2008/11_Novembre/19/fo_cattolica.shtml

    http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=88460

  5. Beh, ecco qualche primo messaggio in bottiglia. Il convegno cui dovevo essere presente è finito tardissimo, così non ho visto né sentito niente. Teniamo aperto questo canale di scambio, e attenzione ai commenti, ai media e in generale a come i fatti verranno raccontati. Domani, dopo la lezione, parto per Edimburgo, e userò questa piccola nave per restare in contatto. C’è bisogno che dica che ormai ne siete armatori quanto me?

  6. ciao a tutti,

    non so voi, ma io ho trovato quantomeno sconveniente, per non dire pazzesco e molto ironico se non agghiacciante, il fatto che l’università cattolica, nel momento in cui l’istuzione universitaria è pesantemente in crisi, piegata in ginocchio dai tagli della legge 133, inviti all’inaugurazione dell’anno accademico proprio la persona che sta dietro a tutta questa fantastica situazione, cioè tremonti.

    solo per la cronaca ricordo che il ministro della pubblica istruzione gelmini guida un ministero senza portafoglio, quindi è ben strano che lei, di testa sua, tagli fondi all’istruzione per provvedere alle esigenze di bilancio. in realtà, è il ministro dell’economia tremonti ad avere la competenza di reperire fondi per il bilancio dello Stato, e quindi a teorizzare e rendere reali i tagli alla spese delle università.

    per questo il suo invito, oggi, suona male, ma proprio male: non si capisce se l’università sia cieca o faccia finta di non vedere. in qualsiasi caso, è davvero sconfortante, è l’avverarsi della catastrofe. sembra che la ragione sia evasa dai recinti istituzionali dell’università.

    a presto

    giuseppe

  7. Grazie a Giulia per aver fatto un resoconto della giornata a chi non è potuto essere presente (aimè, il lavoro!). a mio malgrado ho potuto seguire la vicenda solo tramite i tg e quotidiani (grazie anche a chi ha aggiunto qualche link) ma dal racconto in prima persona di chi c’è stato ne esce una giornata davvero…terribile, forse è stato meglio per me avere già un altro impegno (mannaggia,speravo proprio di non doverlo dire…chissà se vale anche in questo caso il detto “occhio non vede, cuore…”)

  8. Ciao a tutti,
    a quanto riportato da alcuni di voi volevo aggiungere una piccola cosa. Ieri all’incrocio fra via Necchi e S.Valeria ha avuto luogo qualcosa di unico nella storia della Cattolica: la prima contro-inaugurazione dell’anno accademico. Siccome la parola “contro” suona sempre male potremmo anche chiamarla semplicemente “alternativa” oppure “studentesca”. Si, perché la differenza grossa fra i due eventi è stata che la prima (quella “ufficiale”) era blindatissima ed inaccessibile agli iscritti sprovvisti di invito (lo avevano solo i consiglieri di facoltà e alcuni collegiali, visto che i vertici dell’ateneo preferiscono riservare i posti ad autorità ed altri personaggi in certe occasioni), l’altra invece (quella all’aperto per intenderci) era aperta a tutti gli studenti ed organizzata da studenti. Lo ammetto: non eravamo centinaia e centinaia… Ma sono certo che ci fossero più studenti della nostra università ad ascoltare il Nobel Dario Fo in quello scampolo transennato di strada che non nella sontuosa aula Magna. Questo mi basta. Mi fa sperare.

  9. Carissimi,

    vedere l’università blindata non è carino, ma bisogna essere realisti: Tremonti è un uomo politico di primissimo piano, che guida un ministero che per le sue funzioni fa girare le scatole a molte persone; l’apparato di sicurezza è quindi assolutamente necessario. Ricordo poi che, l’ultima volta che un big è stato nostro ospite (Prodi), la protesta dei manifestanti (tra cui probabilmente molti infiltrati, cioè persone che non erano studenti dell’Università Cattolica) non è stata propriamente civile e pacata….

    Quanto all’opportunità di invitare proprio lui, ognuno fa le sue considerazioni: la mia è che sentire, su certi temi, persone che hanno un potere concreto non è meno interessante che sentire persone dai principi sanissimi ma nessuna rilevanza sull’azione pratica. E poi francamente non mi piace che si rivendichi (giustamente) la libertà di parola e di critica per sé, si proclami che l’Università è un luogo aperto e di confronto, e poi si facciano le pulci alle persone invitate. La libertà di parola, nel rispetto delle leggi, deve valere per tutti, anche per chi la pensa diversamente da me!!
    Comunque, per inciso, l’invito a politici ha una procedura che segue tempi biblici: Tremonti è stato verosimilmente invitato in tempi meno sospetti.
    Detto questo, e premesso che è criticabile che non sia stata data larga comunicazione del fatto che gli studenti potevano assistere dalle aule collegate e ancor di più che il collegamento non fosse di buona qualità, direi che il discorso di Tremonti (ero in aula magna, in quanto docente) personalmente non mi ha entusiasmato (peraltro altri colleghi la pensano diversamente). In particolare, dato che non mi sembra sia stato ripreso dai giornali, mi ha fatto cadere le braccia la sua conclusione: tutte le crisi passano, quindi passerà anche questa. Va bene, ma per passare lasciano spesso molti caduti sul campo….

    Ciao a tutti

  10. L’osservazione di Marco Caselli (grazie) ci riporta al tema della questione istituzionale. Comincio a farmi un’idea, e mi piacerebbe sentire qualcuno francamente favorevole all’invito a Tremonti e alla organizzazione della giornata. Per ora mi sembra che ne esca la cronaca di una occasione complessa, con ritualità e soggettività molto differenti. Dico però che l’ordine pubblico è anche una forma di esibizione, e che è sempre esibizione di un potere. Su questo anche occorrerà riflettere, nei prossimi giorni

  11. Ho letto dell’inaugurazione alla Cattolica sul mio quotidiano, e sono venuta qui a leggere cosa se ne diceva, certa di avere trovato molta più sostanza. Grazie a tutti gli intervenuti, e speriamo in qualche altro commento.
    Il sospetto che ho avuto leggendo sulla stampa il breve resoconto del discorso di Tremonti è che pensasse di parlare a una platea di giovani rimbambiti dai videogiochi, oppure che volesse fare un po’ troppo il ruffiano. Sulla metafora crisi economica-mostri da videogame, no comment: questo fa perdere il senso di aver invitato un economista, a questo punto sarebbe stato meglio invitare un mediologo. Peccato poi che nell’aula magna di studenti ce ne fossero ben pochi, da quel che ho capito.
    Il rettore avrebbe aperto ricordando non i tagli, ma “una tempesta di grandine e fango abbattutasi in questi mesi sul sistema universitario italiano”, e questo mi conforta.
    E sulla protesta, si suonano canzoni di De André e uno striscione recita: “Tremonti, più che Robin Hood, principe Giovanni”.
    Concordo anche che blindare un’università per l’inaugurazione dell’AA non è una scelta solo tecnica, ma profondamente simbolica. Forse evitabile.


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