Pubblicato da: faustocolombo | 14, novembre, 2008

Chiedo scusa, se parlo di Maria…

Percorro i chiostri. Oggi le confederazioni sindacali avevano indetto un’assemblea presso l’aula magna della Cattolica. Fantastico, mi sono detto. Mi aspettavano a Napoli per una conferenza. Ho annunciato che non sarei andato, che volevo incontrare i colleghi e finalmente scambiare parole su quello che ci sta accadendo. Hanno capito (grazie, amici miei). Poi, contrordine compagni, la CISL ha detto che no, che i cambiamenti introdotti finalmente dal governo vanno bene e bisogna aspettare a giudicare. Di conseguenza nessuna assemblea. Quindi non si parla, non si discute, non vorrai mai che ci faccia male…

Così cammino per i chiostri, ripenso a un articolo di Giavazzi sul Corriere (http://www.corriere.it/editoriali/08_novembre_11/Chi_ha_paura_del_sorteggio_6).

Sostanzialmente siamo alle solite. Giavazzi spara sui professori baroni che non vogliono cambiare. Di chi parla? Sa i nomi? Li faccia. Sono stanco di leggere cose tipo: “guardate l’indice delle citazioni sul tal sito on line”. Io lo faccio spesso. Le citazioni del sottoscritto non sono poi tante meno di quelle di Giavazzi, che pure è un economista e dovrebbe sapere che questo lo avvantaggia nel citation index, eppure NON SONO D’ACCORDO CON LUI. E la questione che è un bene aver tolto i professori associati dai concorsi perché sono ricattabili? Così, per far fuori i baroni, hanno messo i concorsi in mano solo agli ordinari, cioè appunto ai baroni… Mah!

Allora nei chiostri ho letto qualche tazebao e ho scoperto che gli okkupanti non vogliono cambiare l’università, mentre quelli che non protestano la vogliono cambiare… Bel ragionamento: perché la maggior parte della gente che scende in piazza non sta okkupando nulla, sta solo dicendo la sua. E quelli che non protestano come fanno a sapere che sono i loro sforzi e non quelli degli altri ad averla vinta?

Ho avuto – lo ammetto – un momento di rabbia e di sconforto. Poi mi sono detto. Come faccio a raccontare come sto? Perché, vedete, amici naviganti, si fa fatica a spiegare certe cose. Ci sono tecnicismi, conoscenze pregresse, impliciti. Cosa avete capito delle cose che ho scritto su Giavazzi? Niente, immagino. E io invece vorrei dirvi cosa provo, la rabbia dell’ingiustiza nell’argomentazione (con alle spalle un potente quotidiano italiano: sai il coraggio).

La giornata l’ho passata poi con i miei figli, questioni varie da risolvere, chiacchiere. Tornato a casa mi è venuta in mente una canzone di Gaber (sempre lui): chiedo scusa se parlo di Maria. Su Youtube ho trovato una versione un po’ così, secondo me molto bella:

Ecco, mi sono detto: di Maria devo parlare: della libertà che dobbiamo difendere, della rivoluzione che dobbiamo fare, insomma, della realtà. Che non è fatta di luoghi comuni. E’ fatta dei nostri incontri, dei nostri discorsi, della nostra fatica di lavorare insieme e di capirci. Chiedo scusa se parlo di Maria: ma d’ora in poi torno a parlare dell’università com’è, come noi la facciamo tutti i giorni. Credevo di fare un blog didattico, universitario, e mi accorgo che proprio per questo è anche un blog politico. Si. Quello che facciamo tutti i giorni quando ci guardiamo in faccia è la politica. Non molliamo.

E allora scusate, scusate se parlo di Maria.

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Responses

  1. Sono sempre stata contro le manifestazioni. Quando entri nel liceo cominci a prendere parte a quel vortice che sono i collettivi, le autogestioni, le occupazioni e le manifestazioni e nella mia profonda ingenuità chiedevo prima di fare qualcosa, mi facevo delle domande, ero curiosa. Ma le risposte che mi arrivavano erano sommarie, confuse, a volte del tutto prive di una benchè minima consapevolezza del perchè si stesse prendendo una determinata posizione; decisi per tanto che non ero d’accordo con quella maniera di espressione.
    Ora ho 23 anni e nonostante io abbia veramente tanti amici impegnati in organizzazioni contro-politiche (centri sociali, ecc..), ho continuato a pensare che andare in manifestazione non servisse a nulla, che chi partecipa ha solo voglia di fare casino e di stare con i propri amici, ecc…fino ad adesso.
    Due settimane fa per la prima volta ho sentito un malessere profondo partire dallo stomaco e salire fino al cuore, dove ha provocato una ferita che fa male.
    Sono una ragazza che sogna di fare il dottorato, e lo sogna con tutte le sue forze perchè non crede che ci sia niente di meglio al mondo oltre che studiare e fare ricerca, per vedere sviluppate in pieno le sue abilità. Ero consapevole dei sacrifici e dei rischi che questa scelta portava con se, ma d’accordo con Platone ero convinta che si, avrei continuato ad istruirmi perchè le mie capacità potessero essere utili alla società.
    Dopo la notizia della riforma (??) ho cominciato a pensare che il mio sogno rischiava veramente di finire in frantumi. E mi sono arrabbiata, tanto. Nessuno mi ha mai infranto un sogno ancor prima di tentare di realizzarlo. E forse io non ho mai avuto un sogno in cui abbia creduto così fermamente (sognavo di andare alle olimpiadi quando mi allenavo, ma nella mia coscienza lo sapevo che era alquanto inverosimile…comunque ci ho provato!).
    Per questo nel mese di ottobre facevo lezione in Cattolica e poi sgattaiolavo in Statale per capire cosa stesse succedendo, e per questo il giorno della manifestazione a Milano ho avvertito il bisogno di esserci anch’io in mezzo a tutte quelle persone. Ho trovato si, come tanti anni fa, tanti che non avevano la minima idea del perchè fossero lì, ma con sorpresa ho trovato anche tantissimi che avevano ben chiaro in testa quale fosse il problema e avevano delle idee da far valere.
    Ammetto di aver avvertito un sentimento di impotenza e molti dubbi farsi capolino nella mia testa, nel camminare in branco per le vie di milano, ma in un certo senso potevo dire di aver fatto un piccola cosa per manifestare il mio dissenso, per dire la mia opinione, per prendere una posizione. Perchè se avessi pensato un’altra volta “non serve a niente andare” e se tutti avessero pensato così, chi saprebbe ora che ci sono migliaia di persone non disposte ad accettare una simile farsa, o riforma che dir si voglia? Finchè non ti metti in gioco nessun saprà mai cosa pensi (se pensi) e probabilmente penseranno che se non parli è perchè non hai niente da dire.
    Bene, ieri c’era la possibilità di andare a Roma, ai piedi dei baroni della casta, a dire che io non ero d’accordo, che tutti noi non siamo d’accordo. Ma non ci sono potuta andare perchè lavoravo.
    Nelle ore passate al lavoro mi sono sentita la persona più inutile del mondo, perchè non stavo facendo niente per la mia società. Ma non avevo scelta: devo lavorare per forza perchè quel manipolo di oligarchi (nessuna distinzione tra sinistra e destra) ha governato così bene questo paese che è arrivato al punto di spazzare via la classe media a cui io appartenevo; e se prima dunque era un qualcosa in più lavorare mentre studiavo, ora è una necessità. Ma a parte le questioni personali politiche-economiche, ho sofferto moltissimo al non poter essere ieri insieme a tutti i miei colleghi. Avrebbe cambiato qualcosa la mia singola presenza? Certo che no, si potrebbe rispondere. Invece si che avrebbe cambiato, perchè adesso avrei la consapevolezza di aver fatto qualcosa, di aver gridato silenziosamente il mio pensiero. Il cambiamento parte prima di tutto da dentro di noi, se riusciamo a cambiare noi stessi, possiamo cambiare il mondo, o anche solo la porzione di questo che non ci va bene.
    Non bisogna accettare sempre tutto convinti che tanto le cose vanno così; non bisogna chiudersi nelle proprie vite avendo paura di essere criticati. La libertà è partecipazione. Adesso l’ho capito.

    Buon vento

    (se la può consolare prof ne potrà parlare con noi….lo so, non è la stessa cosa, ma è pur sempre qualcosa…ci sono un sacco di ragazzi che hanno chiesto di partecipare! E’ un bellissimo segno…)

  2. Giulia, ne parlo con voi, e mi aiuta molto. Appena riesco, uno di questi giorni, ti (vi) racconto la storia di qualcuno che ha fatto il dottorato, o lo sta facendo, dai pixel di questo blog. Sarà il mio in bocca al lupo.

  3. Parlare dell’università, di quello che è davvero, ogni giorno, sì, mi pare sia oggi un fatto politico. Quindi continuo a leggere queste pagine che mi piacciono molto.
    Parlare del quotidiano dell’università è una testimonianza – politica – del senso dell’università e del nostro lavoro, un tentativo non credo vano di non lasciarci descrivere e costruire solo dai vari Giavazzi dell’ultima ora.

    Da professore associato, dopo aver letto l’articolo del prof. Giavazzi – unico borghese tra i baroni – sulla riforma dei concorsi, ho pensato che mi prendesse in giro: che prendesse in giro me come associato e tutti i lettori.
    Tra tutti gli associati con cui ho parlato finora il sentimento è unanime: ci hanno eliminato pure dalle commissioni di concorso dove saremmo forse stati ricattabili, ma non necessariamente ricattati. In altre parole, il decreto ci classifica come schiavi: in assenza di libertà, inutile dargli la parola. Ce la prenderemo altrove, direi. Fuori dalle commissioni di concorso, a questo punto, sicuramente.

    Buon vento. Noi continuiamo a soffiare. Senza bisogno che ce lo chieda un qualsiasi sindacato 😉

  4. Cara, cara Roberta, e cari colleghi con cui da tanto tempo costruiamo spazi informali di discussione. Penso che a molti di noi, e ci comprendo i miei studenti, farebbe piacere avere un’occasione comune di discussione, magari urbino-milano. La inventiamo?

  5. Sono davvero felice. Felice delle parole degli studenti, così come di quelle dei professori che con passione animano questo blog, uscendo dalle aule universitarie e mettendosi in gioco quanto noi studenti. Sono felice perchè scopro, anche se dopo 5 anni di cammino universitario comune, che ho ancora molto da imparare dai miei compagni di viaggio: nel racconto di Giulia ripercorro le mie esperienze e scopro di avere molte più aspettative e sogni realizzabili di quanto non pensassi. Sono felice perchè, malgrado i sacrifici quotidiani, ho capito cosa voglio fare di me nel futuro e scopro che anche “la mia vicina di banco” è una persona che lavora sodo per far sì che il suo “sogno professionale” di fare ricerca diventi la realtà di un domani molto prossimo, nonostante tutto intorno a noi sembri remare contro, ma non controvento. SOno felice perchè non mi sento più sola con i miei pensieri, ma so che posso condividerli in questo luogo di discussione, che non è affatto un luogo di prese di posizione. Sono contenta perchè sto scoprendo che tra i miei professori non c’è proprio alcun barone, ma tante PERSONE, tante UMANITA’ che hanno a cuore i propri studenti e la loro crescita professionale, ma soprattutto umana. Sono felice perchè sto scoprendo anch’io che la libertà è partecipazione, libertà di sognare e libertà di battersi perchè i nostri sogni possano divenire realtà; e non per intercessione di un qualche “potere” altro, ma grazie alla nostra silenziosa ma allo stesso tempo rumorosa volontà di lottare, alla nostra capacità di contraddire o di acconsentire… alla nostra capacità di argomentare le nostre ragioni.

    Sono felice perchè sto scoprendo che sono in tanti a soffiare per alimentare lo stesso vento.

  6. A proposito… su “LaVoce.info” da tempo si è intavolato un dibattito sulla riforma universitaria e, proprio ieri, ho letto due articoli che potrebbero interessarci:

    – il primo, di Daniele Checchi, che tratta proprio della problematica della selezione dei proff/commissari per i concorsi

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000757.html;

    – il secondo, di Pietro Manzini, che tratta, invece, di una questione su cui vorrei capire qualcosa di più, ovvero il valore legale della laurea

    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1000750.html

  7. @Fausto: sì, inventiamola. Intanto continua a scrivere, che anche questo non è uno spazio da sottovalutare.

  8. Oggi più che mai mi sento in dovere di ringraziare questo blog, ma soprattutto le persone che ci scrivono, partendo dai miei colleghi fino ad arrivare ai professori. Fino a poco tempo fa non mi sentivo invischiato in questi problemi, vivevo nell’ incoscenza e nella superficialità che le varie riforme, le contestazioni… non mi toccassero.
    Mi trovavo in uno stato simile a quello di Giulia …ma ora piano piano….dietro allo schermo di un computer, le cose stanno cambiando.

    Mi sento più studente….ma soprattutto più cittadino…

    (piccolo p.s. demenziale che andrà a distruggere l’ intervento “profondo” fatto sopra: prof, in quanto capitano di questa nave è richiesto da molti studenti un’ adeguato vestiario in aula…si pensava a benda sull’ occhi e sciabola… 🙂 )

  9. Produrre una conversazione qui (nella Rete, nei blog, su FirendFeed… massì anche su Facebook), ma anche nei luoghi istituzionali , così come nei media non è la stessa cosa.

    Sono conversazioni diverse: Giavazzi su un quotidiano di peso, senza diritto di replica; i Rettori con la Gelmini, senza diritto di conoscenza diffusa; qui: con le narrazioni dei singoli che mostrano che dietro l’Università ci sono corpi vivi, che non tutto è equivalente e non tutti sono equivalenti.
    Qui, con la possibilità di replica e di confronto, di portare “fuori” da sé le esperienze e codividerle.
    Provare a produrre conoscenza sull’Università che non è trasparente neppure a chi la abita.

    Molti studenti protestano utilizzando le argomentazioni prodotte dai media di massa per la mediazione dei partiti e delle sigle sindacali (quelle che restano :): partiamo invece da una competenza che deriva dall’esperienza, diffondendo con chiarezza i meccanismi di funzionamento del sistema università… il resto è demagogia.
    Le conversazioni servono anche a questo.

  10. mi avete convinto (dico delle conversazioni, non della benda e della sciabola- io, poi, tiravo di spada): da oggi comincio a postare esperienze della mia carriera, e di quella di ragazzi che conosco bene. Che ne dite come Tag di “Vita da barone”?

  11. fantastico tag, da imitare 🙂


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