Pubblicato da: faustocolombo | 31, ottobre, 2008

Una lezione in città

Oggi ho tenuto una lezione particolare: in Galleria, a Milano, dove un gruppo di studenti mi aveva invitato. Ho parlato di Boom, della mia generazione, di cosa significa fare ricerca sulle generazioni. Tutti temi che mi sono parsi, oggi, persino più affascinanti del solito. Era un mio giorno libero. Ho fatto una lezione alla città. C’erano studenti, giornalisti, e poi, via via, si fermavano dei passanti. Si incuriosivano, mi ascoltavano. Sorridevano quando parlavo di Carosello, del mangiadischi. Si emozionavano quando leggevo le parole di Tondelli, o raccontavano una storia d’amore raccontatami da una ex (ormai molto ex) diciassettenne. Alla fine alcuni di loro mi hanno stretto la mano, mi hanno ringraziato. Da molto non sentivo tanta attenzione intorno a me, quando faccio lezione. Sarà stata la voglia di ascoltare, di partecipare, non so. 

Ho pensato che vale la pena studiare, insegnare. Ho pensato che in quel grande spazio cavo che è la galleria abbiamo fatto nascere qualcosa di caldo, come la condivisione.

Ho anche pensato un’altra cosa: che noi ci siamo abituati a una democrazia del consenso: qualcuno decide, e noi accettiamo o rifiutiamo. Chi decide è sempre più lontano, e la nostra azione politica è dire si o no. Ma c’è un’altra democrazia, quella della partecipazione, in cui cerchiamo di essere attivi, di fare qualcosa. In cui prendiamo in mano i nostri destini. Non è mai tardi per riscoprire questa seconda democrazia. Non è una questione di parte politica, di partito o di ideologia. E’ solo un modo di vivere. Se vogliamo essere cittadini liberi, cittadini vivi, nessuno, ma davvero nessuno ce lo può impedire.

A tutti quegli allievi improvvisati, grazie. Grazie a chi mi ha incoraggiato prima e complimentato dopo. Qualcuno di loro non è d’accordo con le lezioni in piazza, ma mi ha fatto gli auguri lo stesso. A questo qualcuno, senza retorica, un grazie speciale per aver scavalcato i pregiudizi. Penso che quel gesto valga molto. Che sia forse l’inizio di altri incontri, inaspettati fino a poco fa.

Buon vento. Stasera soffia forte. Chissà dove ci porterà.


Responses

  1. non nutrivo alcun dubbio di come sarebbe andata…e mi dispiace molto non aver potuto partecipare…ma sono sicuro che da buon compagno di viaggio,martedi a lezione ci racconterà,anche solo in 5 minuti,le sensazioni che ha provato durante questa nuova esperienza…
    buon we prof!

  2. …un invito, ed un augurio: che non rimanga un’iniziativa isolata. Una ‘lezione alla città’ trova il suo senso profondo con il mare grosso, ma acquista una luce nuova anche in tempo di bonaccia.
    (Ancora una volta, sono parziale: se l’iniziativa si ripete, magari riuscirò ad esserci anch’io… :-D)

    Buon fine settimana a tutti!

  3. Esserci sarebbe stato bello…ma lo spettro dell esame di economia si avvicina…ed ero blindato in un auletta immerso nella microeconomia. Spero anch’ io che ce ne saranno altre di queste lezioni cittadine, in modo che tutti possano respirare un l’ aria di una lezione universitaria, ma più di tutto il piacere della discussione, discussione costruttiva, di confronto di idee…non di imposizione…in attesa di altri interventi…

    Auguro un buon fine settimana a lei e a tutti gli altri compagni di viaggio….

  4. Grazie mille professor Colombo. A nome di tutto il gruppo di ULD. Il suo contributo è prezioso specialmente nel suo essere disponibile, reperibile attraverso il contatto umano ed il vivo confronto.

    Un buon fine settimana.

  5. Quanti bei commenti… ma ora mi sembra che la cosa più importante sia un augurio: in bocca al lupo a Mattia per il suo esame (che non ripeto per evitare la rima…)!

  6. Grazie per l’ augurio prof, la devo ringraziare (lei e questo blog) anche per un’ altra cosa. Ma questo ancora non posso dirglielo, dovrà aspettare la fine dei corsi…..

    spero non sia curioso🙂

  7. Il giorno che ho seguito la mia ultima lezione, qualche mese fa, ho pensato qualcosa tipo: “Ho finito le lezioni e ci sono ancora milioni di cose che vorrei imparare da studente. Niente più persone che ti servono i bocconi migliori su un piatto d’argento. Da questo momento in poi, imparare qualcosa di nuovo dipenderà esclusivamente da me.”
    Adesso ho come il sospetto che le “lezioni” non finiscano mai, basta imparare a fermarsi quando ci vai a sbattere contro.

    Però, però… che bella la “professione studente”, anche se non può durare in eterno…

    V.

  8. Ho appreso con molto dispiacere la notizia della sua lezione in Duomo. Dispiacere perchè ero ormai incastrata in un’aula universitaria a fare una lezione che, pur essendo partita con ottimi propositi, si è rivelata una vera perdita di tempo. O forse no. Diciamo che almeno ho avuto l’ennesima conferma (se mai ci fosse stato il bisogno di confermalo) della poca cultura, del poco interesse e del poco spirito critico che caratterizzano i miei compagni universitari i quali, giunti al 5° anno di scienze politiche, anzi scienze della comunicazione, pensano ancora di leggere la realtà sui giornali….
    Ad ogni modo, la ringrazio immensamente di aver compiuto questo gesto così intenso; so bene cosa siano le sue lezioni e soprattutto conosco la sua brillante maniera di analizzare la realtà ed esporla alle nostre giovani menti un po’ ignoranti. Sono assolutamente certa che sia stata un’esperienza bellissima sia per lei, che per chi ha ascoltato in silenzioso rapimento e spero vivamente che queste occasioni si ripeteranno in futuro (magari meglio pubblicizzate, rese pubbliche, così vengo anch’io!!)
    Arrivederci,
    Giulia

  9. Esse, condivido in pieno il tuo pensiero.
    E’ passato un po’ di più di qualche mese, dalla mia ultima lezione, ed ancora girare per i chiostri della mia università mi fa venire il magone.

    E’ qualcosa che si crea intorno a te in quegli anni: un’aura, un senso delle realtà possibili quasi illimitato, la sensazione di poter raggiungere qualsiasi obiettivo solo lavorando bene… bisognerebbe portare un po’ di tutto questo sempre con sè, varcato quel cancello.

  10. @Sara: grazie per il tuo commento, perchè in questi mesi avevo il dubbio che il mio fosse un pensiero presuntuoso e anche un po’ paranoico.

    é vero comunque. Da studente hai un sacco di vincoli e di obblighi: devo studiare per gli esami, pochi soldi in tasca, non ho dormito abbastanza, devo consegnare una relazione e sono indietro… ma dentro a tutti questi vincoli, sei completamente libero. Vedi davanti a te tutto un ventaglio di strade, e tu hai la libertà di scegliere quale imboccare.

    Se devo essere sincera un po’ mi preoccupo: tra dieci anni, o venti, sarò ancora in grado di conservare questa attitudine o mi calcificherò tra il mio lavoro, le mie abitudini e i miei punti di vista ormai consolidati?
    Dimmi di no, per favore…😉

    V.

  11. “Ne sentiamo la mancanza perché nella penombra della camera si avvicinarono al letto dei figli, li accarezzarono, lasciarono sulle loro fronti la stella di un bel sogno e, quando uscirono per compiere un’azione, lo fecero sapendo quante cose avevano da perdere, eppure agirono con la risolutezza di chi ha la ragione dalla sua parte”.

    Luis Sepulveda, Appunti per vivere con l’assenza, in IL GENERALE E IL GIUDICE.

    Già, soffia forte…un pensiero per il nuovo viaggio…

  12. @ Esse: il mio orizzonte è solo di un anno più in là del tuo ma, se può servire… no. Non si smette mai di crescere e di imparare.
    Ci si guarda intorno con la sottile paura che il proprio sguardo perda gradualmente di spessore e limpidezza, e proprio questo interrogarsi continua a cambiarci e ad aggiungere nuove sfaccettature a quello che siamo.

    Tranquilla: la libertà di scegliere è nostra, sempre, e non ce la toglie nessuno.🙂

    @ Chiarina: …grazie.

  13. Rimango basito nel leggere un intervento di cotanta saccenza da parte di Giulia,una compagna di viaggio uguale a tutti noi.
    Lo ritengo un grande segno di boria se non di presunzione, l’affermare ed il ritenere dei compagni poco acculturati,con poco spirito critico e con pochi interessi.Penso,oltremodo,che da sempre il generalizzare sia ritenuto sintomo di ignoranza nonchè di pochezza.
    Invece di attaccare i compagni vantandosi di aver partecipato,come migliaia di persone,ad una manifestazione, penso sia molto più costruttivo cercare un confronto alla pari e non partendo da una superiorità che non esiste.
    Personalmente i giornali li leggo e sicuramente non penso di leggere la realtà sui giornali,dal momento che i media sono dotati di un enorme potere:quello di poter,in qualunque modo o maniera,distorcere o proliferare un determinato tema.
    Inoltre penso che sia opinione condivisa, all’interno di una democrazia quale la nostra, che il leggere i giornali non sia, nella maniera più assoluta, la discriminante per poter esprimere il proprio parere.
    Concludo, con una breve ma significativa definizione:
    l’umiltà è essere consapevole che qualunque grado di conoscenza, esperienza, successo o gloria è comunque infinitamente piccolo a confronto del non conosciuto, del non provato, del non ottenuto o riconosciuto.
    Buon vento a tutti…

  14. proposito per il viaggio. non entrerò fra i vostri commenti… vi rispetto troppo. non farò prediche saccenti del tipo volémose bbène. finchè esprimete sentimenti forti, anche duramente, siete vivi. è questo che dobbiamo essere, tutti.
    @chiarina: grazie, con tutto il cuore

  15. In base alla tua brillante definizione, che per altro condivido in pieno, ti posso dire che è proprio in quel non conosciuto, non provato, che io porgo le mie più profonde speranze e la mia stima, in quanto, come ho detto, quello che ho già conosciuto e già sperimentato, e che quindi posso giudicare, non mi è piaciuto.
    Mi dispiace veramente che tu ti sia sentito chiamato in causa ma, se come mi dici, non ti senti rappresentato dalle mie parole, non capisco il motivo di un così inutile infervoramento: il sentirsi attaccati ingiustamente è sintomo di insicurezza e di consapevolezza delle proprie debolezze. Il mio commento era infatti mirato, e non generalizzato, verso alcune persone (che sono proprio quelle che non risponderanno su questo blog perchè non ritengono un buon impiego del tempo spendere due minuti per leggerlo).
    Mi fa quasi piacere il tuo intervento, anzi, mi riempie di gioia! Vuol dire che allora c’è qualcuno che ha qualcosa da dire…
    Mi permetto però di ricordarti che non dovresti confondere i luoghi del dibattito e che dovresti invece rispondere in maniera pertinente ad un commento postato in un blog. Nel mio intervento non ho fatto nessun riferimento ad alcun tipo di manifestazione, dunque, a cosa ti riferisci?? E comunque sia io ho espresso un’opinione sia andando ad una manifestazione sia ammettendo di averlo fatto, non ho ben capito quale sia la tua.
    Il confronto, già il confronto, proprio oggi parlavamo in aula, durante la lezione del professor Colombo, dell’alterità delle esperienze. Abbiamo discusso dello sforzo che ci viene quotidianamente richiesto nel saper cogliere queste diversità, attraverso la narrazione di esperienze altrui e questa mi è parsa la base del confronto, no?
    Tuttavia sei proprio tu il primo che mi accusa di vanità, senza neanche avere effettivamente voluto ascoltare la mia esperienza; hai decretato il tuo giudizio sul non conosciuto per poi rinfacciarmi i tuoi stessi errori. Non mi sembra una maniera molto corretta di iniziare un dibattito, che potrebbe essere invece intenso e costruttivo.
    Per concludere quindi ti ripeto che sarei ben felice di ascoltare le tue esperienze, conoscere la tua realtà e scoprire di avere a che fare tutti i giorni con qualcuno che, magari non la vede come me, ma ha voglia di dare fiato alla sua voce e al suo pensiero, però il tutto deve avvenire nel rispetto reciproco e non essere semplicemente una voglia di sfogarsi adosso al diverso.
    Ti saluto e spero che il vento possa portare bellissimi pensieri nella mente di tutti.

  16. Non avevo avuto occasione di conoscere il prof. Colombo durante la mia esperienza della triennale, ma mi ritengo fortunata di aver incontrato un professore che lascia tanto spazio ai suoi studenti. Mi dispiace inoltre che questo spazio venga occupato da inutili critiche rivolte a persone che, a mio parere, non si conoscono abbastanza. Ringrazio Daniele, perchè nel suo intervento ha difeso non solo se stesso, ma anche le persone che non perderanno tempo a rispondere a questa sterile polemica, o magari, ragionando in maniera meno “polemica”, non riterranno opportuno infierirvi. Per questo, parlo della mia esperienza personale, prima di parlare o semplicemente fare riferimento a qualcosa di “generale” sarebbe meglio conoscere questa “generalità” prima di esprimere un giudizio.
    Un buon vento di tramontana a tutti, sperando che spazzi via tutti i pensieri negativi e rinfreschi le menti e i cuori!!😀

  17. Ebbene… anch’io mi sento in dovere di esprimere la mia modesta, ma forse condivisibile opinione circa la questione sollevata da Giulia. Per prima cosa, direi che trovo legittime tutte le motivazioni avanzate sia da Giulia, sia da Daniele, sia da Valeria a sostegno del proprio punto di vista. Quello che, però, mi sentirei di dire a Giulia è che, nel momento in cui lei stessa pone una questione a livello “generale” su tutta la classe del quinto anno, è normale che un pò tutti ci sentiamo chiamati in causa; posso parimenti dire che, conoscendo parzialmente Giulia, sicuramente ha rivolto questa sorta di accusa certamente a fin di bene.

    Secondo me dovremmo tutti imparare, io in prima persona, che la specificità dei singoli, la loro peculiarità si riflette anche nei modi del comportamento e dell’atteggiamento, che si vanno a declinare poi in differenti forme di partecipazione. Io non credo che vi sia una persona soltanto in aula che non si senta toccata dalla “questione universitaria”, che ci sembra dipendente da forze che stanno al di sopra di noi e che a volte (troppo spesso forse) escludono la nostra partecipazione alla sfera pubblica, che è anche privata perchè ci riguarda nel nostro intimo. Il punto è che, secondo me (e nella mia ignoranza, oltre che nella mia curiosità di capire e nel mio ottimismo forse sempre un pò esasperato) il fatto che qualcuno tra noi, forse molti tra noi, non scelga di partecipare al dibattito pubblico attraverso determinate forme partecipative, non significa che non viva in maniera empatica la stessa esperienza.

    Che discorso complicato… spero di essermi spiegata… forse il focus che stiamo perdendo di vista è che stiamo dicendo tutti quanti la stessa cosa, tutti quanti sentiamo la necessità di alzare la nostra voce e forse sarebbe meglio canalizzare le nostre molteplici voci in una melodia armonica e comune, anzichè stonare di tanto in tanto… non si sa mai che qualcuno ci stia ad ascoltare, ma l’importante è che ne parliamo, che teniamo vive le nostre esperienze…

  18. Condivido in pieno gli interventi di Valeria e di Lara.Ci tenevo a sottolineare come non mi sia affatto sentito rappresentato nè chiamato in caus
    a dalle parole di Giulia:ho parlato e mi sono sentito in dovere di difendere la classe da quello che ho considerato un attacco (sbagliando nel ritenerla una generalizzazione e non una critica mirata nei confronti di qualcuno/a).
    Sono totalmente d’accordo con quanto detto da Valeria, e cioè che si tratti di una sterile polemica che non merita neanche troppa attenzione, dal momento che molte persone non ritengono di dover partecipare e rischia di sfociare in una inutile, e non costruttiva, discussione tra pochi.

  19. Grazie Lara,
    credo che tu meglio di tutti noi abbia saputo usare le parole in maniera efficace e costruttiva, hai costruito un discorso cristallino che ha esposto la tua opinione senza offendere nessuno. In futuro cercherò di prendere spunto.
    Buon vento.

  20. … ho letto con dispiacere e disappunto il pensiero di Giulia e sorrido perché mentre lo leggevo pensavo la stessa cosa che poi Valeria, saggiamente, ha esplicitato “sono solo inutili critiche”, ed è per questo che all’inizio pensavo di evitare di rispondere, ma poi la voglia di dire anch’io la mia ha preso il sopravvento; così, mi trovo a leggere con un po’ di ritardo i relativi commenti al “sasso” lanciato da Giulia che ribatte provocatoriamente imperterrita che chi le risponde e si infervora è perché si sente chiamato in causa. Ma perché scusa? e poi: I fatti politici si apprendono solamente prendendo parte attivamente ai dibattiti o alle assemblee scolastiche? O passando la sera a guardare in tv trasmissione politiche? Chi decide qual è il modo giusto per imparare a vivere e comprendere la realtà con la R maiuscola? Io credo che ci voglia un po’ di umiltà e coscienza critica nell’ammettere che indipendentemente da quale sia il nostro pensiero nello specifico non è perché lo diciamo a tutti a gran voce allora questo pensiero ESISTE! Ci sono (anche al quinto anno di Scienze Politiche! E ci saranno sempre) persone, forse più timide, che ascoltano e che per il momento non commentano ma un loro pensiero C’E’! E’ solo che probabilmente costituirebbe una ripetizione a quanto detto da un altro, o forse ci sono altre persone che non essendo informatissime preferiscono non sparare dati a casaccio scimmiottando qualche illustre personaggio della sfera politica tanto per far vedere di non essersi perso nessuna puntata di AnnoZero, per dirne una…insomma, credo che giunti, più o meno, faticosamente al quinto anno siamo capaci di comprendere l’eterogeneità di una classe senza scandalizzarci se il nostro vicino di banco non ci tiene a dire la sua opinione apertamente. Lo so, sottolineando l’appartenenza a Scienze della Comunicazione appare strano, ma mi sembra troppo facile e soprattutto antipatico etichettarlo come quello che non ha niente da dire ( “di poca cultura, di poco interesse…”) estraneo a ciò che succede nella cotanto decantata sfera pubblica. Spero che il pensiero di Giulia sia scaturito da un sentimento positivo volto a stimolare piuttosto che da una certezza pessimistica, e se questi scambi tra di noi possono servire a capire meglio qualcosa, a chiarire il perchè di determinate ponderazioni, allora ben vengano. Questo spazio (e colgo l’occasione per ringraziare il prof. Colombo per averlo creato) fornisce davvero particolari spunti di riflessione, e non dovrebbe diventare strumento attraverso cui criticarci l’un l’altro accusandoci di scarsa cultura, ma un modo dove aiutarci a capire non tanto chi ha ragione (sarebbe fantastico!) ma che il mio pensiero + quello di un altro (come una somma algebrica) possono darci un risultato nuovo, offrendoci degli occhiali diversi, con cui affrontare ciò che ci succede intorno in modo più critici e attento rispettando anche coloro che, per il momento, preferiscono il silenzio!
    auguro a tutti buon vento!

  21. Io mi sentirei allora di scrivere: Grazie GIULIA… leggendo i commenti di tutti quanti, credo che il suo merito sia stato quello di provocarci, o meglio, di STUZZICARCI… Il buon VENTO HA SOLLEVATO LA POLVERE!!! Piano piano stiamo cominciando tutti quanti a PARTECIPARE, a RIPRENDERCI IL NOSTRO SPAZIO… forse stiamo crescendo come persone o, ancor di più, come COMUNITA’, come STUDENTI che tutti i giorni si incontrano in aula, ma non vivono quello spazio come ora stiamo vvendo lo spazio di questo BLOG… e allora forse è proprio vero che i new media aiutano a riappropriarci dei LUOGHI CHE SONO SEMPRE STATI NOSTRI?… chissà che la passione con cui stiamo riempendo questa schermata video non provochi un processo di spill over anche nella nostra esperienza quotidiana in aula, nei nostri rapporti interpersonali… CI VEDIAMO A LEZIONE!!!!!!!!!!!!!!!

    Grazie a tutti

  22. Brava Lara, ottima osservazione! però mi permetto di aggiungere che la parola d’ordine (celata ma onnipresente) per inserirsi in un discorso dicendo la propria, apportando quindi un utile addendo al dibattito, debba però essere sempre il RISPETTO reciproco! per fortuna NON siamo tutti uguali…se no chissà che noia!!!


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