Pubblicato da: faustocolombo | 28, ottobre, 2008

La protesta dell’Università e il ’68

Sbaglierò, ma credo che il confronto fra la protesta odierna e il ’68 sia in qualche modo fuorviante. E’ vero che ci sono ragioni di comparazione (per esempio il cammino parallelo della destra e della sinistra giovanili, salvo distinguo e separazioni), ma le radici sono molto diverse.

Prima di tutto il ’68 è un movimento globale (come ha ben ricordato Kurlansky, in un suo bel libro), agito dalla prima generazione mondiale di giovani che abitano un mondo popolato dalla televisione. Un movimento che coinvolge un paese dittatoriale come il Messico, le democrazie occidentali dagli USA alla Francia, alla Germania e all’Italia, persino il blocco sovietico (con la Primavera di Praga). Questa protesta invece è un caso italiano, dovuto a ragioni locali, nazionali, anche se non esenti da paragoni possibili con altri Paesi.

Poi, in Italia, il ’68 esplode per la crisi di una scuola e di una università che l’esplosione demografica ha reso inadeguate e superate. Mentre oggi ciò che si lamenta è il degrado di quella università di massa che dal ’68 è nata. Un degrado che non consiste nell’essere di massa, ma nell’avere smarrito il senso di una costruzione di cultura per larghe fasce della popolazione (proprio adesso che questa è l’unica strada per affrontare le sfide dell’innovazione).

Infine (si fa per dire) in quella università gli studenti vedevano i professori sostanzialmente dall’altra parte della barricata, e i genitori attoniti; mentre qui si ha la sensazione che tutti coloro che sono interessati a vario titolo nel sistema formativo siano schierati insieme almeno nella critica e nella preoccupazione.

Ma c’è un tema forte, su cui vorrei cominciare prima o poi una riflessione. Quello che sta succedendo ora riguarda anche il primo momento storico da molto tempo in cui l’università prova a farsi conoscere, rinuncia a stare nella sua torre d’avorio, anche e soprattutto perché l’avorio è stato sostituito da materiali meno nobili: declino del ruolo dei lavori intellettuali e del loro prestigio, bassi stipendi e alti costi per l’utenza, incertezza sul futuro. All’ennesimo taglio degli investimenti pubblici, qualcosa è esploso. Prima di tutto dentro le persone.

Staremo a vedere. Buon vento


Responses

  1. Castells, nella sua trilogia sulla Società dell’Informazione, traccia un interessante quadro delle spinte differenti che hanno saputo elevare un’area a forte densità innovativa, come Silicon Valley, alla sua attuale rilevanza. Tra i vettori di sviluppo per Silicon Valley, come per qualsiasi area a forte impatto innovativo in US, la ricerca accademica e la formazione universitaria giocano un ruolo fondamentale.

    Stiamo parlando di due sistemi formativi totalmente differenti, d’accordo: fa, però, davvero rabbia vedere che il dislivello tra noi ed i nostri giovani colleghi stranieri non sia dovuto ad una mancanza di capacità, ma ad un sistema disattento ed obsoleto.
    Un meccanismo con igranaggi privi di qualsiasi dinamicità, che costringe anche i più motivati a desistere ed a guardare all’estero come unica chance (incertezza per il futuro), o a restare, insistere e trovarsi, dopo anni, con in mano un pugno di mosche (basso prestigio dei lavori intellettuali – della formazione post laurea, ad esempio).
    Un meccanismo pesante, che costringe docenti motivati e brillanti a lottare contro logiche assolutamente altre da quelle universitarie, contro roccaforti di potere inespugnabili e senza alcun senso.

    Davanti a tutto ciò (un quadro parziale, ovviamente: la MIA parte) la panacea è, udite udite, un taglio agli investimenti pubblici?!?
    Sarà anche vero che ‘la protesta e l’occupazione dell’università sono inutili e anzi dannose’, da suggerimento super partes della simpatica giornalista, eppure io ho l’impressione che, invece, ci sia qualcosa di più – che qualcosa si muova.

    Se qualcuno ci urta, d’altra parte, ci sarà concesso un ‘ahi’!🙂

  2. Sottoscrivo. E per mettere in discussione anche quello che scrivo io, vi giro due interessanti articoli (rispettivamente di Giavazzi e Stella) usciti oggi sul Corriere della Sera. Sono in disaccordo su molti punti, soprattutto dell’articolo di Giavazzi, ma mi sembra una lettura seria e non ideologica: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_28/stella_scuola_destra_sinistra_906b14e8-a4bf-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml
    http://www.corriere.it/editoriali/08_ottobre_28/La_fabbrica_dei_docenti_e055a842-a4b5-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml.
    Ci torneremo.

  3. sono pienamente d’accordo con lei per quanto riguarda l’articolo di giavazzi.
    Tra l’altro,da lettore del Corriere,ho modo durante l’anno di leggere molti interventi di giavazzi e stella,e devo dire che,anche se molte volte,soprattutto con giavazzi,sono in disaccordo su parecchi punti,le trovo letture molto costruttive che mi inducono a riflettere a 360°.

    ps.prof,mi scusi,ma è vero che venerdi è in Duomo per una lezione contro la legge 133?
    L’ho letto su facebook,di cui riporto il link:

    http://www.facebook.com/event.php?sid=b6bb089d30438216d0386692fe420bd9&refurl=http%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fs.php%3Fref%3Dsearch%26init%3Dq%26q%3Dfausto%2Bcolombo%26sid%3Db6bb089d30438216d0386692fe420bd9&eid=42412030086

    No,perchè sarebbe fantastico poter venire…ma noi abbiamo la Moraaa!!!!

  4. Daniele, per venerdì ho dato la mia disponibilità. Aspetto una conferma. Approfitto dell’occasione per dire che è una scelta del tutto personale, per di più fuori dalle mie ore di lezione. Un contributo a una causa, durante il mio tempo personale. Lo dico per non creare l’idea che io rappresenti qualcun altro.
    … e comunque le lezioni della Mora sono più interessanti delle mie. quasi quasi spiace anche a me di non essere lì a sentirle.

  5. Si,l’avevo capito…e cmq riguardo le lezioni non sono d’accordo,ma sarà un’inclinazione personale…

  6. Cicchitto (capogruppo PdL alla Camera) commenta la proposta del Pd di indire un referendum per l’abrogazione della “Riforma (?!) Gelmini”: “…indire un referendum contro la riforma della scuola del ministro Gelmini ha implicazioni anche istituzionali molto gravi: essa insegue una deriva plebiscitaria ed esprime il massimo della sottovalutazione della dialettica parlamentare (…) Procedendo di questo passo i risultati raggiunti in Parlamento non verrebbero riconosciuti e sarebbero rimessi in questione con questo diretto ricorso al popolo.”

    Se si può osare commentare questa dichiarazione (indipendentemente dall’appartenenza politica di chi l’ha rilasciata), ritengo che sia sconcertante: da tempo mi sembra che la “dialettica parlamentare” faccia parte solo di qualche arrugginito cassetto della memoria, ma che si esprima la preoccupazione che i cittadini (il “popolo”?!) abbiano la possibilità di dire la propria è davvero un salto nel tempo MOLTO a ritroso…

    Sono io che me ne preoccupo troppo o il mio pensiero è condiviso o quantomeno condivisibile?

  7. Lara, possiamo dire così: in una democrazia compiuta la dialettica parlamentare e quella della società civile (più la dialettica fra le istituzioni e la società civile) sono elementi fondamentali. Dovrebbero essere difesi, anzi favoriti. Ma sarebbe incauto attribuire al solo esponente politico che citi un qualche appannamento dello spirito della democrazia. In realtà il processo è in corso da molti anni, e devo amaramente dire che gli stessi cittadini ne portano qualche responsabilità. Ma la democrazia – pur fragile – ha molte vite. Non sappiamo cosa aspetta le democrazie occidentali, ma sappiamo che il nostro ruolo non sarà indifferente. Partiamo da qui.

  8. che bello trovare questo blog e queste parole qui. sul confronto tra 1968 e il movimento attuale (perchè credo che di movimento si tratti, malgrado i vari tentativi di minimizzarlo e disconoscerlo), aggiungerei che, secondo me, sono molto diversi anche gli attori in gioco. I ragazzi, gli studenti dalle superiori all’università, per come mi sembra di vederli, sono “nati oggi” (chi coglie una citazione cinematografica, non sbaglia), quindi sia inesperti, rispetto alle logiche e alle strategie classiche della politica, ma anche nuovi, freschi, vitali, quindi potenzialmente molto molto creativi. Speriamo bene, anche qua un po’ di vento c’è, tra le colline urbinati. Buon proseguimento a Fausto e ai suoi studenti!

  9. Un saluto a Roberta, valorosa collega. Sottoscrivo la sua analisi, che tra l’altro proprio oggi viene suffragata da un bell’articolo di Ilvo Diamanti su Repubblica: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-5/diamanti-mappe/diamanti-mappe.html.


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