Pubblicato da: faustocolombo | 28, ottobre, 2008

La curiosità del(la) giornalista

Racconto un piccolo aneddoto, perché mi sembra istruttivo di come certi media trattano l’università e i suoi sommovimenti. Mi chiama l’ufficio stampa. Mi dice che una giornalista de “Il Giornale” vuole un’intervista con qualche docente della Cattolica sui sommovimenti e le proteste, in un paragone con il ’68. Dico che secondo me non sono la persona adatta all’uopo. Ma la collega insiste, ho scritto Boom, eccetera. Dunque accetto. Aspetto qualche minuto. La telefonata arriva, e la giornalista mi avvisa subito che in realtà non rientro proprio nel profilo che hanno in mente, che è testualmente il seguente: “un docente della Cattolica che nel ’68 ha partecipato alla contestazione, ma adesso si è reso conto che la protesta e l’occupazione dell’università sono inutili e anzi dannose”. Chiedo: “Insomma cercate qualcuno che dica le cose che pensate?”. Silenzio. Dico che non mi viene in mente nessun nome e sto per attaccare. Poi penso: perché buttare l’occasione, e sciorino il mio confronto fra ’68 e oggi. La tengo al telefono dieci minuti, sapendo che frigge. Quando ho finito, mi dice grazie e saluta.

Dunque, questa è la curiosità del giornalista e del giornale? Confezionare una tesi e trovare dei testimonials? O forse ho equivocato. Forse avevano già raccolto una serie di voci favorevoli alla protesta e volevano una voce alternativa. Già, deve essere così. Forse……………..


Responses

  1. senza parole…

  2. Sono rimasta attonita quando, martedì a lezione, il prof. ha esordito raccontandoci questo aneddoto. Poi, nel prosieguo, ci ha “aperto gli occhi” rispetto al senso comune… un primo focus sul ruolo dei media nella politica, sulla politica dei media, o ancora sull’impossibilità della politica senza i media – altrimenti senza dialogo politico -… In effetti non avevo mai pensato in questi termini al processo bottom-up di influenza dei media da parte dell’opinione pubblica, ma solo a quelli che sono stati definiti i processi di “distorsione” e di “prolificazione”. Questo mio bias mi ha fatto pensare e credo che dovrebbe farci pensare: è un atteggiamento troppo connaturato, troppo “meccanico”… perchè? Mi sono data una risposta (se volete forse parziale… il mio pensiero di questi tempi è sempre in divenire :-)), che poi è sfociata altrettanto naturalmente in una serie di domande: è giusto che chi detta l’agenda siano solo coloro i quali si ritengono detentori di qualsivoglia e di differenti forme di potere, pur possedendolo solo pro tempore (e non mi riferisco solo al potere politico; aneddoto della giornalista docet!)? Non devono forse rappresentare gli interessi e le opinioni dei più – a volte pure contestabili -, che sono poi coloro che dovrebbero legittimarli? Vi pare giusto che nel momento in cui finalmente l’anima “grassroot” di una larga fetta degli studenti, dei professori, dei genitori si sta esprimendo e sta cercando un confronto costruttivo, il dialogo venga loro negato, o meglio, IGNORATO?

    A costo di essere ripetitiva, ribadisco che ora come non mai sia giunto il momento di riappropriarci dei nostri diritti di cittadini di un Paese e di un sistema (politico, mediatico,…) che si ritiene ancora democratico nell’Europa del 2008.

  3. Siccome mi piace essere obiettivo, voglio dire che recentemente (dopo la telefonata qui raccontata) sono stato intervistato da un giornalista, a proposito dei tagli all’università e delle lezioni in piazza. Ho risposto quello che pensavo, e ieri sera ho trovato su Il Giornale on line un resoconto sintetico delle mie dichiarazioni, assolutamente fedele per quanto riguarda le motivazioni del mio intervento. Ne sono stato contento, come sempre quando incontro qualcuno che fa bene il proprio mestiere. L’unico neo è che mi si attribuisce l’idea che i tagli non tocchino l’università privata, cosa che mi è stata giustamente contestata da qualche collega. Infatti non l’ho detto… Ho detto che “anche se qualcuno sostiene che i tagli non toccano l’università privata…”. Ma voglio credere che in questa circostanza ci sia stata una malcomprensione. Comunque vale – per sapere come la penso – questo mio commento.


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