Pubblicato da: faustocolombo | 17, ottobre, 2008

Back to the High School: Part Two

Ieri bella lezione con gli studenti di Teoria e Tecnica dei media: abbiamo visto insieme uno spezzone di Quinto potere, di Sidney Lumet, quello famoso in cui un vecchio giornalista completamente uscito di melone convince milioni di spettatori televisivi americani a gridare: “Siamo incazzati neri, e tutto questo non lo sopporteremo più” (http://it.youtube.com/watch?v=zrSUtSZqkfU). Poi abbiamo discusso delle teorie degli effetti dei media. Lezione partecipata, attiva. Sul finire, scopro che da un banco in fondo uno studente mi punta una torcia elettrica sugli occhi. Accenno uno sguardo. Abbassa la torcia. Mi rimetto a parlare. Punta di nuovo la torcia. Continua così per qualche interminabile secondo, poi tutti fuori per il dopo campana.

Considerazioni a margine: che cosa spinge uno studente del secondo anno di università a questa goliardata? La goliardia ha la sua funzione. Al liceo è spesso usata dagli studenti per fare blocco, comunità alternativa a quella dei loro professori. E’ un modo di sentirsi uniti e esorcizzare la paura, il rifiuto, il senso di inutilità e di forzatura. Ok. Ma all’università, in un’aula in cui i tuoi compagni stanno discutendo, in cui siamo tutti dalla stessa parte a cercare di capire, perché devi rompere? Possibile risposta. Perché quella strana sensazione di fare un cammino insieme ti provoca, ti infastidisce, ti costringe a uscire dal guscio e – dio mio – tu non vuoi uscire dal guscio, no? Meglio stare chiuso dentro, e non andare da nessuna parte, perché il mondo fuori, quello sì fa paura se non lo si conosce…

Comunque, sopravvissuto alla torcia, vado alla Bicocca. Sono relatore a un convegno (per la verità, ci è scappato anche un caffé con il gruppetto di lavoro che deve preparare la relazione sulle tecnologie musicali). Arrivo e sbaglio aula. Sono anni che sbaglio le aule. I bidelli della Cattolica quando mi vedono con lo sguardo perso e l’aria affannata mi urlano delle sigle (G122, SA117), che sono i numeri di aule dove ho lezione… Comunque sbaglio aula anche in Bicocca e invece del convegno in cui devo fare da discussant entro nel girone infernale di una lezione di Comunicazione d’impresa. Sono in alto, dietro l’ultima fila di studenti. In basso in fondo c’è una giovane collega che ce la mette tutta per spiegare la differenza fra comunicazione interna ed esterna. L’aula è una bolgia. Nessuno segue dalla quarta fila in poi. Fra i molti studenti (a occhi almeno duecento) ce ne sono tanti che chiacchierano, due che si baciano, c’è chi legge il giornale. Cerco di seguire. La collega è brava, chiara, molto didattica. Perché mai non la stanno a sentire? E, se non hanno voglia di starla a sentire, cosa ci fanno in aula? Avverto che sotto a queste domande c’è una questione più grande, che riguarda il senso dell’università. Un senso che non possiamo smarrire: il dialogo, la ricerca comune di significati e soluzioni, ma anche un viaggio nelle domande che ci attanagliano, un salotto dell’intelligenza… Torneremo su questi temi, finché ci vedremo più chiaro. Qualcuno vuole dire la sua? (senza torcia, please)

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Responses

  1. Ne abbiamo parlato spesso anche tra noi, perchè questa è una cosa che infastidisce e avvilisce noi studenti tanto quanto voi professori. Tra la mensa, durante le trasumanze S.Agnese-Gemelli e in sessioni notturne su msn, abbiamo sviscerato tutte le possibili cause sull’argomento. (Una delle teorie più in voga è che è stata colpa di Chernobyl…)
    Più realisticamente, però, molti frequentano le lezioni perchè “il prof prende le firme, e poi se si è frequentanti c’è un libro in meno!” con il risultato che le aule saranno sempre strapiene di gente che è lì solo per scrollarsi di torno 200 pagine e per avere il nome sul foglio firme, aspettandosi chissà quale beneficio.
    A quanto pare il meccanismo è questo: il primo anno ho seguito un corso di psicologia generale tenuto da un docente molto “Old School”, che alla prima lezione ha detto senza tante storie: “niente prove intermedie o preappelli, esame orale a fine corso e il programma d’esame è lo stesso per frequentanti e non frequentanti”. Alle lezione successiva eravamo in 15.

    Adesso, per carità, le prove intermedie hanno spesso fatto comodo anche a me, però farne l’unica ragione per frequentare un corso anche quando non interessa… la teoria del risparmio energetico.

    Comunque da fastidio anche a noi, che non necessariamente siamo seduti nelle prime 4 file…

  2. Tra le altre cose: A quando “Arriva John Doe?”
    : )
    V.

  3. Poi ci sono studenti che suggeriscono film di Frank Capra (ho capito la citazione?)… In effetti posso svelare un piccolo segreto. L’alternativa del diavolo per il professore è: obbligare in qualche modo gli studenti a venire o favorire, più o meno consciamente, la loro progressiva riduzione. Nel primo caso viene appagato il narcisismo, di sicuro, ma nel secondo si ottengono voti più alti nella valutazione del corso, perché i pochi frequentanti di solito sono interessati e generosi. Ora, perché si può scegliere di avere tanti studenti se non si è narcisisti? Perché si sa benissimo che quello che si dà a lezione è incomparabilmente di più di quello che si mette sui libri. Fai esempi, racconti esperienze; leggi sulle facce degli studenti se hanno capito o no. Magari qualcuno ti insegna qualcosa. E ti assicuro che succede più spesso di quanto si possa immaginare. Ecco, ci si prova. E in realtà, non c’è torcia che ci possa fare retrocedere, perché abbiamo ragione. Noi prof, voi studenti che discutete andando avanti indietro fra sant’agnese e gemelli. Gli altri hanno torto, ma hanno diritto a una buona università anche loro. Ma confidiamo nella tenacia del dialogo e delle idee. Vanno avanti con le loro gambe, alle volte. Te la senti di presentare il film che ti piace?

  4. Sì, è anche vero che sentirsi dire da un prof, alla prima lezione di un corso, “Oh, ma quanti siete… ma tanto lo so che la “mortalità” nel mio corso è alta…” non è proprio incoraggiante.
    Che nell’andare a lezione ci sia un valore aggiunto per entrambe le parti è una certezza granitica (o almeno spero che resti granitica!) e si cerca di prendere tutto il buono, lasciando da parte le lische.

    Sì, parlavo del film di Capra. Mi è venuto in mente quello perchè mi sembrava che potesse rientrare nel filone di film che sta proponendo ai suoi studenti. Presentarlo io…? Oddio, altro che torcia elettrica!

  5. Non penso che molti alunni si presentino a lezione solo per il fatto che “il professore prenda le firme” o almeno, non esclusivamente, ormai in tutti i corsi c’ è il delegato a raccogliere le firme. Osservando alcuni compagni mi sono convinto che la disattenzione e il disturbo in aula siano una presa di posizione, non importa quale sia la materia o il professore, l’ importante è dimostrare la propria contrapposizione al mondo degli insegnanti visti come impositori dell’ ordine (l’ ordine è un concetto molto estraneo alla mentalità di noi giovani), ma anche in contrapposizione a quei compagni visti come “alleati” del professore. Purtroppo anche in un aula universitaria si vedono scene che pensavo fossero relegate negli anni del liceo…
    Penso ci siano solo 2 modi per convolgere la maggioranza degli alunni: metodo numero 1:creare un clima del terrore in stile 1984,chiedendo al rettore di procedere con l’ installazione di innumerevoli microfoni e telecamere nascoste, e adibendo la cripta a sala torture. metodo numero 2: cercare di immedesimarsi negli studenti, usare a volto un linguaggio informale, coinvolgendosi, facendo capire che si è dalla loro parte….e se questo non dovesse bastare….tornare al metodo numero 1

  6. @ Mattia: Probabilmente hai ragione, anche se per me quella della “contrapposizione all’ordine costituito” resta comunque una motivazione inconcepibile. Hai 20 anni, ormai bene o male fai parte del mondo degli adulti, sei in un posto che dovrebbe essere luogo di discussione e di scambio di idee ma nel quale tutto sommato non sei obbligato a starci, dove sta il problema?
    Eppure a quanto pare funziona anche come hai detto tu, oltre ai vari calcoli di economia della fatica.
    Certo che tenere viva l’attenzione di 20 o 200 persone deve essere difficile a priori, specialmente se sono così “prevenute”.

    Però la Cripta è un’aula troppo chic, la usano per i convegni, e il Magnifico non approverebbe certe cose troppo vicino alla sua tana. Suggerisco aule come la G.134 Tabanelli o la G.211 S. Benedetto-La-Rondine-Sotto-Al-Tetto, aulette infognatissime dove se ti perdi è garantito che ti ritrova una squadra di archeologi 50 anni dopo…

  7. Esse lo so che è inconcepibile come cosa, il perchè non riesco neanch’ io a spiegaremelo, sicuramente la spiegazione è formata da vari fattori tra cui quelli che abbiamo esposto sopra, sicuramente ce ne sono altri che non riusciamo a cogliere…rimarrà un mostero…sarebbe bello conoscere la posizione del buon vecchio amico con la torcia elettrica…magari oltre la faccia del prof potrà illuminare anche noi….

  8. Commento superfluo a Esse e Mattia (superfluo xché ve la cavate benissimo da soli): va da sé che uno dei motivi per cui scrivo questo blog è convincere la torcia umana… e che quando dico noi e loro intendo non delle persone ma dei modi di pensare…
    Così aspettiamo il commento della torcia… e continuiamo a discutere..

  9. Dimenticavo: se abbiamo trovato la Torcia, forse Esse è La Donna Invisibile… E siccome vedo bene Mattia come Mr. Fantastic, mi sa che a me resta solo la parte della Cosa 😦
    Per chi ricordasse solo il film, vale la pena di leggere la voce Fantastici Quattro su Wikipedia.

  10. Sempre per Mattia: Se ci sfuggono delle sfumature è perchè noi in quell’aula ci siamo ancora in mezzo. Magari, con un punto di osservazione più alto, tutto ci sarebbe più chiaro (cioè: quei venti o trent’anni di esperienza in più, ma mi sa che ci tocca aspettare…)

    Beh, prof. ma c’è anche Silver Surfer, no? 🙂

  11. Esse, non potevi saperlo, ma mi sa che hai scelto il tema della lezione di mercoledì…


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