Pubblicato da: faustocolombo | 14, ottobre, 2008

Studiare i media (e scriverne): un gioco intellettuale

Con i miei studenti di teoria e tecnica dei media cominceremo da domani un gioco. Darò loro alcuni elementi di un pezzo di storia della comunicazione (domani sarà: l’evoluzione delle tecnologie musicali e le loro conseguenze culturali), e chiederò loro di approfondire almeno una parte della questione. Un gruppo di tre o quattro studierà, ricercherà documenti, scriverà una scheda, e la posteremo insieme sul blog.

Torneremo su tutto questo di tanto in tanto.

Nel frattempo, ho cercato un modello esemplare di analisi, e mi sono imbattuto in questo saggetto del mio amico Fabio Guarnaccia, anima (fra le altre) di Link, una bella rivista del gruppo Mediaset sul mondo della Tv e della comunicazione. Fabio è un grande appassionato e cultore di fumetti e letteratura americana. In questo breve articolo dà un’idea di come si può scrivere inseguendo testi, curiosità, nuvole di senso. Mi ha autorizzato a pubblicarlo, e io lo faccio volentieri.

Somiglianze di famiglia

Non dico che tutte le schede debbano essere come queste. Ma qualcuna forse ci potrebbe assomigliare…

Annunci

Responses

  1. OFF TOPIC
    Benvenuto nella blogosfera, Fausto. Questo modo di stare in contatto (fra noi, con gli studenti, con lettori occasionali, ecc.) so che sarà produttivo.

    Buona scrittura 🙂

  2. davvero molto piacevole questo articolo, alcuni nomi li conosco di fama, altri di striscio altri li ho sul comodino. molto interessante l’approccio generazionale fra gli autori, mi pare anche un’ottima guida per recuperare in modo “sensato” alcune delle opere citate. che prima o poi avrò per le mani. ad esempio chris ware o lethem.. tempesta di ghiaccio ho visto solamente il film di ang lee che ricordo essere davvero un buon film.
    sul concetto di postmodernità, sarà banale, ma mi è venuto in mente il bel libro di canova “l’alieno e il pipistrello” nel quale anche li veniva fatto uno stimolante parallelismo fra due “creature” cult del cinema contemporaneo che, con le loro caratteristiche, descrivevano un percorso di evoluzione del linguaggio cineamtografico nella contemporaneità…ma immagino lo conosca bene quel libretto.
    a proposito di film, se “arriva” john doe introdotto dalla mia collega nn posso far altro che esserci!
    🙂
    saluti!

  3. anche a me l’articolo di Fabio ha fatto lo stesso effetto: una ricognizione fra quello che so, che non so, e che forse sto per sapere. Fra le cose che non so c’è il libro di Canova che segnali. Conosco bene l’autore, ma questa perla mi è mancata. Grazie della dritta… Per john doe, dovremo insistere con esse… speriamo di convincerla

  4. “L’alieno e il pipistrello – La crisi della forma nel cinema contemporaneo” di Gianni Canova è del 2001 e ora alcuni concetti del cinema “postmoderno” sono già assorbiti, e tante parole si sono spese sulla simulazione, il mondo virtuale ecc ecc.. ma canova fa una (a mio parere) bellissima analisi di due personaggi/saghe/miti del cinema contemporaneo: Alien e Batman, parte anche dai soli titoli di apertura, dalle varie regie, dalle stesse caratteristiche fisiche dei due oscuri personaggi, per rintracciare gli indizi del cinema del futuro (di oggi), la sola analisi che fa delle due “bestie” è veramente interessantissima, e per uno della mia generazione un vero spasso (non escludo di certo tutti gli altri…ma francamente io da piccolo sono cresciuto con le uova viscide che si schiudevano in navi abbandonate…e mantelli neri che calavano su farabutti…tra le tantissime altre).
    Poi il solito stile di Canova è alla massima espressione, c’è spazio anche per altri esempi di cinema fine anni ’90 come la bigelow, gus van sant, una prima comprensione dei watchoski (non banale), niccol di gattaca…inizia con un piccolo bigino su cosa significa postmoderno, analizza poi i sintomi della crisi anche nelle tecniche di ripresa (soggettiva, flash back, dissolvenza ecc…con sempre divertenti esempi) e poi si butta nella “dialettica dell’ibrido” delle due creature. beh la chiudo qui sennò rovino la lettura.
    concludo solo dicendo che prologo ed epilogo si titolano rispettivamente “l’occhio, il dito” e “il dito, l’occhio”…insomma il solito allucinato. 🙂
    assolutamente curioso di sentire un suo parere.
    saluti!

  5. Parere difficile, che posticiperei a dopo la mia lettura del libro (mi sa imminente, sei un gran raccontatore di libri…). Conosco Canova per averlo incontrato diverse volte, e per averlo sentito in diverse occasioni. Una volta a un seminario organizzato per Mediaset fece un’analisi strepitosa di Sign di Shamalyan e della scena della morte dell’alieno vista attraverso lo schermo della Tv che diventa specchio… Me la ricordo dopo anni, il che dice tutto. Ci vedo lo stile di una ricostruzione insieme libera e disciplinata dei flussi incasinati della nostra cultura. Bell’esempio di intellettuale

  6. si assolutamente, i suoi editoriali su Duellanti (esiste ancora la rivista? l’ho persa di vista ma un tempo ero suo attento lettore…anche quando si chiamava ancora Duel…ammetto che la rubavo dal fratello maggiore) erano programmatici, sempre un occhio come immagine grafica di accompagnamento e una sua riflessione sul significato della visione nella nostra cultura…potrebbero essere raccolti e riletti tutti..seguono un flusso critico degli eventi e del cinema di quel periodo (in cui seguivo la rivista), ricordo ad esempio un 3 anni fa credo sul boom delle macchine digitali aveva messo un particolare dell’obiettivo di una canon tascabile e aveva riflettuto sulla metamorfosi di mano/occhio del come ognuno diventa osservatore/editore della realtà istantaneamente, l’occhio si allontana dal controllo della mente e si avvicina ai riflessi più pruriginosi della mano…o almeno questo è quello che ho ricordo di aver percepito dal suo discorso (che trovo estremamente affascinante e che sicuramente è stato trattato da molti altri).
    si, poi il parere era sul libro -dopo- la lettura, ce n’è di materiale su cui chiaccherare.
    saluti!

  7. @Alan Moore: ti riferisci alla critica che Canova ha fatto dei manifesti pubblicitari della Canon di qualche anno fa? l’headline della campagna era “don’t think, shoot” – Al che il buon Canova si lanciava in una condivisibilissima critica sul fatto la tecnologia ha la pretesa di sostituirsi allo sguardo di chi scatta, perchè tanto con una Canon le foto ti vengono bene comunque anche se non sai come guardare? (sì, magari!)

    @Prof.: Riguardo a John Doe non è che ha bisogno di convincermi sulla cosa in sé. è che sono sorpresa/intimidita…

  8. a esse. non voglio forzare. ma sono disponibile a parlare del film, e a farne parlare te. scopo: rendere sempre più evidente che all’università si lavora insieme: questo è lo scambio intellettuale. vedi tu. io aspetto


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: