Pubblicato da: faustocolombo | 26, settembre, 2008

Un prof in trasferta

Su invito di Annamaria Testa (chi ha voglia di conoscerla può trovare tante info sul suo sito www.annamariatesta.it) ho tenuto una lezione per i suoi studenti all’Università Bocconi. Quando vai in un’altra Università (io insegno alla Cattolica), ti senti sempre un po’ spaesato. Non conosci l’ambiente (anche in senso fisico, intendo), ti chiedi come saranno gli studenti, non sai se gli argomenti saranno graditi o meno, se dirai cose troppo note, troppo sconosciute, eccetera. Insomma un bel casino di sentimenti contraddittori. Comunque sono arrivato, e mi sono sentito subito a mio agio. La giovane assistente di Annamaria mi ha accolto con grande cortesia, i ragazzi erano vispi e attivi. Avevo preparato una ventina di slides, da tenere con me come la coperta di Linus, e il computer è andato in tilt. Così mi sono tolto la giacca e ho improvvisato. E’ andata bene, credo. Grande attenzione, domande, e un lungo e inatteso applauso finale seguito da una serie di strette di mano. Ma la cosa che più mi ha colpito (parlavo della definizione di media) sono stati alcuni interventi critici sui mezzi di comunicazione: una studentessa mi ha detto a muso duro che le sembra che anche in Italia la democrazia sia poco difesa dall’informazione (ha citato il caso dell’allontanamento di Biagi); un altro ha detto che le molte notizie non ci aiutano a capire davvero, perché spesso nascondono anziché svelare. Ho tentato di dire loro quello che penso sempre più spesso: che cioè i media non saranno gran che, ma se li leggiamo con troppo pessimismo avalliamo qualunque loro pessima performance. E’ stato solo Berlusconi a cacciare Biagi? Non c’erano un direttore, un presidente, un consiglio di amministrazione della Rai? Erano autonomi? E se non lo erano come dormivano i vari personaggi la notte? Bisogna chiedere molto, se si vuole ottenere almeno un poco.  Ecco, di queste cose abbiamo parlato. Dedicato a quelli che dicono che i giovani d’oggi vogliono solo fare i calciatori e le veline. Questa pagina del diario di bordo è dedicato agli studenti di Annamaria Testa che mi hanno fatto pensare che non tutto è perduto. Che ci sono un sacco di giovani che si fanno delle domande. Più dei professori. Loro sono fra quelli. Per inciso, spero che non abbiano visto che il loro applauso mi ha profondamente commosso.

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Responses

  1. Il motivo per cui secondo me molti giovani d’ oggi nn si fanno domande sui media è perchè nn conoscono o sottovalutano la loro influenza. Basterebbe parlare un po di piu di questo argomento per attivare nelle persono idee od opinioni che potrebbero farci comprendere processi a cui inizialmente davamo poca importanza ma che in realtà sono reali e condizionano la vita di ogni giorno..penso che non bisogna dare ai media un’ accezione negativa o positiva, ma semplicemente cercare di capire le loro logiche e nel caso in cui entrino nella nostra vita cercare di sfruttarle a proprio favore o comunque non accettarle acriticamente. Se un programma cerca di condizionare le nostre opinioni riguardo a un argomento sarebbe bello smascherare la tecnica di persuasione…ognuno di noi potrebbe da casa ricostruire le intenzioni di chi sta dietro a un determinato evento mediatico, per far ciò bisognerebbe smetterla di fermarsi a valutare solo le immagini che ci forniscono…poichè le immagini sono per natura ingannevoli…penso sia questo il primo passo per comprendere i media…andare oltre alle immagini, poichè rappresentano il ritratto che i media stessi ci forniscono consapevolmente per portarci alla formazione di idee che loro vogliono… le idee che pensiamo essere nostre e originali non sono altro che idee preconfezionate che ci vengono fornite su un piatto d’ argento, senza il bisogno di alcuno sforzo cognitivo….

    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa di questo intervento….grazie per l’ attenzione.

  2. In effetti, dopo decenni di comunicazione mediatica tradizionale (soprattutto radio e Tv), abbiamo a che fare con le prime generazioni che respirano i media come se fossero il loro habitat naturale. E va da sé che immagini e audiovisivi hanno poco a che fare con le argomentazioni scritte, più soggette alla comprensione e alla critica. Dunque concordo con la tua tesi: dovremmo lavorare molto sui singoli messaggi, film, programmi Tv, articoli di giornale, e imparare insieme ad analizzarli, a comprenderli nella loro profondità esplicita e implicita. Nel mio piccolo è quello che cerco di fare con i miei corsi, e da quest’anno lo farò ancora di più.
    Conto anche sul contributo di tutti. Quindi grazie di questo commento.


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